di Luca Fumagalli

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La prima grande battaglia a cui Sassoon partecipò fu quella della Somme, che ebbe inizio il 1 luglio 1916. Sotto la pressione del martellante fuoco tedesco assistette impotente alla morte di molti commilitoni con cui aveva stretto amicizia e vide ufficiali bloccarsi in preda al panico (a uno di questi puntò contro la pistola, minacciandolo). In un atto di estremo coraggio, in pieno giorno, catturò da solo una trincea avversaria a suon di bombe e grida, riuscendo a mettere in fuga i cinquanta o sessanta occupanti grazie anche al supporto di una mitragliatrice che aveva iniziato a sparare dalle linee inglesi. Purtroppo, però, fu una vittoria di corto respiro: Sassoon, soprannominato dai compagni “Mad Jack” proprio in virtù di simili gesta al limite del suicidio, si rese presto conto che i tedeschi sarebbero ritornati in forze e non poté fare altro che ripiegare.

A quei giorni risale la poesia Un attacco di notte (A Night Attack), rimasta inedita fino al 1970. I versi testimoniano l’efferatezza di un conflitto in cui i soldati di entrambi gli schieramenti ammazzano per non essere ammazzati e dove gli ordini disumani dei generali vanno a braccetto con una tecnologia al servizio della morte.

Trasferito in un ospedale a Rouen a causa di una brutta enterite, Sassoon venne a sapere dal dottore che lo aveva in cura che sul «Times» il suo nome figurava tra quello dei destinatari di una Military Cross. Si deliberò quindi di organizzare in tutta fretta il suo rimpatrio per essere decorato.  

A Oxford il contrasto tra il guerriero e il pacifista che animava già da qualche tempo la sua produzione prese una piega inaspettata verso la satira. Nella lirica Cristo e il soldato (Christ and the Soldier), mai pubblicata in vita, la religione mostra tutta la sua inadeguatezza davanti al dramma che si compie sui campi di battaglia, mentre ne L’eroe (The Hero) la morte del figlio viene grottescamente presentata alla madre come un qualcosa di glorioso, necessario, addirittura desiderabile: «Noi madri siamo così orgogliose / dei nostri soldati morti». Particolarmente toccante è anche Il letto di morte (The Death-Bed), a parere dello stesso Sassoon «la migliore cosa scritta» dal 1914: quando un’infermiera offre da bere a un soldato ricoverato in un ospedale, quest’ultimo riesce a dimenticare per un momento la sua ferita e, nonostante la cecità, è libero di vagare con la mente tra paesaggi consolatori; ma la morte è in agguato e il protagonista esala il suo ultimo respiro tra assonanze e allitterazioni (che stavano diventando sempre più tipiche del linguaggio musicale dell’autore inglese).

A settembre vide la luce Morning-Glory, ennesima plaquette poetica pubblicata da Sassoon a sue spese, in cui vecchi e nuovi temi convivevano senza soluzione di continuità; nel mentre Ross aveva preso contatti con la Heinemann per un’edizione commerciale dell’opera del protetto, aiutato nella selezione dei componimenti da Marsh e da Graves. Il volume, intitolato Il vecchio cacciatore (The Old Huntsman), sarebbe stato dedicato a Thomas Hardy.

Da parte sua Sassoon, ancora ammalato, seguitava a scrivere a ritmi frenetici, fiducioso che la verità e la compassione della sua penna potessero in qualche modo mitigare la brutalità della guerra in atto: il fabbricante di lapidi dell’omonima poesia (The Tombstone-Maker) si lamenta del fatto che i morti vengano ora seppelliti in Francia, assottigliando di conseguenza i suoi guadagni; il sonetto Duecento anni dopo (Two Hundred Years After) immagina i fantasmi dei militari britannici infestare le trincee; Una ballata (A Ballad) racconta invece di un ufficiale che si spara a un piede per essere rimandato a casa e che finisce per insegnare alle giovani reclute «la via del sangue e della gloria»; infine Loro (They), uno dei più famosi epigrammi contro la guerra, è forse l’esempio più evidente dell’influenza di Ross, osteggiatore del nazionalismo sfegatato di quella società che lo aveva perseguitato.   

Di nuovo in Francia a inizio 1917, Sassoon venne passato dal Primo al Secondo battaglione dei Royal Welch Fusiliers. Scrisse a Ross di non aver ancora incontrato nessuno che avesse «una qualche fiducia negli scopi della guerra» e in una nuova lirica, Nella chiesa di Sant’Ouen (In the Church of St Ouen), pubblicata solamente nel 1973, l’autore si descrive alla ricerca di una pace più profonda: «Perso per Dio, tento di trovarlo dappertutto».

In primavera, durante la battaglia di Arras, venne ferito alla schiena da un cecchino tedesco: il proiettile, per fortuna, aveva mancato per un soffio sia la giugulare che la spina dorsale…

La vita di Siegfried Sassoon continua nei prossimi articoli della serie.



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L’immagini di copertina, che ritrae Sassoon con David Cuthbert Thomas, è tratta dal sito https://www.walesonline.co.uk/news/wales-news/discovered-lost-photos-welsh-first-7132397.