di Redazione

Tempo di bilanci, tempo di pagelle. La fine dell’anno scolastico e la fase degli esami di (im)maturità coincide nel 2025 col grande banco di prova post-bergogliano: l’avvio dell’era prevostiana. E il variegato mondo che ci circonda riceve qualche voto, nella migliore tradizione radiospadista. Ovviamente con un sorriso.

Bergogliani nostalgici: voto 6. Inizialmente dubbiosi, hanno capito rapidamente che cambiava l’orchestra (e nemmeno tutta) ma non la musica. Il fatto di sentire nominare Francesco quasi in ogni discorso li ha tranquillizzati non poco e le prime nomine (da suor Merletti a Shane Mackinlay) han portato un sospiro di sollievo. Sì, qualche vecchio arnese della cordata argentina dovrà farsi da parte ma il vero pericolo sembra sventato. Una sufficienza: dovremo sorbirceli ancora, purtroppo.

Bar BUP “Benedetto Ultimo Papa”: voto 2 (per lo sfascio), voto 8 (per lo spettacolo). Sedeimpeditisti, legittimisti ratzingeriani, codicillisti, granprelatisti, e chi più ne ha più ne metta. Scrivevamo di loro il 23 aprile 2025 (due settimane prima dell’elezione di Leone): “Se le danno di (non) santa ragione tra fazioni sempre più confuse ed armate. Siamo ormai alla scissione dell’atomo. Il progressivo aumento di scemenze dette e previsioni cannate, segue il bisogno di un pubblico sempre più assuefatto alle corbellerie che – come droga potentissima – sono richieste a dosi sempre più alte. Siamo da un pezzo in fase allucinatoria e passando davanti al Bar BUP “Benedetto Ultimo Papa” si assiste a quelle vecchie risse in cui il tasso alcolemico fa da propulsore alle legnate tutti contro tutti propedeutiche allo sfascio del locale o almeno ad un suo ampio sconvolgimento”. E dal 23 aprile la situazione è verticalmente precipitata: chi dubita che Leone sia Papa (dopo gli spettacoli balneari del 2023, ora faranno decollare aerei con striscioni recanti la scritta “Prevost FORSE è Papa”?), chi invoca su di sé una missione celeste, chi si separa, chi chiacchiera a sfinimento. Notizia recente: Minutella minaccia di lasciare il Sodalizio che ha fondato. Siamo allo scisma da se stessi. Ma lo spettacolo è da pop corn. Avevamo demolito rapidamente le loro stravaganti teorie (e non solo le loro) con due libri che restano molto attuali:  Parole chiare sulla Chiesa. Perché c’è una crisi, dove nasce e come uscirne, a cura di don Daniele Di Sorco e Golpe nella Chiesa. Documenti e cronache sulla sovversione: dalle prime macchinazioni al Papato di transizione, dal Gruppo del Reno fino al presente, di don Andrea Mancinella. Rileggerli fa bene.

Conservatori” in cerca d’autore. Voto complessivo: 3. Sì “voto complessivo” perché è un fronte in cui si trova un po’ di tutto. Da quelli che attaccavano Prevost nei giorni prima dell’elezione (pure con accuse di insabbiamento, per poi passare ad altri temi tre giorni dopo), fino ai “tengo cappella”, dai perenni quadratori di cerchi agli strateghi della domenica, dagli entristi che non entrano nemmeno nei loro stessi pantaloni ai soccorritori professionali di vincitori, dai pompieri morali fino agli esperti di cherry picking (con cecità selettiva) e di slalom tra le citazioni, senza dimenticare gli arrampicatori sugli specchi teologici. C’è un gran mix e sicuramente più di qualcuno è in buona fede ma lo spettacolo è pur sempre quello tristissimo di chi, per citare l’intramontabile maestro di vita Pier Luigi Bersani, non vuole vedere “la mucca nel corridoio”, ovvero gli errori del Vaticano II. Tra tentativi di esegesi spericolate, etimologie avventurose ed ermeneutiche a briglia sciolta vengono smentiti dai fatti normalmente entro 48 ore, più abitualmente entro 24, ma nella sostanza prima ancora che inizino a parlare.

Cauti attendisti dell’ovvio: “aspettiamo”. Voto: non qualificabile. Attendono, non si sbilanciano (anche quando la bilancia è già fracassata in terra), sopiscono, leniscono, quietano, sedano (non con carota e cipolla, ma dal verbo sedare), non fanno nemmeno i pompieri perché non possono dire se davanti hanno acqua o fuoco. Rimangono alla finestra, assonnati. E noi passiamo oltre.

Sognatori a targhe alterne. Voto: da 0 a 10, dipende dal momento. Si entusiasmano e deprimono a seconda delle contingenze. Per capire come ragionano bisogna ricorrere alla nota barzelletta: Due carabinieri sull’auto di servizio. Uno dice all’altro: “Credo che la freccia posteriore destra non funzioni bene… Scendi e controllala”. L’altro carabiniere scende e si mette dietro l’auto. L’altro al volante gli chiede: “Allora? Funziona ora?” E quello da dietro risponde: “Ora sì, ora no, ora sì, ora no…”. Basta che in Vaticano si faccia un segno di croce e vedono la Restaurazione come cosa fatta, poi alla prima nomina progressista cadono nello sconforto. Hanno dimenticato il principio fondamentale Bonum ex integra causa. Il rischio è che si ripeta un copione simile a quello dei primi tempi di Bergoglio: metterci anni per arrivare a ciò che i vecchi tradizionalisti brontoloni avevano detto dopo 5 minuti.

Leone XIV. Voto 10, per la chiarezza. Di una linearità vaticansecondista assoluta fin dal primo momento: non diversamente interpretabile. Piena continuità con Bergoglio, sinodalità e Vaticano II (con richiesta di piena adesione alla sua “via”), invito a rafforzare dialogo nello spirito di Nostra Aetate, “dottrina come cammino comune”, “periferie esistenziali”, “non alzare bandiera del possesso della verità”, elogi al documento di Abu Dhabi e promessa di “sempre più intensa sinodalità in campo ecumenico”, interventi turbo-modernisti su anabattisti e nonviolenza, don Milani e don Mazzolari come modelli e “profeti di pace e di giustizia” e molto altro che non riportiamo. Solo una nota: i miracoli restano sempre possibili, dunque c’è da pregare.

E ora, tutti al mare!


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