Il Romano Pontefice in antico celebrava gli uffici liturgici commemorativi della discesa dello Spirito Santo sulla Chiesa nascente nella Basilica Vaticana per sottolineare il ruolo di protagonista che in quella prima Pentecoste cristiana ebbe il Principe degli Apostoli: questi infatti, nota il Cardinale Schuster, “inizia quest’oggi l’esercizio del primato pontificio annunziando per il primo la novella evangelica ai rappresentanti delle varie nazioni, senza distinzione di patria e d’origine, senza differenza di confini di regni o di città; a nome della Chiesa intera, è parimente Pietro che protesta contro la volgare calunnia di ebrietà apposta agli apostoli ; è egli infine che in quella prima predica converte e battezza i primi tremila neofiti, che aumentano la famiglia del Nazareno“[1].
A conferma di questa pratica liturgica, Sisto V fissò in San Pietro la statio ossia il luogo dove il Papa avrebbe dovuto tenere la Cappella Papale di Pentecoste, celebrando personalmente la messa papale o assistendo pontificalmente al sacrificio; e tal disposizione era rispettata ancora nel Seicento.
A poco a poco però la funzione si spostò nella Cappella del Palazzo abitato dal Pontefice: la Sistina in Vaticano o la Paolina al Quirinale.
Il Pontefice teneva Cappella non solo il giorno di Pentecoste, ma anche al Vespro della solennità.
Per il Vespro sull’altare, parato di rosso (come il trono), si esponeva l’arazzo della discesa del Paraclito. Il Pontefice vi interveniva in manto rosso e mitria di lama d’oro, attorniato dai Cardinali in cappa rossa. Durante il canto della prima strofa del Veni creator Spiritus il Papa discendeva dal trono e andava a genuflettersi al faldistorio coi cuscini rossi posti davanti all’altare.
Per il giorno di Pentecoste l’arredo della Cappella era lo stesso del Vespro. Il Pontefice, che assisteva alla messa pontificale cantata da un Cardinale Vescovo, vi si conduceva rivestito del manto rosso e redimito del triregno, in memoria del fatto che anticamente il Papa, conclusa l’offerta del Sacrificio, faceva solennemente ritorno in Laterano incoronato della tiara[2]. La predica veniva svolta, per disposizione di Clemente XIV, da un alunno del Collegio Urbano di Propaganda Fide.

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