- 1. Dalla bolla di Bonifacio VIII “Unam sanctam” del 18 novembre 1302.
«Di questa sola ed unica Chiesa uno solo è il corpo, uno solo il capo, non due – ossia Cristo e Pietro, il Vicario di Cristo, e il successore di Pietro – quasi fosse un mostro, poiché il Signore ha detto allo stesso Pietro: “Pasci le mie pecore”. “Le mie” disse, parlando in generale e non in particolare di queste o di quelle pecore: per la qual cosa si capisce che gliele abbia affidate tutte. Pertanto ove i Greci o altri dicano non esser stati affidati a Pietro e ai suoi successori, necessariamente ammettono di non essere nel novero delle pecore di Cristo, per il fatto che il Signore dice in Giovanni che vi è un solo ovile e un solo pastore».
- 2. Dalla costituzione dogmatica del Concilio Vaticano I “Pastor aeternus” del 18 luglio 1870.
«Il Pastore eterno e Vescovo delle nostre anime, per rendere perenne la salutare opera della Redenzione, decise di istituire la santa Chiesa, nella quale, come nella casa del Dio vivente, tutti i fedeli si ritrovassero uniti nel vincolo di una sola fede e della carità. Per questo, prima di essere glorificato, pregò il Padre non solo per gli Apostoli, ma anche per tutti coloro che avrebbero creduto in Lui attraverso la loro parola, affinché fossero tutti una cosa sola, come lo stesso Figlio e il Padre sono una cosa sola. Così dunque inviò gli Apostoli, che aveva scelto dal mondo, nello stesso modo in cui Egli stesso era stato inviato dal Padre: volle quindi che nella sua Chiesa i Pastori e i Dottori fossero presenti fino alla fine dei secoli. Perché poi lo stesso Episcopato fosse uno ed indiviso e l’intera moltitudine dei credenti, per mezzo dei sacerdoti strettamente uniti fra di loro, si conservasse nell’unità della fede e della comunione, anteponendo agli altri Apostoli il Beato Pietro, in lui volle fondato l’intramontabile principio e il visibile fondamento della duplice unità: sulla sua forza doveva essere innalzato il tempio eterno, e la grandezza della Chiesa, nell’immutabilità della fede, avrebbe potuto ergersi fino al cielo [S. Leo M., Serm. IV al. III, cap. 2 in diem Natalis sui]. E poiché le porte dell’inferno si accaniscono sempre più contro il suo fondamento, voluto da Dio, quasi volessero, se fosse possibile, distruggere la Chiesa, Noi riteniamo necessario, per la custodia, l’incolumità e la crescita del gregge cattolico, con l’approvazione del Sacro Concilio, proporre la dottrina relativa all’istituzione, alla perennità e alla natura del sacro Primato Apostolico, sul quale si fondano la forza e la solidità di tutta la Chiesa, come verità di fede da abbracciare e da difendere da parte di tutti i fedeli, secondo l’antica e costante credenza della Chiesa universale, e respingere e condannare gli errori contrari, tanto pericolosi per il gregge del Signore».
- 3. Dal discorso di Pio XII ai parroci e quaresimalisti di Roma del 27 febbraio 1953.
«Voi ben sapete come la Sacra Scrittura, quando parla della Chiesa, usa – secondo le circostanze – immagini architettoniche, sociali, antropomorfe. Così la Chiesa è un edificio costruito sopra una « pietra » fondamentale, tanto saldo che nessun impeto di uomini o di demoni varrà a farlo crollare (cfr. Matth. 16, 18); è un regno, le cui chiavi sono in mano di colui che ebbe da Gesù. Re eterno, la potestà di legare e di sciogliere sulla terra e nel cielo (cfr. Matth. 16, 18-19); è un corpo, le cui membra sono i fedeli e le cui operazioni sono governate dal Capo che è Gesù, rappresentato dal Vicario di Lui sulla terra (cfr. Rom. 12, 4-6: 1 Cor. 12, 12-27; Eph. 4, 4). Ma vi è un’immagine, sulla quale – come vi è noto – Gesù sembra insistere in modo particolare, intrattenendosi a indicarne gli elementi, a spiegarne il significato, a proporne le applicazioni pratiche: la Chiesa è un ovile, che ha un Pastore supremo invisibile, Cristo stesso, il quale però volle che facesse le sue veci sulla terra un Pastore visibile, il Papa. Per confidarCi con voi – come fa un padre coi figli più vicini e più cari – Noi vi diciamo che pochi passi del Vangelo sono stati e sono oggetto delle Nostre meditazioni quanto quello che descrive la Chiesa come un ovile e qualifica il suo Capo col titolo, umile insieme e grande, di Pastore (Io. 10, 1-18). Poche voci, per conseguenza, risuonano tanto insistentemente – vorremmo dire: tanto imperiosamente, – alle Nostre orecchie e s’imprimono tanto profondamente nel Nostro cuore come questa: Tu es pastor ovium».
- 4. Dalla Somma contro i Gentili di san Tommaso d’Aquino (IV, LXXVI, 5)
«Se uno replicasse che l’unico capo e pastore è Cristo, il quale è lo sposo dell’unica Chiesa, la sua osservazione non sarebbe adeguata. È chiaro infatti che è Cristo medesimo a compiere tutti i sacramenti della Chiesa: è lui che battezza; lui che rimette i peccati; è lui il vero sacerdote che si è immolato sull’ara della croce, e per la virtù di lui il suo corpo viene consacrato ogni giorno sull’altare; e tuttavia, perché corporalmente non doveva rimanere con tutti i fedeli, elesse dei ministri per dispensare codesti sacramenti ai fedeli, come sopra abbiamo visto. Quindi per lo stesso motivo, cioè perché stava per sottrarre alla Chiesa la sua presenza corporale, era necessario che affidasse a qualcuno di aver cura della Chiesa universale in sua. vece. Ecco perché egli disse a Pietro prima della sua ascensione: «Pasci le mie pecore» (Giov, XXVII, 17); e prima della passione gli aveva detto: «Tu, una volta ravveduto, conferma i tuoi fratelli» (Luc., XXI, 32); e a lui solo aveva fatto la promessa: «A te darò le chiavi del regno dei cieli» (Matth., XVI, 19); per mostrare che il potere delle chiavi doveva derivare agli altri da Pietro, allo scopo di conservare l’unità della Chiesa. Né si può dire che, pur avendo egli dato a Pietro questa dignità, che essa non sia derivata ai suoi successori. È evidente infatti che Cristo ha istituito la Chiesa perché durasse fino alla fine del mondo, secondo la profezia di Isaia IX. 7: «Egli siederà sul trono di David, e possiederà il suo regno per consolidarlo e rafforzarlo nel giudizio e nella giustizia da ora in poi, per sempre». È chiaro quindi che Cristo istituì ministri i discepoli suoi contemporanei, affinché il loro potere si trasmettesse ai posteri per il bene della Chiesa fino alla fine del mondo; soprattutto tenendo presenti queste sue parole: « Ecco, io sono con voi tutti i giorni fino alla fine del mondo» [Matt., XXVIII, 20]. Viene così confutato l’errore presuntuoso di certuni, i quali cercarono di sottrarsi dall’obbedienza e dalla sottomissione a Pietro; non volendo riconoscere il Romano Pontefice suo successore, quale pastore della Chiesa universale».

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fonte immagine: https://it.wikipedia.org/wiki/Arazzi_di_Raffaello#/media/File:V&A_-_Raphael,_Christ’s_Charge_to_Peter_(1515).jpg
