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di Redazione

Nel suo discorso del 12 giugno 2025 al clero di Roma, Leone XIV ha affermato: “Non scappiamo di  fronte ad esse [le sfide]! L’impegno pastorale, come quello dello studio, diventino per tutti una scuola per imparare a costruire il Regno di Dio nell’oggi di una storia complessa e stimolante. In tempi recenti abbiamo avuto l’esempio di santi sacerdoti che hanno saputo coniugare la passione per la storia con l’annuncio del Vangelo, come don Primo Mazzolari e don Lorenzo Milani, profeti di pace e di giustizia. E qui a Roma abbiamo avuto don Luigi Di Liegro che, di fronte a tante povertà, ha dato la vita per cercare vie di giustizia e di promozione umana. Attingiamo alla forza di questi esempi per continuare a gettare semi di santità nella nostra città”.

Se Primo Mazzolari è stato in molte cose un vero precursore del Vaticano II (al punto che Paolo VI disse che «aveva il passo troppo lungo e noi si stentava a tenergli dietro. Così ha sofferto lui e abbiamo sofferto anche noi. Questo è il destino dei profeti»), la storia di don Milani e del suo disastroso modello non ha bisogno di molti chiarimenti. Della portata ideologicamente sovversiva del prete fiorentino abbiamo parlato a Ravenna con Pucci Cipriani, Ascanio Ruschi e Andrea Giacobazzi nella conferenza sui Cattivi Maestri della rivoluzione, dove sono stati presentati i volumi Da Barbiana al Forteto (Don Milani e il donmilanismo), (Ed. Solfanelli) e La rivoluzione guardata negli occhi. Un libro che spiega il passato e racconta il futuro, di Mons. Louis-Gaston de Ségur – Mons. Jean-Joseph Gaume (Ed. Radio Spada).


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Imm. in ev. di Pub. Dom. da: https://commons.wikimedia.org/wiki/File:Don_Milani_1959.jpg

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