Dalla “Voce del Cuore di Gesù” dell’aprile1889 riprendiamo alcuni passaggi dell’intenzione generale dell’Apostolato della Preghiera per il mese di maggio di quell’anno, proposta dal Cardinale Simeoni, Prefetto di Propaganda Fide, e benedetta da Leone XIII.

Si è detto che la quistione ebraica non è una quistione religiosa, ma una quistione di razza. Invece, ripetiamo una volta ancora, la verità sta nell’opposto[1] … Questa “razza” dei figli d’Israele è stata in ogni tempo odiosamente calunniata e resa ridicola dai peggiori nemici della Chiesa: i Celso, i Maometti, i Lutero, i Voltaire. E la cagione di tanti attacchi, di tante invettive e di sarcasmi diretti contro gli Ebrei non la cercate che in un sentimento di duplice odio: odio di Gesù Cristo e degli Apostoli, questa gloria incomparabile della razza ebraica; odio della rivelazione mosaica, questo fondamento incrollabile della nostra rivelazione cristiana. Ebbene per noi, questa razza, è la razza eletta dei nostri fratelli primogeniti; essa è che ci ha dato, in seguito dei nostri più gloriosi antenati, la Santissima Vergine Maria e il dolcissimo Salvatore Gesù, “uscito da essi secondo la carne, il quale è al disopra di ogni cosa, Dio benedetto in tutt’i secoli”: Ex quibus est Christus secundum carnem, qui est super omnia Deus benedictus in saecula. (Rom. IX, 5). E non è forse per tal motivo che, non ha guari, verso la fine del Concilio del Vaticano, cinquecento vescovi cattolici proponevansi di rivolgere, a favore degli Israeliti, come essi lo dicono “un voto di amore e di onore? … Questo, per mala ventura, si dimentica troрро. Da una parte si carica delle più atroci contumelie questa razza di Sem per altro molto innocente come razza, della maggior parte dei delitti commessi, altra volta e ai tempi nostri, dagli Ebrei pervertiti e ribelli al loro Dio; dall’altra, si attribuisce con grande liberalità, alla razza e al sangue degli ariani, col monopolio delle qualità cavalleresche, il privilegio esclusivo dei più nobili sentimenti di giustizia, di grandezza e di bellezza morale. Che si cerchino queste qualità eminenti in quella porzione della famiglia ariana rimasta idolatra: e non vi si troveranno, imperocché è manifesto che l’unica sorgente di tanti belli e buoni sentimenti sviluppati nei popoli della nostra Europa, è civilizzazione cristiana. No, mille volte no, la razza ebrea da cui il Salvatore ha voluto nascere, non è la peggiore delle razze. Senza dubbio, è per una bontà tutta gratuita che il Signore l’ha prevenuta delle sue più elette benedizioni; ma bisogna pur convenire che la elezione divina ha trovato o ha posto, in questa razza, delle qualità preziose che la rendono maravigliosamente atta alla sua grande missione … Il gran delitto dell’ Ebreo è stato di rendersi infedele alla sua divina vocazione. L’idea del Messia era, siccome lo si è detto, l’anima di quel popolo, e la sua ragione di esistere … Il Cristo redentore, venuto nell’ora assegnata, è stato, è vero, accolto nel seno del suo popolo, da molte anime rette, e il suo Vangelo ha prodotto in esse frutti abbondevoli di salute. Con queste anime Egli ha convertito il mondo. L’Apostolo di Gesù Cristo, quale a mo’ d’esempio san Pietro e san Paolo, ecco il vero ebreo, l’israelita fedele alla sua vocazione, il degno figliuolo di Abramo. Ma la massa della nazione si è mostrata refrattaria … Abbiamo pietà di questi miseri, e questa caritatevole pietà del cuore nostro li disporrà efficacemente, come spesso si è visto per parecchi tra loro, a convertirsi al Dio del Calvario. Ora la conversione degli Ebrei è per tutta la Chiesa cattolica di un interesse supremo. Si è detto: “La missione degli ebrei è la più magnifica tra tutte, ma essa è compiuta”. Questo è un errore. Una tal missione non è compiuta. Anche perseverando nella sua infedeltà e continuando a respingere il Salvatore del mondo, questo popolo traviato non lascia di rendere al cristianesimo senza volerlo, un’eminente servigio, esso gli serve di testimone indistruttibile e irrefutabile. Ma la prevaricazione d’ Israele non avrà che un tempo. Iddio, ci dice San Paolo, non ha rigettato per sempre il suo popolo, ed è tradizione certa, cui hanno aderito tutt’i Padri della Chiesa ei loro interpreti, che un giorno la conversione della nazione ebrea si effettuerà, in massa, e che questo ritorno sarà il segnale di uno splendido trionfo di Cristo Signore. Quale gioia, difatti, per la Chiesa di Dio, che si lungamente ha pianto presso al sepolcro di questo morto! L’Apostolo non ha forse affermato che il ritorno d’Israele alla fede sarebbe il suo ritorno alla vita? Non pregheremo adunque per questi nostri fratelli traviati, col sentimento del più vivo affetto. Ciò che la Chiesa fa solennemente e ufficialmente ogni anno nel venerdì Santo, facciamolo sovente nelle nostre preghiere quotidiane, e soprattutto durante questo mese, onde rispondere alle intenzioni del Romano Pontefice. Faremo dunque istanza presso il Cuore di Gesù, onde faccia cadere il velo che ricopre quei cuori ciechi; affinché pervengano alla cognizione del Cristo Redentore, imperocché in Gesù Cristo solo, il velo è squarciato: Quoniam in Christo evacuatur. (2 Cor.III.14).

La Voce del Cuore di Gesù, vol. V, Napoli, 1889, pp. 151-


  1. Con decreto del Sant’Offizio del 25 marzo 1829 la Santa Chiesa ha condannato l’antisemitismo in quanto odio razziale. Il testo di questo pronunciamento ecclesiastico si può leggere nell’articolo “La Chiesa e l’antisemitismo“. Si consiglia anche la lettura degli articoli “L’opposizione dottrinale tra Cristianesimo e Giudaismo in uno scritto di Mons. Luigi Carli” e “Nuovo Israele, giudaismo, sionismo“. ↩︎

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