Nell’ultimo Concistoro Ordinario Pubblico presieduto da Leone XIV, anche Bartolo Longo è stato annoverato tra i nuovi santi che saranno “canonizzati” il 19 ottobre 2025. Da decenni si tenta di porre sugli altari tutto e il contrario di tutto: ecumenisti, liberali, modernisti, a fianco di veri cattolici come fu in effetti il giurista e fondatore del glorioso Santuario di Pompei.
Dalla Nota Editoriale (Ed. RS, 2025) del suo libro Le ragioni della Santa Inquisizione e la grandezza di San Domenico[1] riportiamo un breve estratto, al quale si potrebbero aggiungere molte altre citazioni. Vedere anche la video-presentazione qui.
Bartolo Longo non ha bisogno di presentazioni: avvocato, già anticlericale e spiritista, poi convertito al Cattolicesimo, co-fondatore del Santuario della Beata Vergine del Rosario di Pompei, figura popolarissima e grandiosa, con una vita che oscilla tra l’epopea e il miracolo. Qui non lo chiameremo col titolo di Beato, non certo per negare i suoi vasti meriti, ma perché – come noto – questo riconoscimento gli è stato attribuito dalla gerarchia neomodernista e dovrà essere confermato dalla Chiesa[2] nel pieno uso delle sue prerogative. Confidiamo, già da ora, che così sarà.
Anzi, si può dire di più: ciò che scrive Longo in questo volume è l’esatta negazione delle dottrine ambigue ed erronee del Vaticano II. Le parole del celebre avvocato sbugiardano fin dalla base le falsità del liberalismo religioso, dell’ecumenismo indifferentista e le assurdità propalate dagli stessi che, col solito metodo del colpo al cerchio, colpo alla botte, lo hanno «beatificato». Una sua frase, che troverete nelle pagine seguenti, può essere serenamente definita l’anti-Dignitatis Humanae: «Innanzi a Dio l’uomo non ha vera libertà di coscienza, libertà di culto e libertà di pensiero, come oggi s’intende, cioè facoltà di scegliersi una religione ed un culto come gli talenta; ma solo la libertà dei figliuoli di Dio, come dice S. Paolo, cioè di lasciare l’errore e le seduzioni del secolo per correre liberamente al Cielo. L’affermare, perciò, che l’uomo ha il diritto innanzi a Dio di pensare e di credere in religione come gli piace, è un errore». […]
[1] Il titolo originale era solo San Domenico e l’Inquisizione al Tribunale della Ragione e della Storia (Valle di Pompei, scuola tipografica editrice Bartolo Longo, 1888).
[2] Sulle «nuove canonizzazioni», vedere il capitolo L’infallibilità, il magistero, la resistenza all’errore, in Parole chiare sulla Chiesa. Perché c’è una crisi, dove nasce e come uscirne, a cura di don D. Di Sorco, Edizioni Radio Spada, 2023.

