di Redazione
Più volte siamo tornati sul punto: per capire cosa succede nella Terra Santa e attorno ad essa non basta la cronaca: bisogna guardare (anche) più in alto. Rimandiamo per un inquadramento ideologico-politico al video Guerre, messia perduti e un Oriente più vicino del solito.
Ma andiamo all’attualità. Lo stato israeliano, dopo l’attacco sferrato all’Iran, passati i primissimi giorni di tifo social-mediatico ora inizia a sperimentare gli effetti di un fuoco battente e distruttivo. La stampa mainsteram lo riconosce. Repubblica titola ricordando che “Il Paese ora ha paura per le falle di Iron Dome” – “Il Soroka di Beersheva era stato evacuato e nessuno è morto ma il successo del raid smentisce i toni trionfalistici del premier Netanyahu” (Francesca Caferri). L’Iron Dome, ovvero Cupola di Ferro è il sistema d’arma mobile per la difesa antimissile israeliana. E più che di ferro, in questi giorni pare di latta.
Stessa musica sul peso delle spese militari: “Una montagna di dollari già spesi per le guerre: Israele quanto potrà ancora andare avanti?” – “Il conflitto a Gaza è già costato 67 miliardi di dollari, in quello con l’Iran ne spende 735 milioni al giorno: è il periodo più costoso della sua storia dal punto di vista militare. E le previsioni di crescita del Pil si abbassano” (Enrico Franceschini).
Si noti poi che il governo Netanyahu sta tenendo il paese con 6/7 fronti militari aperti: Hamas (Gaza), Hezbollah (Libano), Houthi (Yemen), Cisgiordania, Siria, ora Iran e per “fare sette” si potrebbe inserire anche l’Iraq. Una situazione che anche col supporto logistico americano risulta tutt’altro che semplice.
Tel Aviv, Haifa, Be’er Sheva, Rehovot sono sotto il fuoco dei missili persiani: distrutti o duramente colpiti luoghi-simbolo come il Weizmann Institute o la Borsa, e ovviamente cancellato il Pride iconico con stella a sei punte arcobaleno.
Per quanto siano da prendere con le molle – come tutte le dichiarazioni di parte in tempo di guerra – le notizie battute dall’iraniana PressTV fanno riflettere. Ne riportiamo qualche estratto con nostra traduzione:
In una nuova ondata dell’Operazione “True Promise III”, venerdì le forze armate iraniane hanno lanciato una raffica di missili e droni contro obiettivi militari nel sud e nel nord dei territori occupati. Il portavoce dell’operazione, in una dichiarazione, ha affermato che la 17a fase ha visto le forze armate iraniane lanciare missili e droni contro siti militari israeliani, centri di comando e controllo delle industrie, nonché contro i centri di spionaggio. La dichiarazione ha inoltre osservato che in questa fase dell’operazione di rappresaglia sono stati utilizzati missili a lungo raggio e superpesanti, nonché droni da combattimento e suicidi. Il portavoce ha affermato che il mondo deve “attenderci le sorprese”, aggiungendo che la sacra difesa con il sostegno del popolo iraniano si concluderà con la vittoria. Nonostante la censura generalizzata sulla pubblicazione di immagini relative alle operazioni di rappresaglia dell’Iran, sono stati condivisi online alcuni video che mostrano colonne di fumo che si alzano nell’aria al porto di Haifa dopo che uno dei missili ha avuto un impatto diretto.
La città portuale ha un aspetto deserto sotto la pioggia di missili iraniani, che hanno eluso i diversi livelli dei sistemi di difesa israeliani per colpire gli obiettivi designati. La raffica di missili iraniani a lungo raggio, alcuni dei quali utilizzati per la prima volta, ha colpito anche obiettivi militari in altre parti dei territori occupati venerdì.
[…] Avvistato anche un drone Shahid-136 che volava silenziosamente senza essere intercettato. […] Canale 14, è stata presa di mira con successo venerdì, dopo il precedente avviso di evacuazione emesso dall’IRGC. Nelle quindici fasi dell’operazione finora condotte, le forze armate iraniane, guidate dal Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica (IRGC), hanno preso di mira e decimato con successo strutture militari e di intelligence israeliane sensibili e strategiche nei territori palestinesi occupati. Gli esperti militari affermano che gli attacchi missilistici e con droni hanno ulteriormente messo in luce l’inefficacia dei sistemi di difesa aerea del regime israeliano, costringendo coloni illegali e funzionari del regime a fuggire dalle loro case e a cercare rifugio nel sottosuolo.
Difficile dire come evolverà la situazione, soprattutto sul piano diplomatico. Vi terremo aggiornati.
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