La Sala Stampa del Vaticano ho pubblicato in due giorni – il 29 e il 30 maggio – due interventi di Leone XIV che possono essere tranquillamente inseriti nella categoria del turbo-modernismo. Il primo è il Messaggio del Santo Padre ai partecipanti alla commemorazione dei 500 anni del movimento Anabattista e il secondo è il testo dell’Udienza ai Movimenti e alle Associazioni che hanno dato vita all’ “Arena di Pace” (Verona). Se l’eresia anabattista non necessita di ulteriori specificazioni, è bene chiarire che l’uso, nel secondo documento, del termine nonviolenza – tutto attaccato – assume un significato storico, politico, sociale e ideologico a dir poco allarmante. Ancor più se letto nel contesto dell’Udienza. Riportiamo ampi stralci dei due scritti con grassettature nostre e senza ulteriore commento.
Su temi connessi:
- Un profilo più dettagliato di Leone XIV Prevost: piena continuità con Vaticano II e Bergoglio
- Discorso di Leone XIV al Collegio cardinalizio: Bergoglio, sinodalità e Vaticano II (con richiesta di piena adesione alla sua “via”)
- Leone XIV a comunità ebraica romana: “Rafforzare dialogo nello spirito di Nostra Aetate e del Vaticano II”
- Sinodalità&ecumenismo. Leone XIV scrive agli scismatici romeni: “Preziosa testimonianza”
- Leone XIV con Francesco e Vaticano II: “dottrina come cammino comune”, “da periferie esistenziali germoglia speranza”, “non alzare bandiera del possesso della verità”
- Chi voleva capire ha capito (e sono in tanti). Per il resto ricomincia il vecchio gioco del “cherry picking”
- Leone XIV elogia il documento di Abu Dhabi e promette “sempre più intensa sinodalità in campo ecumenico”
Cari amici, mentre vi riunite per commemorare i 500 anni del movimento anabattista, vi saluto cordialmente con le prime parole pronunciate da Gesù risorto: «Pace a voi!» (Gv 20,19).
Nella gioia della nostra celebrazione della Pasqua, come possiamo non riflettere sull’apparizione di Cristo la sera di quel «primo giorno della settimana» (ibid.), quando Gesù non solo entrò attraverso i muri e le porte chiuse, ma attraverso i cuori timorosi dei suoi discepoli. Inoltre, nell’impartire il suo grande dono della pace, Cristo fu sensibile all’esperienza dei discepoli, suoi amici, e non nascose i segni della sua Passione ancora visibili nel suo corpo glorioso.
Accogliendo la pace del Signore e accettando la sua chiamata, che comprende l’essere aperti ai doni dello Spirito Santo, tutti i seguaci di Gesù possono immergersi nella radicale novità della fede e della vita cristiana. In effetti, un tale desiderio di rinnovamento caratterizza lo stesso movimento anabattista.
Il motto scelto per la vostra celebrazione, “Il coraggio di amare”, ci ricorda, soprattutto, la necessità che cattolici e mennoniti compiano ogni sforzo per vivere il comandamento dell’amore, la chiamata all’unità cristiana e il mandato di servizio verso il prossimo. Allo stesso modo, sottolinea la necessità di onestà e gentilezza nel riflettere sulla nostra storia comune, che include ferite dolorose e narrazioni che influenzano le relazioni e le percezioni cattolico-mennonite fino ai giorni nostri. Quanto è importante, allora, quella purificazione dei ricordi e quella rilettura comune della storia che possono permetterci di guarire le ferite del passato e costruire un nuovo futuro attraverso il “coraggio di amare”. Anzi, solo così il dialogo teologico e pastorale può portare frutto, un frutto duraturo (cfr Gv 15,16).
Non è certo un compito facile! Eppure, è stato proprio in particolari momenti di prova che Cristo ha rivelato la volontà del Padre: è stato quando, sfidato dai farisei, ci ha insegnato che i due comandamenti più grandi sono amare Dio e il prossimo (cfr Mt 22,34-40); è stato alla vigilia della sua Passione, quando ha parlato della necessità dell’unità: «affinché tutti siano una sola cosa… perché il mondo creda» (Gv 17,21). Il mio augurio per ciascuno di noi, quindi, è di poter dire, citando Sant’Agostino: «Ogni mia speranza è posta nell’immensa grandezza della tua misericordia. Da’ ciò che comandi e comanda ciò che vuoi» (Confessioni, X, 29.40).
