di Piergiorgio Seveso

Passata è la tempesta:

Odo augelli far festa, e la gallina (tradizionalista),

Tornata in su la via,

Che ripete il suo verso.

Così parafrasavo pochi giorni fa a Reggio Emilia le parole di uno poeta italofono, figlio sventurato di un degno conte marchigiano, Monaldo Leopardi, riferendomi ai primi giorni dell’era post-Bergoglio. I fatti nudi e veritieri si sono incaricati di darmi amaramente ragione.

In questi giorni dove è tutto un concorrere di vaticanisti improvvisati (e anche se non improvvisati comunque improvvidi), di scommettitori, veggenti, analisti di “scemari vaticani” e semplicemente oziosi “paroliberisti” in libertà, vorrei resistere alla tentazione “sotto l’apparenza di bene” di dire anche io “la mia” , di aggiungere anche la mia povera voce allo sgraziato gracidare di tanti ranocchi nello stagno, per citare un’immagine a me molto cara.

A questi ciarlieri e garruli “opinionmaker” si aggiunge una perenne e pestilenziale categoria: quella dei “beneinformati”, gente abituata ad origliare da dietro le porte a soffietto di qualche “cardinale” o monsignore, o che spesso scambia un rantolo per un bisbiglio: qui è tutto un rincorrersi di notizie sensazionali, piani sventati o da sventare, candidati da abbattere, promuovere o sezionare, stigmatizzare o accettare obtorto collo.

In quest’ultima annotazione troviamo l’ultima grande categoria dei protagonisti di questa “Operetta da tre soldi”, quelli che vogliono farsi portavoce di posizioni che in qualche modo influiscano sul conclave stesso: si tratta dei sindacalisti e delle suffragette della “Tradizione”.

Permettetemi di sorridere sommessamente di fronte a tanta incomprensione e susseguente manomissione della realtà; le forze che si agitano in Conclave, dopo sessant’anni di rivoluzione conciliare, o sono anticattolicihe o sono semplicemente postcattoliche (e non basta citare Cristo per essere cattolici, qualsiasi ragazzino predicatore protestante sul web lo fa).

Nessuna suggestione consolatoria, nessun “come se nulla fosse successo”, nessun “ricominciamo” di pappalardiana memoria può scalfire questa situazione, almeno umanamente inestricabile e insolubile. Questa inestricabilità che solo una profonda eccezionalità di tempi e di UOMINI può sciogliere non può essere nemmeno pallidamente affrontata, siamo usi ripeterlo, né da ricorsi di legulei da weekend, né da suggestioni di banditori visionari.

Come però taluno può notare, il Conclave inizia nel giorno della festa (tutt’ora assolutamente in vigore e vincolante nel Messale romano) del Patrocinio universale di San Giuseppe e si snoderà nella relativa ottava. Affidiamo a Lui, Protector Sanctae Ecclesiae, gli esiti di un Conclave che se forse non basterà a dare alla Chiesa un Papa (cattolico), possa almeno confermare e radicalizzare i cattolici fedeli e resistenti nel loro rifiuto della rivoluzione conciliare, delle sua genesi, delle sue premesse e dei suoi esiti. 

Radicalizzati nella Fede, senza nemmeno le suggestioni consolatorie di unità di regime e di magistero che solo un Pastore cattolico può dare, ai cattolici integrali resta oggi il compito storico, sociale e politico di rappresentare in ogni istante il dramma della passione della Chiesa e la nostalgia di fronte alla Chiesa eclissata, e di fronte al silenzio di Roma, rievocare e riattualizzare le istanze eterne e incancellabili del Cattolicesimo romano e di una Cristianità che, seppur ridotti al loro Nadir, possono ripresentarsi sulla scena della Storia in ogni istante, allorquando il Signore lo vorrà.


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