A Messer Carlo della Pace, il quale poi fu Re di Puglia ovvero di Napoli1.
Al nome di Gesù Cristo crocifisso e di Maria dolce.
Carissimo fratello in Cristo dolce Gesù. Io Catarina, schiava de servi di Gesù Cristo, scrivo a voi nel prezioso sangue suo; con desiderio di vedervi cavaliero virile, che virilmente combattiate per gloria e loda del nome di Dio, e per la esaltazione e reformazione della santa Chiesa. Ma attendete, carissimo fratello, che questo bene non potreste fare, d’esser virile e sovvenire alla necessità della Chiesa santa, se prima non combatteste e faceste guerra con i principali tre nemici, cioè col mondo, col dimonio, e con la fragile carne nostra: i quali son tre principali tiranni, che uccidono l’anima quanto alla Grazia in qualunque stato si sia, se ella con la mano del libero arbitrio apre la porta della volontà, e metteli dentro.
Il mondo ci percuote con le vane e disordinate allegrezze, ponendoci dinanzi all’occhio dell’intelletto nostro stati, ricchezze, onori e grandezze, con scellerati diletti: le quali cose tutte sono vane e corruttibili, che passano come il vento, e sono mutabili, senza veruna fermezza. Questo vediamo manifestamente: che l’uomo oggi è vivo e domane è morto; dalla sanità viene all’infermità; ora, è ricco e ora è povero; testè in grande altezza, e poco stante è venuto in grande bassezza. Bene se n’avvede l’uomo savio e prudente; e però fa guerra con lui; traendone il cuore e l’affetto per disordinato amore; serragli la porta della volontà. Usale come cose prestate, tienle care quanto elle vagliano, e non più. Concepe odio alla propria sensualità quando le volesse tenere o desiderare fuore della volontà di Dio.
Questi sconfigge il nimico con lo coltello dell’odio del vizio, e con l’amore delle virtù; e con lo scudo della santissima fede ripara a’ colpi de’ movimenti de vizi, quando venissero. Questi non dà luogo alla ingiustizia; che per guadagnare e acquistare lo stato, ricchezza o diletti mondani faccia ingiuria al prossimo: perocchè le ha spregiate. E non leva il capo per superbia, reputandosi il maggiore, e volendo signoreggiare il prossimo suo ingiustamente; perocchè egli è umiliato, perchè ha spregiato è e il mondo:
ma vuolsi fare il più minimo; e facendosi piccolo, diventa grande.
In qualunque stato si sia, o suddito o signore, egli è tenuto e obligato di far guerra con questo tiranno. Non dico che, se attualmente vuole possedere lo stato suo nel mondo, che egli non possa vivere in Grazia: anco, può. Chè noi abbiamo di David, che fu re, e di santo Lodovico [S. Luigi IX]: e nondimeno furono santissimi uomini. Questi tennero il reame attualmente, ma non con disordinato affetto o desiderio: e però riluceva in loro la margarita della giustizia, con vera umiltà e ardentissima carità. A ciascuno rendevano il debito suo, sì al piccolo come al grande; e al povero come al ricco. Non faceano come quelli che oggi regnano, ne’ quali tanto abonda l’amore proprio di loro medesimi, che di questo tiranno del mondo si vogliono fare Dio. E da questo nascono le ingiustizie, omicidi, e grandissime crudeltà, e ogni altro difetto.
Questi si mettono dentro della città dell’anima il secondo nemico, del dimonio; e il terzo, cioè la fragile carne sua; in tanto si fanno servi del dimonio e della carne, seguitando volontariamente le malizie e inganni suoi, e le varie e diverse cogitazioni; seguitando li appetiti suoi carnali, involvendo la mente e il corpo suo nel loto dell’immondizia. S’egli è uomo che abbia donna, contamina lo stato del matrimonio con molta miseria. In quel sacramento non sta con debita reverenzia, nè per quel fine che gli è ordinato da Dio; ma, come smemorato, cieco dell’anima e del corpo, si conducerà anco a quello maladetto peccato contra natura, il quale pute alle dimonia, non che a Dio. La infinita sua carità e misericordia ve ne campi di questo e degli altri difetti. E non pensano e’ miserabili, che già la scure ha posta alla radice dell’arbore, e non resta se non di tagliare, pur che piaccia al sommo Giudice, Perocchè doviamo morire, e non sappiamo quando. Ma quegli che teme Dio, non fa così: perocchè col lume della fede santa ha veduto quanto gli è nocivo ad accordarsi con la volontà loro; e con esso medesimo lume vede che ogni bene è rimunerato, e ogni colpa punita; e seguitandoli, volontariamente offende; e dopo l’offesa séguita la punizione.
