Leone XIV, lo si voglia o meno vedere, segue la via storta del Vaticano II, tracciata da Giovanni XXIII e Paolo VI e seguita dagli altri fino a Francesco.
Lo fa senza particolari scatti in avanti.
Lo fa in modo normale rispetto alle bombe che frequentemente scagliava il trapassato Bergoglio.
Lo fa in modo normale.
Ma lo fa!
Nel commemorare il cardinale romeno Iuliu Hossu (1885-1970), vittima della persecuzione dei comunisti e dei loro cappellani “ortodossi”, Prevost si è soffermato sull’impegno che il prelato profuse nella difesa degli Ebrei perseguitati durante la seconda guerra mondiale.
Anzi ha parlato solo di quello!
Non si è soffermato più di tanto sul vero valore del porporato romeno, ossia la sua fedeltà al Primato del Romano Pontefice. Questo punto è fortemente antiecumenico e, ricorrendo il trentennale dell’enciclica Ut unum sint, in cui Giovanni Paolo II, nemico dell’uniatismo[1], chiedeva ai correligionari dei persecutori “ecclesiastici” di Hossu di collaborare con lui per dare una nuova forma al primato petrino[2], forse non si è voluto ricordare che l’eminentissimo commemorato aveva un’idea di Chiesa né collegiale né sinodale, ma unica e unita nell’unico Capo Visibile, il Papa di Roma.
Al contrario ne ha fatto un anticipatore (i modernismi trovano loro anticipatori ovunque!) della dichiarazione conciliare Nostra Aetate sulle religioni non cristiane e del conseguente dialogo giudaico-cristiano, che sono un’offesa a Gesù Cristo come vero Messia predetto dai Profeti dell’Antico Testamento e come Mediatore della Nuova ed Eterna Alleanza che ha posto fine all’Antica[3].
- Sulla posizione di Giovanni Paolo II ribadita da Francesco si veda quanto scritta nell’articolo ““L’uniatismo oggi non è lecito”. Bergoglio e cinquant’anni di ecumenismo” ↩︎
- Cfr Ut unum sint, 95: “Sono convinto di avere a questo riguardo una responsabilità particolare, soprattutto nel constatare l’aspirazione ecumenica della maggior parte delle Comunità cristiane e ascoltando la domanda che mi è rivolta di trovare una forma di esercizio del primato che, pur non rinunciando in nessun modo all’essenziale della sua missione, si apra ad una situazione nuova”. Le parole di Wojtyla sono un’applicazione di Lumen Gentium e della nuova ed ereticale dottrina della collegialità. L’errore di questo documento conciliare e dei suoi derivati è ben spiegata nell’articolo “Lumen Gentium e Dominus Iesus. All’origine della sinodalità e del turbo-ecumenismo di Bergoglio“. ↩︎
- Per comprendere la gravità della dichiarazione conciliare si veda l’articolo “Da Nostra Aetate a Benedetto XVI” e il volume di don Curzio Nitoglia “Non abbiamo fratelli maggiori“. ↩︎


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