San Beda il Venerabile (Regno di Northumbria, 672-673 circa – Jarrow, 26 maggio 735) fu un monaco benedettino la cui incomparabile e multiforme dottrina illuminò l’Europa del suo tempo. Leone XIII ne confermò il culto il 13 novembre 1899 e nell’esternderne il culto a tutta la Chiesa Latina, lo inserì nel novero dei Dottori. Di seguito riportiamo alcune sue considerazioni sul Primato di san Pietro e dei suoi successori i Romani Pontefici, tratte da un articolo scritto per La Civiltà Cattolica (Anno 86° – 1935 – Vol. III, pp. 343-345) dal padre gesuita Jaochim Salaverri (1892-1979).
Anima veramente grande e generosa, il Beda è una delle glorie più pure dell’Inghilterra, il primo dei suoi teologi, il Padre della storia inglese. A ragione dunque il popolo fedele, fin dai primi tempi, lo salutò con il nome di «Venerabile», col quale, come abbiamo visto, a mezzo il secolo IX, l’aveva onorato il Concilio di Aquisgrana e che di poi apparisce nei cataloghi dopo il secolo XI. Al nome infatti di questo nobilissimo inglese è indissolubilmente legata una ideologia, rinnegata poi dalla Chiesa di Enrico VIII e dalla maggior parte degli Inglesi dei nostri giorni … In primo luogo, il nostro Venerabile vedeva in S. Pietro il vero Principe degli Apostoli, come ci dà a conoscere chiaramente la spiegazione ch’egli dà della contesa, che S. Marco (9, 33-35) narra essere scoppiata fra gli Apostoli. «La disputa sul primato degli Apostoli, dice, nacque da ciò, che vedevano essere promesse a Pietro le chiavi del regno dei Cieli …. si lamentavano quindi che S. Pietro fosse stato preferito a tutti gli Apostoli». E il senso di questa preminenza di S. Pietro vien meglio determinato dal Beda, dove spontaneamente manifesta la sua fede nel Primato di Pietro sopra gli altri Apostoli, commentando il passo, in cui S. Pietro loda la sapienza di S. Paolo (2 Petr. 3, 15) : «È da notarsi, dice, come qui Pietro loda la sapienza di Paolo … Ecco il primo degli Apostoli, quasi dimentico del suo primato e delle chiavi del Regno a lui affidate, lodare la sapienza concessa a Paolo» (4). Il Beda, come si vede, riconosce il potere speciale di Pietro, deducendolo da ciò, che a lui particolarmente Gesù Cristo diede il potere delle chiavi del regno dei Cieli, con le parole che si leggono in S. Matteo (16, 19): «E a te darò le chiavi del regno del Cielo, e quello che legherai sulla terra sarà legato anche in Cielo, e quello che scioglierai sulla terra sarà sciolto anche in Cielo». In queste parole il Beda scorge la concessione di un potere universale, a cui non può contraddire senza peccato una Chiesa particolare per santa che sia; un potere che richiede obbedienza, sotto pena di mettere in pericolo l’ingresso nel regno dei Cieli, a cui tutti sono chiamati. Questo era il solido fondamento su cui si fondava il nostro Venerabile, per credere fermamente che «Pietro era il beatissimo Principe degli Apostoli, il primo Pastore della Chiesa, che fondò a Roma la Chiesa di Cristo»; in modo che colui che mantiene la comunione con questa Chiesa, per ciò stesso «conserva l’unità della pace e osservanza cattolica con la Chiesa di Cristo, sparsa in tutto il mondo». Questo potere singolare e universale di Pietro era considerato dal Beda perennemente conservato nella sua interezza nella Chiesa di Roma; e se ne ha la più aperta dichiarazione, dov’egli, parlando di S. Gregorio Magno, il quale, per mezzo del suo Legato S. Agostino, aveva convertito l’Inghilterra al Cristianesimo, «lo possiamo e dobbiamo, dice, chiamare Apostolo nostro, perché tenendo il Pontificato di tutto il mondo ed essendo il Prelato di tutte le Chiese da lungo tempo convertite alla fede della verità, della nostra Nazione fino allora schiava degli idoli, fece Chiesa di Cristo». Che poi in Roma si perpetui la medesima autorità di S. Pietro, è dottrina che il Beda aveva ricevuto nettamente formulata da Aldelmo, Abate di Malmesbury, il quale esortando alcuni dissidenti alla sottomissione, dopo aver citato il testo classico di S. Matteo (16, 18-19), adduceva la seguente ragione, assai significativa: «Perchè se, com’è certo, Cristo diede a Pietro le chiavi del regno dei Cieli, chi mai, trascurando le principali prescrizioni della sua Chiesa e sprezzandone i precetti dottrinali, potrà entrare giubilante per la porta del paradiso celeste? … Egli meritò di ricevere, per felice sorte e speciale privilegio, il potere di legare e la monarchia di sciogliere in cielo e in terra».
🔴 Un’omelia di S. Beda per i tempi di crisi nella Chiesa
🔴Omelia di San Beda Venerabile sul martirio del Battista



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