di Piergiorgio Seveso

Dall’ultima strobosfera alcune cose sono indubitabilmente cambiate nel mondo e nella Chiesa cattolica, unica vera Chiesa. Ad esempio, l’agostiniano Robert Francis Prevost, americano, naturalizzato peruviano, è stato eletto dal conclave a succedere a Jorge Mario Bergoglio con il nome di Leone XIV.

Non è però su questo fatto, peraltro abbastanza rilevante, che voglio concentrare la mia attenzione. Radio Spada sta già dedicando, con equità, molta attenzione alla personalità e alle attitudini teologiche del neo-eletto. Mi voglio concentrare su un fatto assai più importante quoad se ovvero la ricezione che quest’elezione ha avuto presso gli ambienti c.d. “tradizionalisti”, resistenti o cattolici integrali.

Quali elementi hanno caratterizzato questa ricezione?

AZZERAMENTO FRENETICO

Qualunque cattolico integralmente bene formato e bene avveduto sa che il conclave (sia composto da veri cardinali o da soli emplici elettori) non si trova ad operare in condizioni ordinarie ma straordinarie all’interno di oltre sessant’anni di percorso della rivoluzione conciliare. Nessun eletto in questo periodo parte libero da questo gravame, da questa ipoteca, anzi ne porta il marchio, il sigillo d’infamia, l’impronta e DEVE (dovrebbe almeno) mostrare verbis et factis di esserne svincolato. Pena il depotenziare (come dicono taluni) o il vanificare (come dicono tal’altri) il proprio pontificato.

La cessazione di ogni automatismo elettivo (elezione, accettazione, proclamazione, acclamazione) soggiace a questa ineludibile spada di Damocle (anzi diremmo meglio Spada di Pietro). Invece questa solare constatazione o non è stata mai interiorizzata (e questo malgrado lo zelo di noi formatori), oppure non è stata mai presa in considerazione, quasi ci trovassimo di fronte ad una crisi ecclesiale qualsiasi, ad un ciclico raffredore da fieno della cattolicità.

VOLONTARISMO RASSERENANTE

Ma di fronte a questa oggettiva e fattuale necessità, un altro elemento deterninante, paragonabile ad una “malattia dello spirito” interviene: il sentimentalismo, la fantasia, un irrefrenabile e smodato desiderio di tranquilla normalità, di serena appartenenza, di accomodata incorporazione nella “chiesa militante”. Il dodicennio bergogliano, invece che essere considerato come un logico inveramento vaticansecondista, viene così ridotto volontaristicamente ad una specie di invasione degli Hyksos nell’Egitto faraonico cui segue immediatamente o gradualmente una Restaurazione del Papato e della sana ortoprassi papale (e vedo già in circolazione molti teorici da bar di questa graduale restaurazione).

Vi è quindi un accontentarsi dell’esteriorità accidentale: piazze ricolme, folle festanti, campane, “pretini” in camiciola in lacrime, anziane carampane belanti, bande musicali, guardie svizzere, cristocentrismi d’occasione, accenni di latinorum. Il resto, tutto il resto (fatti pregressi, parole e gesti concomitanti, percorso biografico dell’eletto) diventa un fastidioso ingombro da svilire e da aggirare mentre si corre festanti verso il nuovo “grande amore” petrino. Non siamo in fondo all’inizio della bella stagione? “Siamo qui, Santità”, proclamano all’unisono (o quasi) questi cuori di panna tradizionalisti e addirittura integristi.

BIS LINGUA ARRENDEVOLE

A questa corsa sfrenata e irrazionale di tanti cuori in orgasmo segue sempre una regolazione linguistica con conio di nuovi ossimori. Come in certi ambienti lunari si è forgiato il termine di antipapa onesto, in altri troviamo papa materialiter pacato, riequibratore graduale, fino al neo-berlusconiano “lasciamolo lavorare”. Oltre alle consuete espressioni di neo-quietisti della Sede, con già uditi e sacrosanti appelli alla preghiera e alla mortificazione che non escludono però l’azione e la testificazione pubblica della Verità (Maria e Marta).

Se queste sono le premesse (sia ben chiaro, con moltissime e lodevoli eccezioni), ci (e vi) attendono anni di soverchie illusioni e severi disinganni. Radio Spada – che ieri ha pubblicato sul tema un articolo dedicato a 6 possibili equivoci nell’attuale situazione ecclesiale – cercherà di rimanere al suo posto per raccogliere, come di consueto e con pazienza, i naufraghi e i superstiti (compresi quelli recalcitranti).

Stella matutina, ora pro nobis

Sancte Joseph, robur periclitantium, ora pro nobis


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Imm. in ev.: Harewood House The Yellow Drawing Room, Michael D Beckwith, CC0, via Wikimedia Commons