da La Civiltà Cattolica, anno XXvi – vol. VIII – serie IX, Firenze, 1875, pp. 26-27.
Questa certezza peraltro dell’invincibilità della Chiesa, lungi dal fomentare in noi l’ignavia, dev’esserci forte sprone a più virilmente operare. È questo il primo dover dei cattolici. Iddio vuole che la Chiesa trionfi, ma vuol che trionfi mediante il concorso de’ suoi fedeli. «Nei nostri tempi, scriveva testé il Santo Padre al Congresso cattolico di Friburgo nel Baden, è essenzialmente necessario che tutti i fedeli siano unanimi ne’ loro sforzi a lavorare per la comune salvezza». La vittoria suppone il combattimento; e il combattimento non si verifica, senza il cozzo dei combattenti. Egli è mestieri adunque brandire le armi e scendere in campo. Ogni cristiano si è col battesimo ascritto alla milizia di Cristo. Adempia la giurata promessa. Se ricusa di combattere, egli è disertore: e disertore tanto più vile, in quanto fugge da una bandiera che lo mena infallibilmente al trionfo.
La prima cosa che si richiede nel soldato è il coraggio. Il coraggio nel cristiano vien dalla fede. La fede dunque, in quanto è credenza e in quanto è fiducia in Dio, convien che sopra tutto si ridesti e si ravvivi; e quanto essa sarà più ardente in noi, altrettanto sarà più intrepido l’animo e santamente audace. La fede ci purifica, distaccandoci dai beni sensibili e volgendo i nostri desiderii e le nostre aspirazioni ai beni imperituri della vita avvenire. È questo il primo passo che convien dare in questa sacra milizia; e senza di esso è vano lo sperare di potere in essa far buona pruova. Il soldato che ama gli agi, i piaceri, la sicurezza della propria persona, in nessuna guisa è acconcio alle privazioni e agli stenti delle marce ed ai pericoli delle zuffe.
Oltre il coraggio e il distacco dalle comodità della vita, nel soldato si richiede la robustezza delle membra; senza la quale non si potrebbero sostenere le fatiche della milizia, nè validamente adoperare le armi. Questa robustezza nei militi, di cui parliamo, è effetto della grazia divina e della diffusione in noi dello Spirito Santo, vita dell’anima. Ora strumenti e canali della grazia divina sono i sacramenti; e richiamo del divino Spirito è la preghiera.
Guardate gli Apostoli nel Cenacolo. Come si disposero essi a quella inondazione, diciamo così, del Santo Spirito, che da timidi e deboli quali erano innanzi, li trasformò in altrettanti atleti invincibili, che animosi corsero al conquisto dell’ universo? Erant perseverantes unanimiter in oratione. La preghiera penetra i cieli, e ne tira in abbondanza le influenze divine. La preghiera, confortata dall’uso dei sacramenti, e massime di quello che è pane degli Angeli, infonderà nell’anima una forza tale, incontro a cui non vi ha potenza che possa resistere.
In fine il soldato ha mestieri di esercizio, per isvolgere ed addestrare le proprie forze. Siffatto esercizio nel fedele si ha per la pratica delle cristiane virtù, nella castità, nella pazienza, nel culto di Dio, nelle svariate opere di misericordia verso il prossimo, nell’adempimento perfetto degli obblighi del proprio stato. Cosi predisposti i cattolici dovranno alacri scendere in campo, e pugnare ciascuno colle armi, di cui è fornito, e nel posto in cui dalla provvidenza fu collocato.


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