di Redazione

Giuliano Di Bernardo è una personalità di primo piano del mondo inizitatico, non uno dei tanti uomini di terze e quarte file in cerca di visibilità. Fu Gran maestro del Grande Oriente d’Italia (la principale obbedienza italiana) dal 1990 al 1993 e Gran maestro della Gran Loggia Regolare d’Italia dal 1993 a 2001. In polemica da anni coi vertici della massoneria, ha avviato un suo progetto chiamato Dignity Order. Sicuramente si tratta di una delle menti più lucide di quel mondo (dalle idee totalmente incompatibili con le nostre).

Ebbene, Di Bernardo ha concesso questa mattina a Lorenzo Giarelli (Il Fatto Quotidiano) un’intervista interessante, che è disponibile al momento solo in edicola e per abbonati. Come spesso capita con esponenti di questo tipo, si tratta di dichiarazioni importanti che vanno prese con le molle in quanto mescolano verità, errori e ambiguità. Ma un fondo da studiare c’è eccome. Per evitare confusione sul tema, prima di procedere oltre, rimandiamo ad un articolo che abbiamo pubblicato qualche tempo fa Rivoluzione, Massoneria e Vaticano: la dinamica di una questione aperta e al testo La rivoluzione guardata negli occhi. Un libro che spiega il passato e racconta il futuro di Mons. Louis-Gaston de Ségur e Mons. Jean-Joseph Gaume.

Cosa si dice, dunque sul Fatto di oggi? Di Bernardo innanzitutto ci fa sapere che l’uomo a cui guarda è Parolin: “Se la Chiesa ha ancora un barlume di razionalità deve eleggere Papa Pietro Parolin. È l’unico modo per restituirle autorevolezza“, afferma. Non sappiamo se qualcuno – con questo appoggio manifesto, in tv direbbero endorsement – voglia “bruciare” il Segretario di Stato nella corsa al Papato ma poco ci interessa, e prendiamo atto.

Più avanti aggiunge: “La Chiesa ha iniziato il proprio declino dal Concilio Vaticano II. Già Wojtyla ha distrutto la Chiesa dalle sue fondamenta, Ratzinger ha cercato di fare qualcosa, ma quando si è accorto di che voragine c’era ha preferito ritirarsi. E Bergoglio ha continuato a distruggere l’apparato papale, l’istituzione della Chiesa“. C’è molta verità in questo passaggio: se le parole “Ratzinger ha cercato di fare qualcosa” sono da intendere nel senso di “fare qualcosa nell’ottica di una marcia lenta (o più lenta) della rivoluzione” sono condivisibili, ma è bene chiarire che Benedetto XVI si iscrive a pieno titolo nel declino prodotto dal Vaticano II, che viene giustamente individuato nel testo. Vedere: Golpe nella Chiesa. Documenti e cronache sulla sovversione: dalle prime macchinazioni al Papato di transizione, dal Gruppo del Reno fino al presente, di don Andrea Mancinella e Parole chiare sulla Chiesa. Perché c’è una crisi, dove nasce e come uscirne a cura di don Daniele Di Sorco.

Ancora più curiosa una dichiarazione su recenti rapporti Massoneria-Vaticano dopo il Concilio e prima dell’inizio del regno di Bergoglio: “Quando ho lasciato il Grande Oriente d’Italia (la principale obbedienza massonica, ndr), il Vaticano mi fece sapere che avrebbe avuto piacere di avere un loro rappresentante tra i componenti dell’Accademia. Venni allora in contatto con Giorgio Eldarov, bulgaro, di grande intelligenza e che effettivamente è stato tra i fondatori dell’Accademia. Un giorno Eldarov mi disse che nella segreteria di Stato del Vaticano c’era una persona che voleva conoscermi. Mi trovai faccia a faccia con l’allora sottosegretario, Pietro Parolin“. “Di che anni parliamo?“, chiede Giarelli. Risposta: “Una ventina d’anni fa. È nata subito un’intesa e completa affinità elettiva, tanto è vero che abbiamo collaborato a diversi progetti. Siamo rimasti molto amici“. Parolin in effetti fu sottosegretario tra il 2002 e il 2009, a cavallo dei regni di Giovanni Paolo II e Benedetto XVI.

L’intervista contiene altri spunti curiosi, a fianco di analisi non condivisibili. Ovviamente per la lettura integrale rimandiamo al quotidiano, da cui abbiamo estratto solo qualche citazione a scopo di critica.


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