Riportiamo alcuni punti di un discorso tenuto a Napoli durante il Congresso Eucaristico del 1891 dall’allora Canonico della Chiesa Metropolitana di Napoli, Giuseppe Prisco. Prisco, nato a Boscotrecase l’8 settembre 1833, sotto il magistero del canonico Gaetano Sanseverino divenne una delle menti più brillanti dell’Accademia filosofica e teologica italiana e della rinascita del Tomismo. La sua attività professorale e intellettuale fu sommamente apprezzata da Leone XIII, il quale il 30 novembre 1896 lo annoverò fra i Cardinali Diaconi di Santa Romana Chiesa e due anni dopo, morto improvvisamente Monsignor Sarnelli, lo destinò, conferendogli personalmente la consacrazione episcopale, alla Chiesa di Napoli che governò saggiamente e con frutto fino alla morte, che lo colse il 4 febbraio 1923.

La pace è dolce, soave ed allettatrice, ma essa viene da Dio, si alimenta del pensiero e dell’amore di Dio, e torna a Dio. Se non fosse così, essa non sarebbe né nobile né grande; perciocché solo nobile e grande è ciò che deriva dal fonte dell’infinita verità, bontà e bellezza, e per misterioso cammino ad esso ritorna. Riverbero, immagine e specchiamento dell’ordine è certamente la pace; ma l’ordine creato essendo esso stesso riverbero, immagine e specchiamento di quella increata armonia, nella quale mentre s’illustra si smarrisce il nostro intelletto, ei ne consegue, che da Gesù Cristo viene, a Gesù Cristo va, ed a Gesù Cristo ritorna ogni vera e durevole pace. E chi per insipiente orgoglio, o per un errore alimentato segretamente nel suo cuore, si persuade, che l’opera sua debba bastare, e che di Gesù Cristo possa far senza, nella vanità dei suoi conati e nella coscienza della propria insufficienza troverà vieppiù accesa la brama di quei beni che sono in Gesù Cristo soltanto … La simbolica lampada che non manca mai presso al Tabernacolo venerato dagli Angeli, mentre è un segno di onore e di culto a Gesù, dice tacitamente a tutti: qui è la luce che illumina ogni uomo, il quale venga nel mondo; qui è la sorgente vera di pace. Ipse (Christus) est pax nostra (Eph. 11, 14). Il manco di questa fede, di quest’onore, di questo culto è la segreta cagione delle calamità, onde è agitata, travagliata e minacciata di peggio la società odierna … Non vi è uscita: o la grande e mite sembianza di Gesù col tesoro dei beni che ci ha lasciati, o lo spettro sanguinoso e minacciante di Caino … Il ritorno a Gesù Cristo nella scienza e nella vita, nel pensiero e nell’azione è il solo mezzo onde ridare la concordia agl’ intelletti e la pace negli ordini dei voleri.


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