Infine, nel contesto del nostro mondo dilaniato dalla guerra, il nostro continuo cammino di guarigione e rafforzamento della fraternità svolge un ruolo fondamentale, perché più i cristiani saranno uniti, più efficace sarà la nostra testimonianza a Cristo, Principe della Pace, nella costruzione di una civiltà di incontro dell’amore.
Con questi sentimenti, vi assicuro la mia preghiera affinché i nostri rapporti fraterni si rafforzino e crescano. Su ciascuno di voi invoco la gioia e la serenità che provengono dal Signore risorto.
[…] In un’epoca come la nostra, segnata da velocità e immediatezza, dobbiamo ritrovare quei tempi lunghi necessari perché questi processi possano avere luogo. La storia, l’esperienza, le tante buone pratiche che conosciamo ci hanno fatto comprendere che la pace autentica è quella che prende forma a partire dalla realtà (territori, comunità, istituzioni locali e così via) e in ascolto di essa. Proprio per questo ci rendiamo conto che questa pace è possibile quando le differenze e la conflittualità che comportano non vengono rimosse, ma riconosciute, assunte e attraversate.
Per questo è particolarmente prezioso il vostro impegno di movimenti e associazioni popolari, che concretamente e “dal basso”, in dialogo con tutti e con la creatività e genialità che nascono dalla cultura della pace, state portando avanti progetti e azioni al servizio concreto delle persone e del bene comune. In questo modo voi generate speranza.
Cari fratelli e sorelle, c’è troppa violenza nel mondo, c’è troppa violenza nelle nostre società. Di fronte alle guerre, al terrorismo, alla tratta di esseri umani, all’aggressività diffusa, i ragazzi e i giovani hanno bisogno di esperienze che educano alla cultura della vita, del dialogo, del rispetto reciproco. E prima di tutto hanno bisogno di testimoni di uno stile di vita diverso, nonviolento. Pertanto, dal livello locale e quotidiano fino a quello dell’ordine mondiale, quando coloro che hanno subito ingiustizia e le vittime della violenza sanno resistere alla tentazione della vendetta, diventano i protagonisti più credibili di processi nonviolenti di costruzione della pace. La nonviolenza come metodo e come stile deve contraddistinguere le nostre decisioni, le nostre relazioni, le nostre azioni.
Il Vangelo e la Dottrina Sociale sono per i cristiani il nutrimento costante di questo impegno; ma al tempo stesso possono essere una bussola valida per tutti. Perché si tratta, in effetti, di un compito affidato a tutti, credenti e non, che lo devono elaborare e realizzare attraverso la riflessione e la prassi ispirate alla dignità della persona e al bene comune.
Se vuoi la pace, prepara istituzioni di pace. Ci rendiamo sempre più conto che non si tratta solo di istituzioni politiche, nazionali o internazionali, ma è l’insieme delle istituzioni – educative, economiche, sociali – ad essere chiamato in causa. Nell’Enciclica Fratelli tutti ritorna molte volte il richiamo alla necessità della costruzione di un “noi”, che deve tradursi anche a livello istituzionale. Per questo vi incoraggio all’impegno e ad essere presenti: presenti dentro la pasta della storia come lievito di unità, di comunione, di fraternità. La fraternità ha bisogno di essere scoperta, amata, sperimentata, annunciata e testimoniata, nella fiduciosa speranza che essa è possibile grazie all’amore di Dio, «riversato nei nostri cuori per mezzo dello Spirito Santo» (Rm 5,5).
Cari amici, vi ringrazio di essere venuti. Prego per voi: perché possiate operare con tenacia e con pazienza. E vi accompagno con la mia benedizione. Grazie!
Seguite Radio Spada su:
- Libreria: www.edizioniradiospada.com;
- Telegram: https://t.me/Radiospada;
- Gloria.tv: https://gloria.tv/Radio%20Spada;
- Instagram: https://instagram.com/radiospada;
- Twitter: https://twitter.com/RadioSpada;
- YouTube: https://youtube.com/user/radiospada;
- Facebook: https://facebook.com/radiospadasocial
Imm. in evidenza: WendyAvilesR, CC BY-SA 4.0 https://creativecommons.org/licenses/by-sa/4.0, da Wikimedia Commons

