Uno dei documenti più famosi del Concilio Vaticano II è la “costituzione pastorale sulla Chiesa nel mondo contemporaneo” o “Anti-Sillabo”, come la definì Ratzinger nel 19751. Essa inizia con le parole “Gaudium et spes” (La gioia e la speranza), immediatamente dopo le quali vengono le meno incoraggianti “luctus et angor” (il lutto e l’angoscia).
Ma cui prodest questo preambolo?
È presto detto!
Le prime omelie del neoeletto Leone XIV Prevost hanno suscitato le gioie e le speranze della galassia tradizional-conservatrice (qualunque cosa quest’aggettivazione voglia dire), la quale, liberatasi dall’oppressione argentina, all’apparire di una mozzetta di raso cremisi ha più o meno dichiarato che “è finita la rivoluzione, per sempre finita, e mai più tornerà” (come cantava il compianto Gianni Pettenati a Sanremo ’67).
Ma è davvero così sensato nell’attuale contesto della Chiesa, devastata da una sessantennale crisi, una simile esplosione di gioia? Crediamo, salvo miracoli, di no!
Non è infatti la prima volta che speranzose omelie hanno fatto da prolusione a luttuosi pontificati.
Due esempi.
Il 21 giugno 1963 dalla Loggia di San Pietro si affacciò Giovanni Battista Montini, Paolo VI. In occasione della sua solenne incoronazione (l’ultima … almeno per ora) pronunziò una omelia in varie lingue in cui, tra le altre cose, dichiarava:
“Noi abbiamo coscienza, in questo momento, di assumere un impegno, sacro, solenne e gravissimo: quello di continuare nel tempo e di dilatare sulla terra la missione di Cristo. Lo assumiamo di fronte alla storia della Chiesa che fu, derivata con vitale coerenza da Lui, Nostro Signore Gesù Cristo, che le diede origine e forma, e che vivo e misterioso con amore la fiancheggia nei secoli. Lo assumiamo di fronte alla storia della Chiesa che sarà, e che non altro attende da Noi, se non la perfetta fedeltà alla iniziale missione evangelica e alla tradizione autentica che ne scaturì. Lo assumiamo di fronte alla storia presente della Chiesa, di cui già conosciamo e sempre meglio Ci studieremo di conoscere le strutture, le vicende, le ricchezze, i bisogni, e di cui avvertiamo, quasi voci che Ci chiamano, la vitalità erompente, le sofferenze gravissime, l’ansia comunitaria e la fiorente spiritualità. Noi riprenderemo con somma riverenza l’opera dei Nostri Predecessori: difenderemo la santa Chiesa dagli errori di dottrina e di costume, che dentro e fuori dei suoi confini ne minacciano la integrità e ne velano la bellezza“.2
Tutti sanno come Paolo VI, per conformarsi ai cambiamenti in corso nella società3, abbai distrutto ogni cosa afferisse anche minimamente alla “tradizione autentica” dai riti dei Sacramenti al cerimoniale papale4, abbia introdotto nella Chiesa “errori di dottrina e di costume”, dalla collegialità all’ecumenismo, e, intriso di liberalismo democristianoide, si sia speso per cancellare dovunque ogni residuo di cristianità.
Alcuni ribatteranno che però Montini era elegante e che ha fatto il “Credo del Popolo di Dio”, la “Humanae vitae” e via via di specchietto per le allodole in specchietto per le allodole.
Ebbene, concediamo tutto questo.
Passiamo a Francesco, il cui regno si è concluso nemmeno un mese fa.
Il neoletto Bergoglio, celebrando “messa” in Sistina, il 14 marzo 2013, giorno successivo alla sua elezione, dichiarava parlando a braccio al cospetto dei Cardinali quanto segue:
“Quando non si confessa Gesù Cristo, mi sovviene la frase di Léon Bloy: “Chi non prega il Signore, prega il diavolo”. Quando non si confessa Gesù Cristo, si confessa la mondanità del diavolo, la mondanità del demonio”5.
Tutti sappiamo che qualche anno dopo ha intronizzato in San Pietro un idolo pagano, che evidentemente non è Gesù Cristo.
Tutto questo non per fare i “profeti di sventura”, ma per richiamare alla prudenza.
Fermo restando che i “profeti di sventura” in tanti casi hanno avuto e hanno ragione.
- ‘Gaudium et spes’ o il contro-Sillabo. La rottura dottrinale del Vaticano II secondo il card. Ratzinger ↩︎
- Omelia durante il solenne Rito dell’Incoronazione di Sua Santità Paolo VI, 30 giugno 1963 ↩︎
- Paolo VI e l’aggiornamento. Precisazioni vitali per non riscrivere la storia; Da Montini a Bergoglio: il continuo cambiamento della “chiesa conciliare”; Paolo VI reo confesso, Congar che celebra la “rivoluzione d’ottobre” del Vaticano II (e altre prove del nove a seguire) ↩︎
- La modifica delle formule sacramentali … da Paolo VI al responso della CDF; Dalla messa di Lutero alla messa di Paolo VI – Jean Guitton e la messa ecumenica … di Paolo VI; Paolo VI e la riforma liturgica: una schiacciante responsabilità ↩︎
- Santa Messa con i Cardinali (14 marzo 2013) ↩︎


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