Una delle sante più care alle pietà del popolo cristiano è sicuramente Rita da Cascia, l’avvocata dei casi impossibili. Nondimeno la monaca agostiniana migrata allo Sposo divino il 22 maggio 1457, fu inserita nel novero dei beati solamente nel 1626 per decreto di Urbano VIII e la canonizzazione fu celebrata solamente nel 1900 da Leone XIII.
Quest’ultimo evento vogliamo ora ripercorrere nei suoi momenti salienti.
Il 17 maggio 1900 il Pontefice volle tenere nel Palazzo Apostolico un concistoro semipubblico in preparazione all’atto della proclamazione di due nuovi santi: Rita da Cascia, monaca agostiniana, e Giovanni Battista de La Salle, fondatore dei Fratelli delle Scuole Cristiane. Il Pontefice lo presiedette rivestito del manto rosso e redimito della mitria dorata. Gli facevano corona 300 fra Patriarchi, Arcivescovi e Vescovi presenti a Roma per il Giubileo. Tutti i Cardinali espressero davanti al trono apostolico il loro parere rispetto alla canonizzazione e lo stesso fecero i Patriarchi latini di Costantinopoli e Antiochia, rispettivamente i monss. Alessandro Sanminiatelli Zabarella e Carlo Nocella. Gli altri voti furono raccolti per iscritto e consegnati al Segretario della Sacra Congregazione dei Riti. Conclusa la votazione, che si rivelò unanimemente a favore, Leone XIII annunziò che avrebbe canonizzato i due beati il 24 maggio successivo, festa dell’Ascensione.
La cerimonia si celebrò col fasto consueto nella Patriarcale Basilica Vaticana alla presenza di 60mila pellegrini. Il tempio era riccamente addobbato di damaschi rossi e illuminato da ceri e lampadine elettriche. Nell’abside era stato innalzato il trono papale, sormontato dal baldacchino indicante la suprema giurisdizione del Vicario di Gesù Cristo.
La processione si mosse dalla Cappella Sistina, dove l’anziano Pontefice si era recato a venerare il Santissimo esposto, alle ore 7:45 e iniziò a fare il suo ingresso nella Basilica alle 8:30. Spettacolo unico al mondo, il clero secolare e regolare dell’Urbe, gli stendardi dei nuovi Santi, i monaci agostiniani e i padri lasalliani, i rappresentati dell’Episcopato, i prelati e i dignitari della Corte Papale, e il Sacro Collegio precedevano la Santità del tredicesimo dei Leoni, benedicente dall’alto della gestoria, coperto dal baldacchino sorretto dai Referendari di Segnatura in rocchetto e mantelletta e scortato dai due flabelli portati da altrettanti Camerieri Segreti in Cappa Rossa.
Il Pontefice all’entrare nel tempio del Principe degli Apostoli fu salutato dagli squilli delle trombe d’argento, quindi, una volta assisosi sul suo trono, con ai lati i due Cardinali Diaconi Andreas Steinhuber sj (gloria dell’antimodernismo) e Francesco Segna, ammise all’obbedienza i Cardinali, i Patriarchi, gli Arcivescovi, i Vescovi e gli Abati.
Dopodiché si procedette alla canonizzazione con le tre solite postulazioni con cui i prelati della Congregazione dei Riti domandava prima instanter, poi instantius e alla fine instantissime l’onore della canonizzazione per i due beati. Alle due prime richieste il Sommo Pontefice fece rispondere dal Segretario dei Brevi che occorrevano le preghiere de Santi ed i lumi dello Spirito Santo e pertanto furono cantate le Litanie dei Santi e il Veni Creator Spiritus; dopo la terza pronunziò ex cathedra la seguente solenne definizione:
Ad honorem Sanctae et individuae Trinitatis, ad exaltationem Fidei Catholicae et Christianae Religionis augmentum, auctoritate Domini Nostri Jesu Christi, Beatorum Apostolorum Petri et Pauli, ac Nostra: matura deliberatione praehabita, et divina ope saepius implorata, ac de Venerabilium Fratrum Nostrorum S. R. E. Cardinalium, Patriarcharum, Archiepiscoporum et Episcoporum in Urbe existentium consilio, Beatum Iohannem Baptistam de La Salle Confessorem et Ritam a Cassia Monialem professam Ordinis Aeremitarum Sancti Augustini, Sanctos esse decernimus, et definimus, ac Sanctorum cathalogo adscribimus; statuentes ab Ecclesia Universali illorum memoriam quolibet anno die corum natali, nempe Iohannis Baptistae die decimaquarta Maii, et Ritae die vigesimasecunda eiusdem mensis pia devotione recoli debere: in nomine Patris, et Filii, et Spiritus Sancti. Amen.
Quindi, stesi gli atti dell’avvenuta canonizzazione, il Papa intonò il Te Deum di ringraziamento, alla fine del quale cantò gli Oremus soliti e quelli dei nuovi Santi, dopodiché impartì l’aspostolica benedizione.
Il solenne pontificale fu celebrato all’altare papale, per speciale concessione, dal Cardinal Decano Luigi Oreglia di Santo Stefano, e il Pontefice vi assistette dal trono.
Dopo il Vangelo il Segretario dei Brevi pronunziò a nome di Sua Santità una forbitissima omelia latina.
All’offertorio furono presentati al Santo Padre, conforme quanto prevedevano gli antichi rituali delle canonizzazioni i ceri, il pani, le botticelle di vino e, in apposite gabbie, delle colombe e altri uccelli. Sul mistico significato di queste oblazioni Moroni (Le Cappelle Pontificie, pp. 123-124) così riferisce:
“I cerei indicano come le virtuose azioni de’ nuovi Santi furono poste dal Papa nel candelabro, affinché illuminino collo splendore delle loro gesta tutti i fedeli. Il pane, simbolo d’ogni sorta di cibo, fa intendere ogni sorta di virtù praticate dai Santi per giungere alla gloria. Il vino, espressivo simbolo della grazia santificante, ci dà ad intendere essere stata questa dai Santi abbondantemente conseguita, e mantenuta ne’ loro cuori, ed ancora in lode a Dio, perché i canonizzati uniti già in terra con la vera vite, cioè Cristo, hanno reso a lui quel gran frutto, ch’ egli desiderava dai palmiti di essa, cioè il vino della divozione, della carità, e della compunzione, sino all’eroismo esercitate … Le colombe, come simbolo della pace, dell’unione, divengono figure della, carità, e per essere la colomba stata foriera di pace, dopo l’universale diluvio, vennero offerte le colombe per significare eziandio la implacabile guerra del mondo terminata dai santi, e l’eterna pace, di che godono in cielo, Le colombe sono inoltre simboli del Paracleto Signore, e ci ricordano, che i canonizzati furono tempio vivo dello Spirito santo, ed appieno arricchiti de’ suoi sette doni. Nelle diverse specie di uccelli viene finalmente simboleggiata la brama avuta dai Santi delle cose celesti, sollevandosi sempre in alto per mezzo della considerazione delle divine cose, come appunto gli uccelli abbandonando la terra, vanno ad innalzarsi in un più puro elemento“.
La benedizione finale del Vicario di Cristo pose il sigillo a quella che fu definito “uno de’ giorni più fausti della Chiesa Cattolica e dell’immortale Pontefice Leone XIII, che nella sua florida longevità sì provvidenzialmente la governa” (Il Monitore Ecclesiastico, vol. XII, 1900, p. 141).
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