Un paio di utili estratti dal capolavoro di Bartolo Longo Le ragioni della Santa Inquisizione e la grandezza di San Domenico.


[…] Dunque, S. Domenico ha inventato questa triviale e stucchevole forma di preghiera, propria delle donnicciole e degli ignoranti? A questo dileggio noi risponderemo copiosamente nei restanti capi di questa Prima Parte ed in tutta la Parte Terza: in cui dimostreremo non solo la nobiltà e la celebrità di questa eccelsa preghiera, ma ancora la profonda sua filosofia.

Risponda ora per noi tutta quella serie di uomini veramente grandi, che dal tempo di S. Domenico in qua han fatto del Rosario l’oggetto del loro vivissimo amore, la ragione di gravi studi e di moltissime opere, il compagno della loro vita, l’anima della loro solitudine, il sollievo delle loro pene, lo scudo dei loro pericoli, il conforto nelle loro agonie. Rispondano per noi i più grandi filosofi e Dottori, da Alberto Magno a S. Bonaventura, da Tommaso d’Aquino a S. Alfonso de’ Liguori. I più grandi Re, veramente giusti e leali, da Luigi il Santo di Francia a Sigismondo III di Polonia, da Carlo V di Spagna a Carlo Emmanuele IV di Sardegna. I più grandi guerrieri, da Simone di Montfort ad Eugenio di Savoja, da Marcantonio Colonna a Giovanni Sobieski. Uno stuolo di grandi letterati, da Passavanti al Bartoli, da Pico della Mirandola al Poliziano. I più grandi oratori, dal Segneri al gran Bossuet, al Daniele O’Connell. I più grandi Pontefici, da Gregorio IX a San Pio V, da Benedetto XIII a Pio IX. I più grandi benefattori dell’umanità, da Vincenzo de’ Paoli a Camillo de’ Lellis, da Giuseppe Calasanzio a Girolamo Emiliani! Ed al chiarore di così illustri esempi ardisca ancora il Volteriano beffare il Rosario come proprio degli ignoranti e delle femminucce!

[…] Domenico, il quale in tutti gli atti di sua vita fu conforme a Cristo benedetto, sino alla bellezza del corpo, sino a ricopiare i miracoli che si leggono di Cristo nelle Sante Scrittura; ebbe da Questo il raro privilegio di far risorgere i morti. E giammai miracoli di simil sorta ebbero maggiore autenticità quanto i seguenti che noi riferiremo, operati dal nostro Santo in pubblico, alla presenza di molte e ragguardevoli persone, e documentati da testimoni oculari, che ne fecero deposizione giurata nel Processo della Canonizzazione di lui negli Atti di Tolosa in Francia e negli Atti di Bologna in Italia. E ciò senza noverare i molti testimoni presenti, che ne scrissero le storie, come la B. Cecilia Cesarini romana, il B. Umberto, il Vescovo d’Orvieto, il B. Giordano di Sassonia, la cui storia fu pubblicata dai Bollandisti nel 1733, negli Atti dei Santi al volume I di agosto. E non poniamo qui i testimoni, che tratti al fascino irresistibile di così sovrumani atti, chiesero ed ottennero dal Santo l’abito dell’Ordine, e furono Santi anch’essi e sottoposti a rigoroso esame dalla Chiesa, come il B. Ceslao, S. Giacinto apostolo del Settentrione, e gli altri che si leggono in Gerardo di Frachet, rinomato scrittore di quel tempo (Vita dei Padri); nel dotto e zelante Bernardo Guidoni (Cronaca dei Maestri nell’Ordine, 1304); in Stefano di Salanhac, 1230; ed in Touron, in Mamachi ed in parecchi posteriori.


Imm.: Tesoro de la catedral de Sevilla, Pepe Becerra, CC BY-SA 4.0 https://creativecommons.org/licenses/by-sa/4.0, da Wikimedia Commons