di Piergiorgio Seveso
14 giugno 2012-2025: 13 anni fa, per coincidenza nella Vigilia della Solennità del Sacro Cuore, nasceva Radio Spada. C’era un po’ di esuberanza e parecchia incoscienza in quel giorno inaugurale. Sicuramente in-coscienza di ciò che sarebbe stato: eravamo un minuscolo blog al suo primo articolo, non esisteva nemmeno la pagina Facebook, degli altri social nemmeno l’ombra, di video non si parlava, le Edizioni non stavano neppure all’orizzonte, così come le conferenze e il resto. Poteva pure finire tutto entro l’afosa estate del 2012 mentre nei bar e sui giornali si discuteva ancora del Massacro di Aurora, delle Olimpiadi di Londra, o degli affanni del Governo Monti.
Che dire di questi 13 anni? Lavorare – pur con tutte le debolezze umane che ci riguardano – alla diffusione della Fede romana integrale, alla fissità nei propositi, alla continuità nelle realizzazioni, all’essere semper idem, sempre gli stessi, qualunque cosa succeda intorno a noi, ha indubitabili aspetti positivi, anzi è quasi il sigillo delle buone opere compiute. Insomma, tutto ciò a cui abbiamo preso indegnamente parte, non ci ha esposto troppo al rischio di diventare “folli banderuole”, come cantava una nota cantante cremonese, fermo sempre il principio Qui stat, videat, ne cadat.
Tra gli effetti collaterali sgradevoli ed inevitabili è però il vedere, a volte con stupore, a volte con severo rammarico, talora con raccapriccio, la generale mutazione, il cambio di scenario, il trapassare di gruppi e uomini da un campo all’altro, dalla fermezza alla resa, dalla lucidità all’illusione lacrimogena, dall’integralità alla dissipazione teologica, da una fede quadrata alle fumisterie volontaristiche. Parliamo principalmente – come si scriveva nel pezzo Chi voleva capire ha capito (e sono in tanti). Per il resto ricomincia il vecchio gioco del “cherry picking” – di gente lontana o non troppo vicina a RS, in quanto «larghissima parte dei lettori […] ha compreso bene che musica si suona in Vaticano dall’8 maggio 2025».
Fondati nel rosseggiare e mesto tramonto del sofo (e sofista) bavarese, siamo cresciuti con vigore nel “carnaval” bergogliano e continuiamo serenamente ora nel regno del “modernismo fatta pallida quotidianità” di Prevost.
Finché il Cielo lo vorrà, continueremo con la medesima benevolenza verso gli amici carissimi e verso i nemici, ora errabondi, ora schiumanti rabbia, continueremo con la medesima spietatezza contro gli errori, sempre vecchi e sempre nuovi, che dobbiamo leggere ogni anno, continueremo con la medesima sprezzatura egualmente verso nemici potentissimi e verso imponentissimi giullari, continueremo con la stessa ironia e talvolta persino leggerezza che ci permette di non “ingrigire” nell’animo, malattia tanto comune in un certo mondo “tradizionalista”.
Sentiamo spesso in questi giorni appelli, ora interessati e ingannevoli, ora sinceri e forse per questo più pericolosi, ad “uscire dalla trincea”. No, cari amici, non ci metteremo a danzare intorno all’ennesimo fuoco (fatuo), anzi volevo dire intorno all’ennesimo, sgangherato e smaccatissimo cavallo di Troia, a trastullarci al suon dell’arpe angeliche del “rompete le righe”, a pascerci delle briciole (velenose) che cadono dalla tavolata del neomodernismo. Divertitevi voi, baloccatevi, cullandovi in sogni di gloria e di restaurazioni prospettiche, da scheda a punti, e riforme progressive, costruite la vostra casa di bambole dove prelati e porpore “conservatrici” prendono il thè delle cinque. Noi continueremo a lavorare, a impegnarci, a denunziare, a “latrare” contro un nemico che è saldamente intronizzato nella Rocca petrina e non vi basteranno mille tappi di cera rosacei per non sentire la nostra fastidiosamente benefica “messa in guardia”. Continueremo a fare libri (siamo arrivati a 116 titoli, settimana prossima saranno 117), a scrivere e pubblicare quotidianamente articoli, a fare trasmissioni web, a organizzare eventi e convegni da soli e con altre associazioni amiche (almeno le superstiti) che ringraziamo tutte per la disponibilità ed il coraggio, questa volta davvero leonino.
Come mi capita spesso di dire, i moderatini, gli espertini del giusto mezzo, i cultori dell’esicasmo del proprio ego, gli esteti estenuati del tradizionalismo che si erano formati un cattolicesimo tradizionalista “comodo” a propria immagine e somiglianza, ci hanno stimolato a diffondere la dottrina romana tutta intera senza contaminazioni, sotterfugi, “strani amori” ancillari, cedimenti al Nemico trionfante. I “fermi tutti per carità”, i “non muovete nulla”, i “non spostate i soprammobili” nei polverosi salotti, pieni di puzzolenti pennuti impagliati e teche opacizzate, ci hanno insegnato la grande mobilità, i propositi esuberanti e ambiziosi di tracciare vie nuove ed eterne, il desiderio di scompigliare le carte e di rovesciare i tavoli (e, se permettete, anche di passare l’aspirapolvere). I “tengo famiglia” e i “tengo cappella” che non si possono e non si potevano esporre e che, una volta esposti, sono più o meno rapidamente tornati sui loro passi, ci hanno insegnato a “mantenere la posizione” contro tutto e contro tutti. I “ras del quartiere”, i “boss del condominio” del tradizionalismo e dell’integrismo nostrano ci hanno insegnato che non esistono santuari (umani) inviolabili e che la miglior difesa è al contempo la tranquillità e l’attacco. I parossisti “home alone”, i paranoici professionali, gli ossessi dalla paura, i travolti dalla fobia dei complotti (che beninteso esistono e sono diffusi ma non piovono dal cielo come la rugiada mattutina) ci hanno insegnato il senso della misura, il desiderio di vagliare le fonti, il preferire il sonno alla ciarla infondata e continua che toglie valore ad ogni cosa.
Come vedete, spesso è destino di questa rubrica che io scriva per combattere (e all’occorrenza percuotere: non sono lo Sciarra Colonna dell’integrismo italiano?) nemici, lontani e vicini, e trascuri un poco gli amici fedelissimi (e sono tanti, tantissimi) che seguono, incoraggiano, stimano profondamente le iniziative di Radio Spada.
Grazie non tanto per aver seguito noi che siamo ben poca cosa ma per averci usato come strumenti (vili) per confermarvi quotidianamente nella fedeltà al cattolicesimo romano (ortodossia) e per posizionarvi correttamente nell’evenienze storiche ecclesiali e profane che via via si presentano innanzi a nostri occhi (ortoprassi).
Questa integralità è radiosa e radiante, riscalda le nostre vite, chiamandoci ogni giorno ai nostri doveri di stato radiospadisti, anche quando le forze sono poche, anche quando l’animo è affardellato dai piccoli e grandi affanni quotidiani.
Grazie a Voi, gentili dame e carissimi amici, per il vostro sostegno costante: non vi prometto nulla perché il Futuro è nelle mani di Dio ma faremo tutto quello che potremo per continuare la Buona battaglia, Aiutateci con la preghiera, con le buone opere, e con… l’amicizia cristiana. Nell’attesa operosa e orante (ripeto: operosa e orante) che tutto torni all’ordine voluto dal Cielo.
Cor Jesu, de cuius plenitudine omnes nos accepimus, miserere nobis.
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