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di Redazione
Dalla sezione “Rinunce e nomine” del Bollettino della Sala Stampa di ieri si può leggere: “Oggi, mercoledì 11 giugno 2025, ha avuto luogo il riconoscimento agli effetti civili e la presa di possesso dell’Ufficio di S.E. Mons. Giuseppe Lin Yuntuan, che il Santo Padre, nel quadro del dialogo relativo all’applicazione dell’Accordo Provvisorio tra la Santa Sede e la Repubblica Popolare Cinese, ha nominato, in data 5 giugno 2025, Vescovo Ausiliare di Fuzhou (Provincia del Fujian, Cina)”.
A prendere atto degli sviluppi del noto Accordo è una fonte non sospettabile di simpatie tradizionaliste e nemmeno di eccessivo allineamento alla Segreteria di Stato, ovvero AsiaNews, che per ben tre volte ribadisce nello spazio della pagina: “Soddisfazione della Santa Sede per un “passo rilevante” che conferma il “cammino di comunione” alla base dell’Accordo con Pechino” (sommario); “Mons. Giuseppe Lin Yuntuan, 73 anni, che secondo quanto comunicato oggi dalla Santa Sede aveva già ricevuto l’ordinazione episcopale alla fine del 2017, è stato insediato questa mattina ufficialmente come ausiliare di mons. Cai Bingrui. Quest’ultimo era stato nominato vescovo di Fuzhou da papa Francesco nel gennaio scorso in quella che è stata la sua ultima nomina episcopale per la Chiesa in Cina: è facile dunque leggere la continuità con quanto accaduto oggi. E si tratta di un fatto importante nel quadro dell’Accordo tra Roma e Pechino sulla nomina dei vescovi in vigore dal 2018 e rinnovato per altri quattro anni nell’ottobre scorso” (testo); “Con la scelta annunciata oggi e le parole di commento diffuse dalla Santa Sede, papa Leone XIV mostra comunque chiaramente di voler proseguire nell’attuazione dell’Accordo firmato dal Vaticano con Pechino nel 2018” (testo).
Quadro confermato del resto dal direttore della Sala Stampa della Santa Sede Matteo Bruni: “Si apprende con soddisfazione che oggi, in occasione della presa di possesso dell’ufficio di vescovo ausiliare di Fuzhou da parte di mons. Giuseppe Lin Yuntuan, il suo ministero episcopale viene riconosciuto anche agli effetti dell’ordinamento civile. Tale evento costituisce un ulteriore frutto del dialogo tra la Santa Sede e le autorità cinesi ed è un passo rilevante nel cammino comunionale della diocesi”.
Si noti che due elementi incoraggiano i commentatori di AsiaNews, uno più verificabile e uno decisamente più discutibile: il fatto che il neo-nominato fosse vescovo fino ad ora “sotterraneo” ora riconosciuto ufficialmente dalle autorità di Pechino (è un fatto) e che le sue prime gravi dichiarazioni, peraltro pienamente inserite nel quadro di un compromesso col regime, siano più formali che sostanziali.
Sì, perché gli organi dell’Associazione patriottica (vedere China Catholic che di “catholic” ha solo il nome) hanno dato conto del contesto in cui è avvenuto l’insediamento, ovvero del giuramento a rispettare “la Costituzione e le leggi del Paese, salvaguardare l’unità della madrepatria e l’armonia sociale, amare il Paese e la religione, aderire al principio di indipendenza e autogestione della Chiesa, seguire la direzione della sinicizzazione del cattolicesimo nel nostro Paese e contribuire alla costruzione complessiva di un moderno Paese socialista e alla promozione a tutto campo della grande rinascita della nazione cinese” (grassettature nostre). Ora è chiaro a tutti che nelle questioni di principio, non ci si può aggrappare troppo a presunte distinzioni tra formalità e sostanzalità in quanto la professione pubblica di certe dottrine è un fatto sempre sostanziale.
Seppure non si possano dare giudizi in foro interno e la valutazione della situazione cinese resti complessa e fondata su molti dati oscuri tanto per il grande pubblico quanto per gli osservatori, rimane l’idea di un pessimo accordo che prosegue per una strada in cui la “sinicizzazione del cattolicesimo” sembra un modo neanche troppo elegante per dire altro. Molto altro.
A questo patto del 2018 – le cui clausole, ricordiamo, non sono di dominio pubblico – sono dedicate diverse pagine di Golpe nella Chiesa. Documenti e cronache sulla sovversione: dalle prime macchinazioni al Papato di transizione, dal Gruppo del Reno fino al presente.
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Imm. da screenshot di China Catholic