E però si leva col coltello dell’odio e dispiacere, e tagliane ogni disordinata volontà; facendone il contrario di quello che questi nemici vogliono. Il mondo vorrebe essere amato; ed egli lo sprezza. Il demonio vorrebbe che la volontà sua consentisse a lui, e concepisse odio e dispiacimento verso il prossimo suo, ed empisse il cuore di laidi pensieri; egli vuol fare la volontà di Dio, stare nella dilezione del prossimo, perdonare chi gli fa ingiuria; ed empire la mente e memoria sua de’ benefizi che ha ricevuti dalla bontà di Dio. La fragile carne si vuole dilettare e satisfare agli appetiti suoi; la quale è una legge perversa legata nelle membra nostre che sempre impugna contra lo spirito: e egli fa tutto il contrario, che la sottopone al giogo della ragione, affliggendo e macerando il corpo suo. Saglie sopra la sedia della coscienzia, e tienci ragione. Onde, se è vergine, dà la sentenzia di volersi conservare infino alla morte nello stato della verginità, il quale egli ha eletto; e ‘l continente, la continenzia; e quello che è nello stato del matrimonio, conserva lo stato suo senza colpa di peccato mortale, cioè che in neuno modo voglia macchiare quel sacramento.
Con questo dolce odore di purità laverà la immondizia della mente e del corpo suo; e con l’acqua della Grazia, e con la buona e ordinata vita spegnerà l’incendio del disordinato fuoco; farà compita guerra contro gli nemici suoi; e con vittoria fornirà la città dell’anima: tenendo chiusa la porta della volontà per non essere assalito da’ nemici. E così chiusa, col tesoro delle virtù, entra per la porta della dolce volontà di Dio, seguitando la dottrina di Cristo crocifisso, il quale diè la vita per la nostra salute con tanto fuoco d’amore. Allora dispone la memoria a ritenere il beneficio del sangue dell’umile Agnello, l’intelletto ad intendere e cognoscere la sua volontà, che non vuole altro che la sua santificazione, e ciò che dà o permette a noi sue creature, dà per questa cagione; e dispone la volontà ad amarlo con tutto il cuore e con tutto l’affetto suo.
Questi si può chiamar cavaliere virile, che virilmente ha conservata e guardata la città dell’anima sua da’ nemici e malvagi tiranni che la volevano signoreggiare. Questi è atto a fare ogni gran cosa per Dio, cioè per gloria e loda del nome suo; e per la santa Chiesa può sicuramente pigliar la battaglia di fuori, poichè sì dolcemente ha combattuto e vinto dentro. Ma se bene non combattesse dentro, male combatterebbe di fuori. E però vi dissi che prima vi conveniva combattere dentro con tre vostri nemici principali.
Ora dico a voi, carissimo e dolcissimo fratello in Cristo dolce Gesù, che vi studiate di vincerli purificando la coscienzia vostra con la santa confessione, e vivere con ordine e desiderio delle virtù, dilettandovi di udire e osservare la parola dolce di Dio; stando con la continua memoria della morte, e del sangue pagato per noi; cercando la conversazione di quelli che temono Dio in verità, che sieno savi, discreti e con maturo consiglio; e in tutte le vostre operazioni ponere Dio dinanzi agli occhi vostri, acciocchè giustamente rendiate a ciascuno il debito suo, a Dio la gloria, al prossimo la benivolenzia, e in voi dispiacimento del vizio e amore della virtù. Ordinate la famiglia vostra quanto v’è possibile, che vivano con ordine e col timore santo di Dio; acciocchè in verità potiate compire la volontà di Dio in voi.
