di Luca Fumagalli
«I pittori scrivono bene. Sanno fare la maggior parte delle cose, tranne che scegliersi i vestiti, meglio delle altre persone».
È così, con quell’ironia che è suo marchio di fabbrica, che Evelyn Waugh apre Un mistico nelle trincee (A Mystic in the Trenches), la sua recensione di Tra parentesi (In Parenthesis) apparsa sul «Night and Day» il 1 luglio 1937.
Lo strano poema, ambientato sullo sfondo della Prima guerra mondiale e pubblicato dalla Faber, era opera di David Jones, incisore e pittore convertitosi al cattolicesimo, reduce dal Fronte occidentale, che proprio con Tra parentesi iniziò ad affermarsi come una delle voci più originali della poesia inglese del Novecento, apprezzato, tra gli altri, da Dylan Thomas, W. H. Auden, Hugh MacDiarmid, W.B. Yeats e Seamus Heaney. Il suo nome, tuttavia, seguita a essere scarsamente noto ai più, probabilmente a causa di una produzione lirica «scissa», come scrive Fabio Pedone, «fra eccesso lirico e “disciplina della prosa”», caratterizzata pure da un linguaggio ostico. Se a ciò si aggiunge la mole impressionante di immagini, simboli e riferimenti culturali che costituiscono l’ordito dei suoi lavori, tanto radicali quanto spiazzanti, ecco spiegato il motivo di un processo di assimilazione particolarmente lungo, per certi aspetti ancora in corso.
Lo stesso Waugh, nel prosieguo della recensione, non manca di notare i complessi connotati di un testo giudicato «ammirabile»: «Non è facile da descrivere. Certamente non è un romanzo, dal momento che mancano i due aspetti essenziali della storia e dei personaggi; non è quello che indica l’editore, ovvero un poema epico, poiché non presenta un destino umano completo. È un brano di cronaca interrotto da cori. Racconta di una battaglia sul Fronte occidentale nel mezzo dell’ultimo conflitto europeo; un soldato semplice lascia l’accorpamento, raggiunge col suo reggimento la Francia, va in prima linea, è colpito a una gamba e si trascina via lasciandosi dietro il fucile. È un libro sulla battaglia piuttosto che sulla guerra, […] non somiglia per nulla a nessun altro libro che abbia mai letto».
Se sono evidenti le somiglianze con T. S. Eliot – che sostenne Jones e firmò la nota introduttiva al libro – queste, secondo Waugh, emergono più «per allusione che per imitazione». A suo parere, pure Tra parentesi difetta per un certo piglio cervellotico riguardo ai semplici dettagli e per una giustapposizione un po’ troppo banale tra linguaggio elevato e volgare. Ci sono inoltre interi brani che, estrapolati dal contesto, potrebbero essere scambiati per estratti presi da La terra desolata. Ma c’è una differenza tra i due poemi: Eliot «è alla ricerca di immagini concrete per esprimere stati psicologici. Jones sta invece descrivendo un’esperienza fisica oggettiva, ossia la perdita di contatto con le file vicine in un attacco notturno. È il realismo pittorico che innalza il suo lavoro sopra quello degli imitatori di Eliot e, sotto molti punti di vista, sopra quello di Eliot stesso».
Ciò che più impressiona Waugh di Tra parentesi è proprio quella che lui chiama la «comunicatività del pittore»: «I moderni poeti impiegano un linguaggio che è comprensibile unicamente da loro stessi […]. Jones è raramente oscuro e mai esoterico; deve essere letto con l’attenzione di un chirurgo, ma non vi è una sola frase che, a un’accurata analisi, non riveli un preciso significato».
E nel finale prova ad avanzare un’ipotesi interpretativa: «Mi sembra che Jones veda l’uomo in un duplice ruolo: l’anima individuale, il figlio di Eva esiliato, che conduce, tra parentesi, una vita da ombra platonica, a due dimensioni, un uomo vuoto; e un uomo erede dei suoi antenati, l’anello di un’ininterrotta catena della vita, parte di un’unità razziale. Forse è presuntuoso spingersi oltre suggerendo che i passaggi conclusivi, scritti deliziosamente, nei quali l’eroe abbandona sul campo le armi – l’ultimo bagliore dell’età eroica – sono intesi a mostrare come il mito della razza sia decaduto, lasciando spazio solo alla netta alternativa tra Paradiso e Inferno».
L’entusiasmo dimostrato da Waugh nella sua recensione venne confermato l’anno seguente, quando Tra parentesi valse a Jones la vittoria del prestigioso Hawthornden Prize. Il romanziere volle indirizzare a quest’ultimo un biglietto di congratulazioni in cui rimarcava che il suo libro «non è solo il tipo che merita un simile premio, ma “è il libro”».


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