Alcuni passi della voce “Eucaristia” del “Dizionario di Mariologia” (Roma, 1961, pp. 150-157) del padre Gabriele Maria Roschini osm.
Cristo nell’Eucaristia è Figlio di Maria; il suo corpo e il suo sangue, dato in cibo e bevanda agli uomini, sono stati presi dal corpo e dal sangue di Maria. È qui il fondamento di tutte le relazioni di Maria con l’Eucaristia … Ma oltre a questa relazione di “origine”, nella S. Scrittura ne viene espressa anche un’altra: l’assistenza di Maria al sacrificio eucaristico e la sua partecipazione al medesimo mediante la partecipazione alla comunione eucaristica (Atti 1, 14; 2, 32). La fractio panis, infatti, nel linguaggio neotestamentario, non è altro che la celebrazione eucaristica, alla quale Maria non poteva non partecipare, non tanto per le esigenze della vita spirituale, quanto per la sua missione ecclesiologica, ossia, non poteva non partecipare al mistero dell’unità del Corpo mistico, del quale Ella stessa era, nella prima comunità cristiana, il Centro, non certo giuridico, ma spirituale … Maria, inoltre, avendo partecipato al sacrificio cruento di Gesù sul Calvario (Gv 19, 25), non poteva essere assente, sia come Corredentrice che come Mediatrice di grazia, da quello incruento dell’altare …
Nei primi cinque secoli, i Padri, specialmente nel confutare il Docetismo, dimostrano che nell’Eucaristia vi è la stessa carne e lo stesso sangue che il Verbo prese da Maria Vergine … Così S. Ignazio Martire (+ 107) scriveva ai Romani (7, 2): « Voglio il Pane di Dio, che è la carne di Gesù Cristo dal seme di David… ». Questa carne di Cristo, nostro Pane, è realmente nata dalla Vergine; per questo i Doceti, ì quali non ammettono la realtà di questa carne derivata dalla Vergine, si astengono dall’Eucaristia (Ad Smyrnaeos, c.1,1e 7,1). S. Giustino, nella sua Prima Apologia, dopo aver asserito che il Verbo si è fatto uomo nascendo da una Vergine, stabilisce il paragone tra la realtà della carne assunta dal Verbo e la realtà della carne e del sangue di Cristo nell’Eucaristia (PG 6, 427). Anche S. Ireneo afferma che se non si ammette che Cristo è vero uomo nato da Maria Vergine, allora «neppure il calice dell’Eucaristia è la comunione del suo sangue, né il pane che noi spezziamo è la comunione del corpo di Lui» (Adv. Haer. III, 7). S. Efrem parla del «sacramento di quel corpo unico che [il Signore] prese da Maria» (Hymni, ed. Lamy, 6, 732). Abercio (a. 180), nel suo celebre epitaffio, parla della fede che «gli diede in cibo, dovunque, un pesce [simbolo dell’Eucaristia] tratto da una fonte ingente, pura [Maria]» …
Berengario, confutato da Lanfranco (maestro di S. Anselmo) e da vari altri, dopo essere stato condannato da vari Concilii particolari, venne obbligato dal Concilio Romano del 1079 a sottoscrivere una formula di fede (Cfr. Denzinger, 544) nella quale, tra l’altro, si asserisce che «dopo la consacrazione vi è il Corpo di Cristo nato dalla Vergine» …
La ragione, illuminata dalla fede, trova una relazione vera e reale tra Maria e l’Eucaristia, relazione che ha il suo reale fondamento nell’incarnazione e perciò nella divina maternità della Vergine.
Quel corpo che i fedeli adorano, sostanzialmente presente sotto le specie eucaristiche, è stato liberamente concepito, gestato e nato da Maria, più che il corpo di qualsiasi figlio dalla propria madre. Vi è perciò, nel corpo di Cristo Eucaristico, qualcosa di Maria, madre sua. Secondo la teoria scolastica dell’ilemorfismo, si può asserire che la materia prima della madre rimanga, in qualche misura, nel figlio sotto una nuova forma sostanziale.
Ma oltreché con l’Eucaristia considerata come Sacramento, Maria ha una vera e reale relazione con l’Eucaristia considerata come Sacrificio. Il Sacrificio eucaristico, infatti, non è altro, sostanzialmente, che il sacrificio stesso della Croce. Orbene, al sacrificio della croce Maria cooperò non solo in modo indiretto e remoto (quale Madre sia del Sacerdote che della Vittima di quel Sacrificio), ma anche in modo prossimo e diretto, offrendo, insieme con Cristo, quel divin sacrificio, ossia, rinunziando ai diritti materni che Ella aveva su quella Vittima per la salvezza del genere umano. Altrettanto si deve dire della cooperazione della Vergine al sacrificio dell’altare, sostanzialmente identico a quello della croce. Vi coopera in modo remoto e indiretto, in quanto che la reale relazione di Madre sia verso il Sacerdote che verso la Vittima continua ancora; e vi coopera anche in modo prossimo e diretto, in quanto che l’offerta della Vittima che Ella fece sul Calvario, insieme alla rinunzia dei diritti materni ch’Ella aveva sulla medesima, continua ancora, non essendo mai stata da Lei ritrattata.
🔵La Vergine Maria e il santo sacrificio della Messa
🔵Maria e il Santissimo Sacramento

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