Giuseppe Giustiniani (19 marzo 1835 – 2 luglio 1917), napoletano, dottissimo filosofo e teologo, esponente della rinascita del Tomismo e dell’intrasigentismo, nel 1886 fu destinato da Leone XIII alla Chiesa Metropolitana di Sorrento, che resse fino alla morte. Come testimonianza del suo valore episcopale offriamo ai Lettori alcuni estratti di una sua notificazione.

«Non basta -che noi amassimo l’Amore, e lo facessimo amare dagli altri, per ammendare le offese ed i danni della infausta dichiarazione dei dritti dell’uomo. L’amore, se è amore, non dice mai basta, e non ha confini numquam excidit; e se si limita solo all’uomo individuo, senza dilargarsi anche all’uomo sociale, non è ancora amore. L’uomo individuo non è completo: ei si compie e perfeziona nelle relazioni sociali; e però l’amore deve informare l’organamento politico e sociale, consacrando l’autorità, santificando la legge, nobilitando i poteri; ed allora è amore. Quindi a riparare l’oltraggio fatto all’Amore, dobbiamo propagare il Regno del Divin Cuore … Per protestarci pubblicamente contro la sciagurata Dichiarazione dei dritti dell’uomo, proclamiamo il Regno di Gesù Cristo nel Divin suo Cuore. Così ai dritti dell’uomo, contrapponiamo i dritti di Dio; al regno della materia e della forza, contrapponiamo il regno dell’ amore; al regno della miscredenza e dell’apostasia, contrapponiamo il regno della fede; ad un’Era di pubbliche iniquità, l’Era del perdono e della misericordia. Intesi pertanto a riparare le pubbliche usurpazioni dei dritti di Dio, proclamando il Regno di Gesù Cristo, non sarà fuor d’opera, spiegare secondo il parere dei Santi, quale sia questo Regno … Il Regno di Dio può tenere tre significati, perché noi distinguiamo un triplice Regno di Dio, dentro di noi, sopra di noi, ed intorno di noi. Dentro di noi è il regno della grazia … Vi è un Regno di Dio sopra di noi; ed è riposto nella beatitudine sempiterna … Il Regno di Dio nel primo e nel secondo senso spiegato testé, non debba essere proclamato da noi; perché il Regno della grazia fu già proclamato colla Incarnazione e Redenzione del Verbo di Dio; ed il Regno della gloria sarà proclamato, e con quali terribili apparati! nel giorno estremo del mondo. Regno di Dio infine che è intorno di noi, è il Regno sociale di Gesù Cristo, che vuole essere solennemente proclamato, ed è quella regale divina potestà ed eccellenza, che è stata scelleratamente oltraggiata con la infausta Dichiarazione, di cui si perfidia a voler celebrare la centenaria commemorazione. E noi vogliamo, e con tutte le forze nostre procuriamo, che Gesù Cristo sia socialmente riconosciuto; e chi glielo nega, o non è un battezzato cristiano, o cristiano essendo, sarà un apostata infradiciato, un deista sconcludente, od un ateo, che non vede lume. Imperocché ogni potestà viene da Dio, come insegna S. Paolo, né può venire d’altronde, che da Colui, che è creatore di tutte le cose, e le ha create ordinandole, e chi si oppone alla potestà, resiste alla ordinazione di Dio (Rom. XIII, 1, 2). Quei robusti pensatori della Scolastica insegnavano che ogni potere deriva da Dio, se si considera come primo Essere, o come primo Motore, e prima causa, o come ultimo Fine; così ne ragiona in tre capi copiosamente l’Angelico Dottore (De Regimine Principum, lib. III. CC. I, II, III). Senza di che nessuno avrebbe il diritto di comandare sopra gli altri, che sono a lui eguali; se non si vuol cadere nel ridicolo patto sociale, che non soddisfa nessuno, neppure quelli che lo propugnano. Questo dominio supremo di Dio dunque è fondato sulla natura dell’uomo, che è naturalmente socievole, ed è per legge naturale divina, che gli uomini non possono ammeno di vivere insieme in società, come è per dritto naturale divino che obbediscano all’autorità … In opera di proclamare intanto questo Regno di Gesù Cristo, abbiamo esitato non poco per cercare il modo proporzionato alle nostre forze, e meglio significativo di quel dritto sovrano che desideravamo di affermare solennemente nella Nostra Archidiocesi. E non senza lunghe preghiere, e giovandoci dei consigli degli altri, nel nome di Dio, Ci decidiamo di fare almeno pel nostro divin Redentore Gesù Cristo quello, che suole farsi per coloro, che assumono alla dignità reale. La corona è l’ornamento tradizionale dei re, e come il segno convenzionale dei sommi imperanti. Quindi a dichiarare la qualità di Re del mondo al Signor nostro a proclamare il Regno sociale di Gesù Cristo. Ci disponiamo a decorare di aurea gemmata corona la Immagine del divin Redentore, che mostra il suo Cuore, e che onorasi in questa Nostra Chiesa Metropolitana … Gesù stesso, in questi dì, due secoli fa, si degnò di domandare il Regno del suo Cuore. Ragioni più intime ne persuadono; se si pensa che il Regno di Gesù Cristo è il regno dello amore. L’amore lo fondò, l’amore ne costituisce la legge fondamentale, l’amore gli dà vita e movimento; questo glorioso regno è l’amore donato nella Incarnazione, l’amore immolato nella Passione, l’amore donato ed immolato nella SS. Eucaristia. Nelle parti più intime di questo Regno adunque, chi ben considera, vi è Gesù Cristo vivente in mezzo agli uomini; ed in fondo stesso di Gesù Cristo, se possiamo dire così, avvi il divino suo Cuore, viva e perenne sorgente di grazie, che radia intorno la sua vita divina, e tutto lo vivifica e feconda; centro e focolare di fuoco celeste, che tutto di sé accende, ed in sé trasforma divinamente gli elementi, che lo compongono, perché siano tutti consumati nella carità. Questo Regno è la Città di Dio, che diè nobilissimi pensieri a Santo Agostino, edificata dall’amore di Dio, portato fino all’ annientamento dell’ uomo; in opposizione della città di Satana, che è fondata sull’amor dell’ uomo, sulla sovranità dell’ uomo, e su certe Dichiarazioni dei dritti dell’uomo, che portano fino all’annullamento di Dio nel mondo sociale. Nulla quindi di più conveniente, nulla di più significativo di quel Regno, che una preziosa corona, messa a redimire la fronte del divin Redentore, nell’atto amoroso di mostrare l’amantissimo Cuor suo, tutto rivestito di fiamme, e squarciato di ferite, anzi coronato di spine pungenti, e gravato di croce. Che se quelle spine una volta circondarono il capo dell’Amor nostro; nella visione della B. Margherita quella corona di spine, che cruciava il capo, passò sul Cuore, a segno visibile delle ingratitudini ed incorrispondenze degli uomini all’ amore di quel Cuore. Però stimiamo che di quella tormentosissima corona, le spine più pungenti vi furono confitte dai ribelli della rivoluzione nella infausta Dichiarazione dei dritti dell’uomo. Laonde ad ammendare quell’oltraggio, ed a riparare quella ignominia, decoriamo di ricca corona il capo venerato del Re dei secoli, proclamando il Regno sociale del Divin Cuore»

La Voce del Cuore di Gesù, vol. V, Napoli, 1889, pp. 294-304


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