di Luca Fumagalli

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Il 4 agosto 1914 Sassoon si arruolò nei Sussex Yeomanry, un reggimento territoriale, impegnandosi a servire nell’esercito per quattro anni. Prima di ottenere qualsiasi incarico, la rottura di un braccio a causa di una caduta da cavallo lo costrinse a una lunga convalescenza a Weirleight, dove si abbandonò alla lettura di libri dedicati al misticismo e a San Francesco d’Assisi.

Le poesie scritte tra la fine del 1914 e l’inizio del 1915, raccolte in Discoveries, un volumetto dato alle stampe privatamente, menzionano la guerra solo di riflesso. Nella raccolta si alternano quadri pastorali di stampo georgiano a suggestioni fin de siècle, ma si segnalano anche componimenti di un realismo inusuale per il Sassoon pre-bellico, come L’espresso del mattino (Morning Express), ispiratagli da un viaggio a Canterbury e in seguito elogiato da Virginia Woolf.

Prima dell’estate, desiderando l’azione, Sassoon ottenne di essere trasferito ai Royal Welch Fusiliers, e in quel periodo scrisse una poesia, Assoluzione (Absolution), caratterizzata da un idealismo alla Brooke. Quest’ultimo era recentemente scomparso mentre prendeva parte alle operazioni della campagna di Gallipoli, lo stesso scenario in cui trovò la morte in autunno Hamo Sassoon, il fratello del poeta, colpito da un cecchino.

I Royal Welch Fusiliers (Sassoon è riconoscibile in ultima fila, sulla sinistra)

A metà novembre i Royal Welch Fusiliers vennero mandati in Francia. Lì, tra il fango delle trincee, Sassoon, ora sottotenente, ebbe modo di conoscere Robert Graves, anch’egli poeta. Ad avvicinare i due era stato un libro di saggi di Lionel Johnson che Sassoon si era portato con sé dall’Inghilterra e tra loro nacque un’amicizia caratterizzata anche da una reciproca influenza sul versante letterario.

Se Sassoon ammise di non aver mai pregato durante il conflitto, nelle poesie di quei mesi la morte e il sacrificio sono indissolubilmente legati alla religione: ne Il sempliciotto (A Simpleton) Dio è conforto nella solitudine, mentre ne Il principe delle ferite (The Prince of Wounds) Cristo osserva dalla croce la devastazione prodotta dai suoi figli. Tuttavia in ultima istanza la fede si dimostra inadeguata davanti alla violenza, come si evince da In allerta: la mattina del venerdì Santo (Stand-to: Good Friday Morning), pure un attacco contro la pretesa che Dio sia dalla parte della Gran Bretagna.   

A dare una svolta netta ai testi di Sassoon – e alla poesia di guerra inglese in generale – contribuì la pubblicazione, agli inizi del 1916, di una selezione di lettere e versi di Charles Sorley, uno studente ventenne di Cambridge rimasto ucciso l’ottobre precedente nella battaglia di Loos. Nelle sue liriche Sorley mostra una natura che non è fonte di ispirazione e patriottismo, ma, fredda e distante, risulta del tutto disinteressata alle sofferenze dei soldati. Per di più l’autore, che visitò la Germania in diverse occasioni, rivelava anche una certa simpatia per il nemico, mettendo addirittura in dubbio chi meritasse di vincere il conflitto.   

Sassoon e Graves

A febbraio Sassoon scrisse In rosa (In the Pink), la prima di quelle che lui stesso definì le sue poesie di guerra più esplicite, un raffronto impietoso tra la vita antecedente allo scoppio delle ostilità e la disumanizzante del tempo presente. La «Westminster Gazzette» si rifiutò di pubblicarla adducendo la scusa che avrebbe disincentivato l’arruolamento e solo il «Nation» fu sufficientemente coraggioso da accettarla nell’ottobre del 1916. Lo stesso tema ritorna anche in Un gruppo di lavoro (A Working Party), dove le trincee si trasformano in un mondo oscuro abitato da individui privi d’identità, mentre in A un cittadino soldato (To a Citizen Soldier), ispirata a Sassoon dall’introduzione della coscrizione, i toni mutano radicalmente, e la guerra sembra comunque preferibile a un’esistenza ordinaria e priva di scopo.

Simili oscillazioni testimoniano l’animo confuso del poeta, allora preda di sentimenti contrastanti che nascevano dalle frustrate velleità letterarie inseguite prima dello scoppio del conflitto e dal desiderio di dimostrare a tutti la propria virilità. A questo si accompagnavano una rabbia furiosa – si veda Il bacio (The Kiss) – e una nostalgia diffusa per tutto ciò che è andato perduto, pace compresa. Ad esempio in Fanciulli (Children) i soldati, vedendo alcuni bambini, rammentano la loro innocenza infantile, e in Francia (France) Sassoon tributa la bellezza dei luoghi che lo circondano. Molto toccante è pure L’ultimo incontro (The Last Meeting), il più lungo componimento di quegli anni, dedicato alla rievocazione in chiave panteistica di un amico defunto.  

Nel frattempo sbocciò un’altra amicizia importante, quella con Robbie Ross, amante delle belle lettere e dell’arte, che Sassoon aveva già incontrato una volta in compagnia di Edmund Gosse. Sebbene fosse trattato dai più alla stregua di un esteta fuori dal tempo, Ross era affabile, uno spirito ribelle che non faceva troppi sforzi per nascondere la propria omosessualità. Inoltre odiava la guerra e tutti coloro che in Inghilterra la incoraggiavano, gli stessi che vent’anni prima avevano perseguitato il suo caro amico Oscar Wilde.

Robbie Ross

Di nuovo al fronte Sassoon – soprannominato “Kangar” dai commilitoni per aspetto alto e ondeggiante che lo faceva assomigliare a un canguro – continuò a comportarsi coraggiosamente, tanto che iniziarono a circolare indiscrezioni a proposito di una possibile medaglia…

La vita di Siegfried Sassoon continua nei prossimi articoli della serie.



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Le immagini a corredo dell’articolo sono tratte dal volume biografico Siegfried Sassoon di Max Egremont (Picador, 2006). Fa eccezione solo la foto di Ross (https://www.canadashistory.ca/getmedia/029866c2-15e7-4810-9a32-c7f64b160654/ExpArtPortraitRobertRoss.jpg.aspx?width=768&height=511&ext=.jpg)