Il 23 maggio 1923 Pio XI riunì il Concistoro Segreto per la creazione di due cardinali e la provvista della Chiese vacanti. Al cospetto del Sacro Collegio pronunziò un’allocuzione sullo stato della Chiesa Cattolica e sui principali avvenimenti del tempo, tra cui la situazione del Vicino Oriente, oggetto di spartizione fra le potenze vincitrici, e la persecuzione dei bolscevichi contro la Chiesa Cattolica e i cristiani dissidenti. Riportiamo i punti salienti.
«Nel vicino Oriente Europeo ed Asiatico, dove sopravvivono tanti santissimi ricordi del Cristianesimo e dove si svolgono importantissime trattative, una spaventosa incessante tormenta continua a procurare a quelle popolazioni e a quei paesi indicibili tribolazioni e difficoltà, con incalcolabile danno non soltanto per la religione, ma anche per la civiltà e l’umanità. È del tutto superfluo affermare in questa sede che Noi, nei limiti delle Nostre possibilità, abbiamo sempre difeso e sempre difenderemo i diritti dei cattolici nei Luoghi Santi: diritti di un’evidenza assoluta e di gran lunga superiori a qualsiasi altro diritto, tali da non poter mai essere soggetti a qualsiasi prescrizione. Pertanto Noi continueremo a portare tutti i conforti e gli aiuti compatibili con le Nostre possibilità alle immense miserie di quelle popolazioni. E piacesse a Dio che a tutti gli esuli e a tutti i bambini orfani dell’uno o dell’altro genitore potessimo offrire un rifugio sicuro e una salutare protezione come abbiamo potuto fare – certamente per pochi, di fronte a tanta moltitudine! – grazie alla generosità dei fedeli che in questa solenne sede Ci piace segnalare e ringraziare»
«Avvenimenti ancora più tristi e luttuosi si sono verificati nelle regioni della Russia. Tutti li conoscono, in quanto diffusi ovunque dalla stampa; inutile, quindi, riferirli qui dettagliatamente, ma su di uno non possiamo tacere. Il Capo della Cattolicità invia colà dei personaggi che per la loro pazienza e la loro abnegazione sono degni dell’ammirazione e degli elogi di tutti. Essi dispensano alle afflitte ed affamate popolazioni di quella grande nazione i mezzi di soccorso che Ci era stato possibile raccogliere e che con meravigliosa generosità Ci erano stati inviati dai cattolici di tutto il mondo. Mentre questo avviene, ecco che qualificati Prelati e ministri della religione cattolica vengono imprigionati, interrogati urgentemente, condannati a duro carcere, ed uno di loro viene crudelmente ucciso. A titolo di onore vogliamo qui ricordarli: Giovanni Battista Cieplak, Arcivescovo di Acrida ed i suoi compagni sacerdoti: Leonida Fedorow, Costantino Budkiewicz, Stanislao Eismont, Edoardo Junewicz, Luciano Hwiecko, Paolo Hodniewicz, Antonio Wasilensky, Pietro Janukiewciz, Teofilo Matulanis, Giovanni Trojgo, Domenico Iwanow, Francesco Rutkowsky, Agostino Pronsketis, Antonio Malecki e il giovanissimo Giacomo Sciarnas. Tutto questo è accaduto a Nostra insaputa, e successivamente non siamo stati né consultati né ascoltati quando chiedevamo che essi, in quanto ecclesiastici sottoposti alla Nostra autorità spirituale, fossero rimessi al Nostro tribunale, unitamente ai documenti della loro eventuale colpabilità; nello stesso tempo prendevamo solennemente l’impegno che li avremmo giudicati secondo giustizia. Ma v’è di peggio, se sono vere le informazioni pervenute: quei rappresentanti di una religione che si mostrava tanto benemerita del popolo russo, venivano condannati alla prigione e alla morte in mezzo a manifestazioni di odio e di disprezzo nei confronti di quella santa e divina religione che essi avevano il compito di difendere, e della quale dichiaravano di volere ad ogni costo osservare le leggi e propugnare i diritti. Qualunque valore e peso possano darsi alle altre accuse formulate contro l’Arcivescovo Cieplak e ai suoi «compagni di sofferenza», e specialmente contro il sacerdote Budkiewicz, caduto sotto un colpo d’arma da fuoco, i dolori che abbiamo sofferto e soffriamo per la sorte di questi eroici figli sono mirabilmente consolati per una parte dalla gloria che ne deriva alla nostra religione e a Dio stesso, e per l’altra dalla sicurissima fiducia che le condanne, le torture e soprattutto il sangue saranno i semi di numerosi ed eccellenti cattolici, come ai primordi della Chiesa furono «seme di Cristiani». Questa speranza è in Noi ancora più viva per coloro che condividono le condanne e le sofferenze dei Nostri Fratelli e figli e che, quantunque separati dalla Nostra comunione, tuttavia Noi amiamo nella carità di Gesù Cristo nella desideratissima unità dell’Ovile, e che pertanto non vogliamo assolutamente separare dai cattolici, invocando per tutti, allo stesso titolo, quelle misure di umanità che sono nei voti di tutto il mondo civile. È quindi superfluo aggiungere che quanto è avvenuto non arresterà mai l’opera di misericordia e di beneficenza intrapresa, e proseguita ininterrottamente da diversi mesi a sollievo di tante strazianti miserie. Pertanto Noi la continueremo finché sarà necessario e ne avremo i mezzi, memori delle parole dell’Apostolo: «Non lasciarti vincere dal male, ma vinci il male con il bene». In questo modo Noi mostreremo fino a qual punto vogliamo conservare la pace con tutti, fatti salvi naturalmente i diritti che sono proprî delle creature più deboli, come i bimbi, gl’infermi, gli afflitti, e particolarmente coloro che sono sofferenti per la giustizia e per la verità; fatti salvi soprattutto i diritti che tutelano il bene del civile consorzio e della Chiesa cattolica, che per disposizione divina è l’unica protettrice e maestra della verità presso gli uomini, in quanto è la sola che conserva per l’eternità l’incorruttibile dottrina e il sangue del Dio Redentore».


immagine di pubblico dominio https://commons.wikimedia.org/wiki/Category:Portrait_photographs_of_Pius_XI#/media/File:Album_zlotego_jubileuszu_parafii_sw._Jadwigi_w_South_Bend_Ind._-_1877-1927_(105496736).jpg
fonte https://www.vatican.va/content/pius-xi/it/speeches/documents/hf_p-xi_spe_19230523_gratum-nobis.html
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