di Massimo Micaletti

Con l’elezione del Cardinal Prevost, Leone XIV, accolta con grande gioia dal gregge di Cristo, ci si chiede quale potrà essere l’indirizzo che prenderanno i documenti vaticani sulle questioni bioetiche, anche alla luce delle tendenze a dir poco sorprendenti di alcuni testi rilasciati da Francesco e dalla Pontifica Accademia Pro Vita nell’ultimo pontificato.

Ora, chi scrive non è in grado di fare bilanci, soprattutto perché una valutazione sui documenti e le azioni di un Papa richiede tempo per misurarne gli effetti e l’efficacia, oltre ovviamente a una robusta preparazione in più di una disciplina. Tuttavia, è indubitabile che alcuni esiti delle recenti posizioni espresse in tema di vita nascente e morente, famiglia e genitorialità siano di immediata evidenza e inducano all’auspicio del recupero di un’antropologia integrale: per “integrale”, intendo che abbracci con pienezza e coerenza tutte le dimensioni della vicenda umana, quantomeno in Bioetica, sì che si prenda atto che la condanna dell’aborto e la benedizione alle coppie omosessuali non possono stare insieme, così come difendere la famiglia e battersi per le unioni civili è “contraddizion che nol consente”. Pure, sarebbe opportuno e anzi necessario il ritorno a una linearità e chiarezza nel Magistero su questi temi, che non possono essere oggetto, da una parte, di documenti interminabili che leggono solo gli addetti ai lavori e dei quali, però, viene diffusa solo la noticina inopportuna (noticina che certo non si è scritta da sola e che ingenera confusione), e dall’altra di interviste a braccio, documentari controversi prima bocciati e poi premiati et similia. Perché la sola conclusione cui si giunge è che, in certi casi più o meno particolari, si può fare tutto, il che vuol dire che il Male, nella vita e nella famiglia, in certi casi più o meno particolari, non esiste.

Ciò detto, come è prevedibile Leone XIV impiegherà del tempo a imprimere la sua impronta su questi temi, anche considerato che i suoi pronunciamenti in materia sono stati rari (almeno, a quanto è dato riscontrare) e comunque confortanti: esistono però degli indici che ben possono illuminare su come si muoverà, anche ove non dovesse inserire l’aborto o l’eutanasia in uno dei suoi primi pronunciamenti (come invece fece Ratzinger col discorso del 27 febbraio 2006 in cui condannò fermamente divorzio e aborto, a pochi mesi dalla sua elezione), e tali indici hanno molto a che fare con la Pontificia Accademia Pro Vita (P.A.V.), come è facile immaginare.

Regnante Bergoglio, sotto la presidenza di Mons. Paglia, la P.A.V. ha visto entrare nelle sue fila, anche nel consiglio direttivo, una serie di esperti certamente autorevoli nel loro campo ma su posizioni decisamente non cattoliche sui temi della vita e della famiglia, in un’ottica che ha stravolto la finalità dell’Istituto che da centro di riflessione del pensiero cattolico su vita e famiglia è diventato un luogo di confronto sostanzialmente pluralista. Tra le diverse nomine controverse, ricordo: nel Consiglio drettivo, Suor Margarita Bofarull Buñuel, docente di Teologia Morale all’Universidad Centroamericana José Simeón Cañas ad Antiguo Cuscatlán (El Salvador), ma anche Presidentessa dell’Instituto Borja de Bioética of the Ramon Llull University di Barcellona (diretto prima di lei da un gesuita, Padre Abel) che più volte si è espresso in senso favorevole all’aborto; sempre nel Consiglio direttivo, la Prof.ssa Laura Palazzani, docente di filosofia del Diritto presso la LUMSA, che in un’intervista del 2019 ha ritenuto che in casi particolari e “con prudenza” si possa somministrare ai bambini la Triptorelina, il farmaco che blocca la pubertà; la Prof.ssa Mariana Mazzucato, Economista dichiaratasi apertamente atea e abortista (la cui nomina fu difesa anche da Francesco stesso); il Prof. Roberto Dell’Oro, Direttore dell’Istituto di Bioetica e Ordinario di Studi Teologici alla Loyola Marymount University, Los Angeles, che ha criticato la sentenza Dobbs vs. Jackson con la quale la Corte Suprema USA ha rovesciato la precedente Roe vs. Wade che aveva introdotto l’aborto legale negli Stati Uniti, e potrei tristemente continuare. Ecco, da quali saranno i prossimi ingressi alla P.A.V. si potrà avere un’idea chiara di quale sarà la Bioetica prossima ventura Oltretevere.

Esiste poi, sempre in punto, un altro e ancor più incisivo indice: se Mons. Paglia resterà dov’è, ci sarà poco da attendersi in termini di buone novità. Come sappiamo, Mons. Paglia fu nominato da Benedetto XVI a capo del Pontificio Consiglio per la Famiglia nel 2012 ma, allorché Francesco, nel 2016, soppresse tale Istituto, lo indicò a capo della P.A.V., che guida, appunto, da nove anni. E’ stato Paglia ad indicare e approvare l’ingresso all’Accademia delle persone che ho sopra menzionato (e di altre sulla stessa linea come di altre più ortodosse) onde non c’è da meravigliarsi se i documenti della P.A.V. ma anche della Santa Sede siano sempre più distanti dall’insegnamento della Chiesa: si possono richiamare in proposito, La gioia della vita, volumetto uscito nel 2024 proprio a cura dell’Accademia, in cui, ad esempio, ci si interroga se il divieto penale di aborto sia una soluzione efficace, o la stessa Dignitas infinita – che peraltro reca la firma di Fernandez, del Dicastero per la dottrina della fede – in cui di fecondazione artificiale, che ha gravissime implicazioni morali quanto alla difesa della vita e della famiglia, non si parla per niente. Sempre Paglia, nel 2015 fu oggetto di un memorabile scherzo telefonico della trasmissione radiofonica La Zanzara in cui un imitatore si spacciò per Matteo Renzi e si prese dal prelato un bel po’ di complimenti per tutto quello che stava facendo: in quel periodo, Renzi stava portando avanti la legge sulle unioni civili che sarebbe stata poi approvata nel 2016 nonostante il milione di persone al Circo Massimo. Se Mons. Paglia rimane dov’è, la linea sarà questa ancora per molto tempo e si tratta di una linea di progressivo allontanamento – se non nelle intenzioni, certo negli effetti – dalla Dottrina cattolica per come è stata per quasi duemila anni.

Nessuno ha la sfera di cristallo e a mio sommesso avviso chi si profonde in giudizi, entusiasmi e censure in questi giorni è quantomeno imprudente: resta però il dato oggettivo che, salvi i richiami netti sull’illiceità dell’aborto fatti anche da Francesco, da troppo tempo questi temi sono abbandonati, confusi tra le questioni sociali, annacquati tra troppe e diverse istanze più o meno legittime. Il problema dunque è anche di prospettiva epistemologica: la Bioetica non è una fumosa conseguenza di altre questioni né è la cassa di risonanza per rassicurare ora i conservatori, ora i progressisti, ora i pro vita, ora gli LGBT. Da figlio di questa Chiesa, spero dunque che si torni a riconoscere alla Bioetica la sua dignità statutaria di scienza multidisciplinare e non di implicazione accessoria di altri momenti del pensiero (l’economia, la sociologia, la psicologia etc.): gli effetti positivi non tarderanno ad arrivare.

E ce n’è un gran bisogno.


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Foto di katsuwow da Pixabay