del Guelfo Rosa
Sono di fretta, scusate. Fervono i preparativi per gli Stati generali di Radio Spada del 25 aprile 2025 a Reggio Emilia. Inutile ripetrelo: vi consiglio di andare: respirerete aria buona. Partite per tempo, ci sarà tanta gente. Ma torniamo rapidamente a noi. Ecco un versatile kit di sopravvivenza (senza marchio UE) per non morire nella guerra della scemenze mediatiche da pre-conclave.
La fine del bergoglismo di corte
Dunque: finisce l’era del bergoglismo di corte, non c’è dubbio. Con la morte del gran maestro della chiesa in uscita si chiude l’epoca argentina, parentesi di un’era ben più vasta e non meno oscura, inaugurata nel 1962. Muore un “carissimo Nemico”, come lo ha chiamato Piergiorgio Seveso. Sì, un carissimo Nemico che ha avuto il merito di mostrare in pieno volto la rivoluzione conciliare, senza le furbizie, i trucchi e le incertezze della triade lombarda-polacca-bavarese.
Per i Nemici che muoiono si prega, ma i fatti – e i misfatti – della vita si giudicano. Nella strabordante ed ipocrita melassa del “dei morti si parla solo bene” e del “chi siamo noi per giudicare” versione 2.0, dicevo, in questo asfissiante relativismo sentimentale di ritorno, una parola inequivocabile va detta ed è: cercate i problemi nelle loro origini, cercateli negli errori del Vaticano II. Curatevi delle prime cause, non delle ultime notizie.
Per ovviare in breve all’uragano di aria fritta scatenato in questi giorni da giornali e tv, date un’occhiata alla puntata In morte di J. M. Bergoglio – edizione straordinaria – trappole, conclavi e futuro della Chiesa. Senza dubbio, poi, vi rimando ancora una volta, per una formazione approfondita, gli ottimi Parole chiare sulla Chiesa. Perché c’è una crisi, dove nasce e come uscirne, a cura di don Daniele Di Sorco e Golpe nella Chiesa. Documenti e cronache sulla sovversione: dalle prime macchinazioni al Papato di transizione, dal Gruppo del Reno fino al presente, di don Andrea Mancinella. Capirete dove sta il nocciolo della questione.
La fine dell’anti-bergoglismo da bar
Non c’è nulla di peggio che opporre ad un vero problema una falsa soluzione (vedere sullo specifico punto cosa si diceva agli scorsi Stati Generali: una descrizione del presente). Insomma, l’anti-bergoglismo da bar – dimentico del reale problema neomodernista, vaticansecondista, post-vaticansecondista ed ebbro di grappini social distilliati da mezze verità, chiacchiere e sceneggiature versione Bollywood dei peggiori film di spionaggio – è esattamente una di queste false soluzioni.
Il legittimismo ratzingeriano, il BeneVacantismo – con aggiunta o meno di salsa gran prelatizia – è ormai allo sbaraglio più totale. La rissa nella locanda è scoppiata da tempo e se le danno di (non) santa ragione tra fazioni sempre più confuse ed armate. Siamo ormai alla scissione dell’atomo. Il progressivo aumento di scemenze dette e previsioni cannate, segue il bisogno di un pubblico sempre più assuefatto alle corbellerie che – come droga potentissima – sono richieste a dosi sempre più alte. Siamo da un pezzo in fase allucinatoria e passando davanti al Bar BUP “Benedetto Ultimo Papa” si assiste a quelle vecchie risse in cui il tasso alcolemico fa da propulsore alle legnate tutti contro tutti propedeutiche allo sfascio del locale o almeno ad un suo ampio sconvolgimento. E qualcosa vuol pur dire, se persino Flavia Vento – un tempo ascoltatissima profetessa – poco fa ha vergato via Twitter (X) l’inappellabile sentenza: “Apocalisse”.
Un altro café – apparentemente più elegante, sicuramente più noioso ma non meno inconcludente – è quello degli pseudo-conservatori del mondo di mezzo, né con Bergoglio né con la Tradizione. Persi nell’attesa del vin d’honneur di qualche prelato sperano di ritrovare la bussola. Auguri.
I problemi restano
Finisce il beroglismo ma non finisce la rivoluzione. Un consiglio: non perdete il tempo in strani locali con avventori rissosi o ciarlieri. E ricordate sempre le parole di San Pio X nella Notre charge apostolique: “I veri amici del popolo non sono né rivoluzionari, né novatori, ma tradizionalisti”.
Sipario.
