di Piergiorgio Seveso
Mentre ci avviciniamo ad amplissime falcate agli “Stati generali della tradizione” del 25 aprile 2025 a Reggio Emilia, giova osservare come un convegno come questo possa risultare fastidioso, ostico e repellente ad alcune categorie di persone. Oggi mi occuperò di un “coetus” assai diffuso, quello dei prudenti “conservatori”.
I convegni radiospadisti servono ampiamente a destrutturare il mondo incantato, i castelli tra le nuvole, i palazzetti costruiti con la rena dei gentiluomini “conservatori” che sono parte integrante del cosiddetto “arcipelago tradizionalista”.
Queste macchinine “brum brum” del conservatorismo accomodante che rimpiangono gli anni aurei di Giovanni Paolo II e le grandi “speranze” bavaresi dal 2005 al 2007 sono facilmente inceppabili da un convegno come questo, sigillo di un’opera di contro-informazione teologica che il nostro blog conduce ininterrottamente dal 2012.
Vorremmo allora citare il titolo di un vecchio articolo di Giovanni Gentile, di cui ricorre tra poco l’ottuntunesimo anniversario dell’assassinio, sfortunato ma lucido filosofo acattolico, che scrisse negli anni tormentati della guerra civile un pezzo dal titolo “Il sofisma dei prudenti”.
Ebbene, la prudenza, questa somma virtù sia classica che cardinale, quando si ammanta di spettri, di calcoli erronei (e talvolta meschini), di pindariche credenze, di magnifiche utopie diventa dolosa, ingannevole, fraudolenta, in ultima analisi fa il gioco del Nemico (con la n sia maiuscola che minuscola).
Il grande “sofisma” di questi prudenti, di questi (lo si dica benevolmente) “servitori di due padroni” (nel senso goldoniano e non biblico) è che ogni iniziativa più radicale e più francamente risoluta che riconduca i mali odierni e recenti alla portata eversiva del “concilio vaticano secondo” sia oggettivamente pericolosa, impedisca dei fantomatici percorsi di restaurazione e di ricostruzione del tessuto ecclesiale, percorsi che sarebbero pegno di una futura (e inevitabile) “restaurazione” della Chiesa alla sua pienezza.
Chi dovrebbe essere guida e stimolo di questo percorso restaurativo?
Movimenti ecclesiali che sono nati sulla scia dello “spirito del concilio”, che suggono ogni giorno come api operose i veleni di “Lumen gentium”? Isolati vescovi di isolate diocesi che riescono a far convivere Novus Ordo e Messa romana, Sillabo e Assisi, libertà religiosa e “intrepidi” sermoni da vescovi anticomunisti degli anni Cinquanta?
Chi dovrebbe guidarci? Isolati e caudatissimi cardinali che alternano amboni, sartorie e vin d’honneur? Arzilli “principi della Chiesa” che si addormentano a vellutati convegni dove si ripete che il “problema del concilio” è solo problema di applicazione e di interpretazione e dove si inneggia alla libertà americana che ci protegge dal Kaos di mali maggiori, per rassicurare anziane dame e giovani damerini?
Come abbiamo sempre detto, la provvidenziale pubblicazione di “Traditionis custodes” del 16 luglio 2022 ha praticamente decapitato l’intero impianto dottrinale e sociale sui cui poggiavano le speranze del mondo conservatore e del “Summorum pontificum”: se certamente alcune messe continuano a sopravvivere e forse anche in alcune diocesi a prosperare, lo fanno ormai fuori di qualsiasi progettualità ecclesiale nel mondo modernista che le tollera come mero espediente per aiutare i recalcitranti, i perplessi, gli indecisi, gli esteti, i “malati”, gli infermi a “tornare” al Novus Ordo, il leviatano-frankenstein uscito dalle officine montiniane, più letale dei laboratori di Wuhan.
Si mostrano ora veramente efficaci solo le soluzioni di ricostruzione ecclesiale cattolica, generate e costruite fuori dal controllo delle “gerarchie moderniste”. Per anni e anni si sono imbrattate carte (e pareti dei social networks), cianciando e pontificando sulla Restaurazione cattolica per “viam accomodationis” attraverso cioè un accomodamento, mentre solo una solida e ramificata ermeneutica della discontinuità e dell’estraneità poteva e può condurre sui sentieri di conservazione integrale del cattolicesimo romano, totalmente aliena dagli errori (e dagli orrori) dell’era e dell’ora presente.
Radio Spada riafferma oggi e lo grida dai tetti, dalle cantine e dai suoi addobbati soggiorni che questa convivenza di Cristo e Barabba, di Caino e Abele, di San Pietro e Giuda iscariota, di “straordinario” e “ordinario” nel medesimo edificio ecclesiale è un monstrum, un’assurdità, un pernicioso equivoco, un escamotage machiavellico in cui alla fine tutti perdono, in primis la Verità.
Anche convegni come quello del 25 aprile adempiono ad un ruolo scomodo, antipatico ma essenziale: fare suonare una rumorosa sveglia, se necessario con campane a martello, per tutto un mondo “accoccolato” in dormiveglia su balaustre gelide e deserte. Nel caso non servisse a vincere un sonno profondo, scusate il disturbo e, per citare il trinariciuto Giancarlo Pajetta, “ricordatevi di spegnere la luce”.
Virgo dolorosa, ora pro nobis.

Foto di Bugs Bunny da Pixabay
