Riportiamo alcuni passi del trattato di papa Innocenzo III (1198-1216) sul sacrosanto mistero dell’altare.
Quando il sacerdote pronunzia quelle parole di Cristo: “Questo è il mio Corpo” e “Questo è il mio Sangue“, il pane si converte in Carne e il vino in Sangue in virtù della parola per la quale il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi. In virtù della parola per la quale Egli parlò e ogni cosa fu fatta, Egli comandò e ogni cosa fu creata; per la quale mutò una donna in statua e trasformò un bastone in serpente; per la quale mutò le acque in sangue e trasformò l’acqua in vino. Infatti se la parola di Elia poté far discendere il fuoco dal cielo, non poté la parola di Cristo mutare il pane in Carne? Chi avrà l’ardire di opinare a proposito di colui per il quale nulla è impossibile, per mezzo del quale tutte le cose sono state fatte e senza il quale nulla fu fatto di ciò che è stato fatto? Cristo, come prese il pane, lo benedisse e disse: “Questo è il mio Corpo“. La Verità ha detto ciò e dunque ciò che disse è onninamente vero. Pertanto quello che era stato pane quando Egli lo prese in mano, era il suo Corpo quando lo distribuì. E così il pane si era mutato nel Corpo di Lui e similmente il vino nel Sangue. Il Corpo di Cristo veniva consegnato non in figura, ché già quelle erano cessate, ma nella Verità, la quale era ormai venuta nel mondo. A ragione quando i Giudei si misero a discutere fra di loro dicendo: “In che modo costui potrà darci la propria carne da mangiare?“, Gesù disse loro: “In verità, in verità vi dico, se non mangerete la carne del Figlio dell’Uomo e berrete il suo sangue, non avrete la vita in voi. Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue ha la vita eterna“. Dice “In verità, in verità” cioè non in maniera figurata. E per esprimere ancora di più la verità aggiunge: “La mia carne è veramente cibo e il mio sangue è veramente bevanda“. Io invero, poiché desidero avere la vita eterna, mangio veramente la Carne di Cristo e veramente bevo il suo Sangue, quella carne che prese dalla Vergine e quel Sangue che sparse sulla croce. Io credo col cuore e proclamo con la bocca quello che in questo sacramento mangio lo stesso Signor nostro Gesù Cristo, fondato sull’autorità delle parole: “Chi mangia la mia carne, vive per me“. Cristo non è diviso in parti quando viene mangiate, né viene fatto a pezzo sotto le specie sacramentali, come la carne che viene venduta al macello, ma viene assunto illeso e mangiato integro. Vive mentre viene mangiato, poiché risorse dopo morto. Mangiato non muore, poiché risorse per mai più morire. Come infatti la vedova di Zarepta mangiava ogni giorno e mai diminuiva la farina, così la Chiesa universale ogni giorno assume e mai esaurisce la Carne e il Sangue di Gesù Cristo sotto le specie sacramentali. Così il Corpo di Cristo è mangiato ogni giorno e non viene meno, né decresce. Infatti non di pane e di vino è materialmente formata la Carne o il Sangue, ma la materia del pane e del vino viene mutata nella sostanza della Carne e del Sangue: non è aggiunta al Corpo, ma viene transustanziata in Corpo.
De sacrosancto altaris mysterio, IV, 7


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