di Redazione

Buone notizie – Chi doveva (voleva) capire ha capito. Partiamo dalle buone notizie: larghissima parte dei lettori di RS ha compreso bene che musica si suona in Vaticano dall’8 maggio 2025. Pochi e perlopiù lontani sono quelli che si ostinano a negare l’evidenza. Certo: sarebbe stata un’ottima notizia se si fossero individuati concreti segnali in direzione della fine della crisi che da oltre sessant’anni affligge la Chiesa, ma i dati oggettivi purtroppo sono andati in direzione opposta. E noi siamo qui per registrarli: meglio la chiarezza nella battaglia che l’ambiguità in un finto riposo. Leone XIV ha deciso di essere netto e non fraintendibile fin dall’uscita sulla Loggia e il resto è stata una conseguenza coerente di quelle prime parole di annunciata continuità (vedere gli articoli in fondo a questo pezzo): Vaticano II, ecumenismo orizzontale, sinodalità, pace disarmata, periferie esistenziali, dialogo-ponti e, inutile dirlo, Novus Ordo come se piovesse. In questo quadro, prossimamente ci focalizzaremo solo sugli eventi più rilevanti che riguarderanno il nuovo regno, sempre nell’auspicio che cambi il corso: un’ipotesi che oggi non è fondabile sull’analisi della realtà e che – ove si realizzasse – non smentirebbe di una virgola quanto detto sin qui, in quanto le valutazioni si svolgono su ciò che esiste, non sulle ipotesi ancorate ai desideri. Come abbiamo ribadito fin dall’inizio, c’è da pregare parecchio.

Cinquanta sfumature d’oro. Di fronte alla croce d’oro nuovamente riapparsa si riscontrano le più svariate sfumature anche tra quelli che hanno capito o che vogliono capire: dopo decenni di rivoluzione galoppante e dodici anni di caos è più che comprensibile. C’è chi – pur constatando che il vino all’interno non è da urlo – preferisce vedere il bicchiere mezzo pieno, chi invece ha deciso di definirlo mezzo vuoto. Sono tutti atteggiamenti legittimi, a condizione che si parta dal dato reale: ovvero che la bevanda sa di tappo (volevamo dire: di Vaticano II) e che il livello della coppa è a metà.

Sognatori violenti. Ciò che invece non è legittimo è l’atteggiamento ideologico di chi prima fugge, poi nega e infine combatte la realtà e chi la descrive. La storia del ‘900 ci racconta quanto il mondo dei sogni contrapposto ai fatti generi odio. In sedicesimo, si può notare come non manchino anche in questa fase soggetti che pur di proseguire nei loro viaggi onirico-restauratori finiscano per imporre questo schema pure a chi ha deciso di leggere gli eventi per ciò che sono. E guai a contraddirli! Riportarli all’oggettività delle dichiarazioni scatena piccoli uragani. Si va da chi ricorre a spericolate fughe etimologiche, a chi si arrampica sugli specchi della decontestualizzazione, a chi si autoimpone la cecità selettiva. Fin qui peggio per loro, ma non manca chi va oltre e assume toni minacciosi (spesso più da pellicola anni ’70) o insultanti. Un programma già visto.

Il film del 2013 si ripete: il vecchio gioco del “cherry picking”. Non ci stupiamo perché, fatte le dovute distinzioni, si ripete il copione del 2013, con tutti i personaggi e le reazioni già annotate allora (vedere: Curiosità. Cosa si scriveva su Radio Spada due giorni dopo l’elezione di Bergoglio? Uno spaccato da rileggere). E si badi: all’epoca ci volle parecchio tempo perché la presa di coscienza diventasse pubblica (ripetiamo: pubblica) e molti che mugugnavano contro RS riconoscessero il problema. La controprova è che (ancora) nel 2015 – più di due anni dopo l’elezione di Francesco ma ben prima che arrivasse Amoris Laetitia – decidemmo di scrivere e far uscire su queste pagine la Lettera ai ‘conservatori’ perplessi. Del resto, fino a circa il 2016 uno sport molto praticato era quello del cherry picking, ovvero scegliere dal cesto delle dichiarazioni vaticane solo quelle gradite, poi enfatizzarle e fingere che il resto non esistesse. Uno scenario simile si è verificato in maniera eclatante qualche giorno fa quando Leone XIV parlando al Corpo Diplomatico in poche righe disse: “È compito di chi ha responsabilità di governo adoperarsi per costruire società civili armoniche e pacificate. Ciò può essere fatto anzitutto investendo sulla famiglia, fondata sull’unione stabile tra uomo e donna, «società piccola ma vera, e anteriore a ogni civile società». Inoltre, nessuno può esimersi dal favorire contesti in cui sia tutelata la dignità di ogni persona, specialmente di quelle più fragili e indifese, dal nascituro all’anziano, dal malato al disoccupato, sia esso cittadino o immigrato. La mia stessa storia è quella di un cittadino, discendente di immigrati, a sua volta emigrato. Ciascuno di noi, nel corso della vita, si può ritrovare sano o malato, occupato o disoccupato, in patria o in terra straniera: la sua dignità però rimane sempre la stessa, quella di creatura voluta e amata da Dio“. I movimenti pro-famiglia hanno rapidamente strombazzato la prima parte sull’unione stabile tra un uomo e una donna (peraltro affermazione del tutto vaga, già usata da Bergoglio e magari sottoscrivibile pure da qualche vecchio comunista à la Rizzo), i giornaloni invece la seconda sui migranti. Per la felicità di tutti, almeno nel breve.

Mezze restaurazioni, finte restaurazioni. Un’avvertenza finale: una sola cosa è peggio di nessuna restaurazione, ovvero una finta restaurazione vestita da mezza restaurazione. Ci basterebbe dire: consultate alla voce Benedetto XVI e verificate cosa è successo in quegli anni e subito dopo. Ma cerchiamo di essere più espliciti: molti si baloccano nell’idea che il problema sia togliere Fiducia Supplicans, limare Traditionis Custodes, cacciare Tucho, raddrizzare il Sinodo. Ebbene, sgombriamo il campo: queste operazioni hanno (avrebbero) valore solo se ricondotte ai principii che hanno determinato la crisi, altrimenti significa solo attenuare i sintomi di una malattia che – indisturbata nelle cause – tornerà più forte di prima. Il punto da capire è questo e molti – vicini e meno vicini – lo hanno capito.

Sancte Michael Archangele, defende nos in proelio.



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