Dio v’ha eletto per colonna nella santa Chiesa, acciò che siate strumento ad estirpare l’eresie, confondere la bugia, ed esaltare la verità; dissolvere la tenebra, e manifestare la luce di papa Urbano VI, il quale è vero sommo pontefice eletto, e dato a noi dalla clemenzia dello Spirito Santo, a malgrado degl’iniqui e malvagi uomini amatori di loro medesimi, che dicono il contrario, e, come ciechi, non si vergognano di dire e fare contra loro medesimi, facendosi menzogneri e idolatri. Che quella verità la quale essi annunciarono a noi, ora la diniegano; e quella reverenzia la quale essi gli fecero, a noi la vogliono tollere. Mostrano Ii matti, che il timore gli facesse idolatri, adorando e facendo riverenzia a papa Urbano, il quale è vero vicario di Cristo. Se egli non era, come ora essi dicono; come sostennero di cadere in tanta miseria e vergogna dell’anima e del corpo? Sicchè, vediamo, che si fanno bugiardi e idolatri. E non è grande tenebra questa, vedere, in tanta eresia, contaminata la fede nostra? E non è grande miseria di vedere contaminare e fare tanto contra la verità? Vedere l’Agnello essere perseguitato da’ lupi, e vedere mettere l’anime nelle mani delle dimonia, e smembrare la dolce Sposa di Cristo?2 Quale cuore è sì duro che non ammolli? Quale occhio è quello che non spanda fiume di lagrime?
Quale signore si può tenere che non dia tutta la forza sua per sovvenire alla fede nostra? Solo li amatori di loro medesimi sono quelli che non si sentono: indurati sono i cuori loro per lo proprio amore, come quello di Faraone.
Non pare che la divina Bontà voglia che il cuore vostro sia di sì fatta durizia: e però vi chiama a sovvenire alla sua Sposa. Ammollisi dunque il cuore vostro; e siate virile, con sollicitudine, e non con negligenzia. Venite testivamente, e non tardate più; chè Dio sarà per voi.
Non è da aspettare tempo, perocchè porta pericolo. Adunque venite, e nascondetevi nell’arca della santa Chiesa sotto l’ale del vostro padre, papa Urbano VI, il quale tiene le chiavi del sangue di Cristo. lo so che sarete virile, vi studierete di compire la volontà di Dio, non curando di voi medesimo; altrimenti, no. E però dissi che io desiderava di vedervi cavaliero virile; e così vi prego per l’amore di Cristo crocifisso, che siate. Che grande vergogna è a’ signori del mondo e spiacevole a Dio, di vedere tanta freddezza nelli cuori loro, che per ancora altro che con parole non hanno sovvenuto a questa dolce Sposa. Male darebbero la vita per questa verità, quando della sustanzia temporale e adiutorio umano le fanno caro. Credo che grande reprensione n’averanno. Non voglio che facciate così voi; ma con grande allegrezza diamo la vita, s’el bisogna.
Perdonatemi se troppo v’ho gravato di parole. L’amaritudine delle colpe e l’amore della santa Chiesa me ne scusi dinanzi a Dio ed a voi.
Altro non dico. Permanete nella santa e dolce dilezione di Dio. Gesù dolce, Gesù amore.
- Carlo di Durazzo detto qui della Pace, perché per i proprii fini propose la pace tra Venezia e Genova. Nipote della regina Giovanna di Napoli, fu invitato da papa Urbano VI a succederle quando fu dichiarata decaduta dal trono perché si era schierata da parte dell’antipapa Clemente. ↩︎
- riferimento naturalmente allo Scisma d’Occidente, di cui al vol. 7 della Storia universale della Chiesa del card. Hergenrother: https://www.radiospada.org/2023/01/card-hergenrother-vol-vii-il-processo-ai-templari-lo-scisma-doccidente-le-eresie-di-wyclif-e-hus/ ↩︎
Fonte: I fioretti di S. Francesco e le lettere di S. Caterina da Siena, a cura di don Paolo Vocca, Soc. Apostolato Stampa, 1943.
Immagine: foto di Sailko, Giovanni Battista Salvi da Sassoferrato, CC BY 3.0 https://creativecommons.org/licenses/by/3.0, via Wikimedia Commons
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