Duo capita quasi monstrum
(Bonifacio VIII)

In data odierna Leone XIV ha ricevuto in udienza la Conferenza Episcopale Italiana. Ai presuli, capitanati dal cardinale Zuppi, Prevost ha rivolto un discorso che nella parte iniziale richiama il documento chiave del Concilio Vaticano II, ossia la costituzione “dogmatica” Lumen gentium sulla Chiesa (d’ora in poi LG):

«Nell’esercitare il mio ministero insieme con voi, cari fratelli, vorrei ispirarmi ai principi della collegialità, che sono stati elaborati dal Concilio Vaticano II. In particolare, la Costituzione Lumen gentium sottolinea che il Signore Gesù costituì gli Apostoli «a modo di collegio o ceto stabile, del quale mise a capo Pietro, scelto di mezzo a loro» (n. 19). È in questo modo che siete chiamati a vivere il vostro ministero: collegialità tra voi e collegialità con il successore di Pietro».

Ora, va messo subito in chiaro che la nominata costituzione conciliare è dei documenti prodotti dal Vaticano II il più devastante, perché non si limita a dare un indirizzo ambiguo o eretico, ma intacca la struttura stessa della Chiesa, quale fu voluta dal suo divin Fondatore, il Signor nostro Gesù Cristo.

Anzitutto LG contiene affermazioni sull’unità della Chiesa di Cristo e sull’identità tra la Chiesa di Cristo e la Chiesa Cattolica Apostolica Romana, che sono ora ambigue ora in contraddizione – lo riconosceva anche Ratzinger[1] – con l’insegnamento precedente[2]. Si tratta della famosa questione del subsistit in che andò a sostituire l’est «per prevalenti fini ecumenici» (p. Mucci sj[3]) e che, in un turbine di ecumenismo, porta alla seguente conclusione: «La Chiesa è una, è la Chiesa cattolica, ma al tempo stesso la Chiesa c’è anche al di fuori del potere del Papa»[4].

A proposito del papa, LG è stato l’inizio della destrutturazione del Papato[5], l’attacco frontale al dogma del primato di giurisdizione, il risorgere di dottrine rigettate dal Vaticano I [6].
Come è stato infatti notato da dotti commentatori «la dottrina di LG sulla duplicità del potere supremo [Papa e Collegio Episcopale], nonostante la Nota praevia, appare direttamente contraria all’insegnamento del Vaticano I sull’unicità del potere del Papa: ora una dottrina contraria all’insegnamento della Chiesa si definisce eresia. La dottrina di LG secondo la quale la consacrazione episcopale darebbe un potere di governare è almeno proxima haeresi, soprattutto dopo gli insegnamenti di Pio XII» [7].

Prevost quindi si ispira a un documento che in molti punti si contrappone alla costituzione della Chiesa voluta da Gesù ed è pertanto nocivo alla fede, tanto più che non è subitamente riconoscibile.

Al contrario fa bene alla fede, poiché corrisponde alla Rivelazione, il seguente insegnamento di Bonifacio VIII, che vogliamo sia (questo sì) il principio ispiratore:

«Colui dunque che presiede la Chiesa Romana è Successore di Pietro e perciò gode del potere di lui, altrimenti il Dio e Uomo Cristo Gesù, che siede alla destra del Padre, avrebbe lasciato la sua Chiesa o acefala, cioè senza qualcuno che tenesse le sue veci su tutta la terra, oppure come un mostro a più teste: ciò che non sarebbe soltanto da ritenersi contrario alla ragione anche in natura, quanto piuttosto eretico».


  1. «Poiché il peccato è una contraddizione, questa contraddizione, questa differenza fra subsistit ed est non si può ultimamente dal punto di vista logico risolvere. Nel paradosso della differenza fra singolarità e concretezza della Chiesa da una parte e esistenza di una realtà ecclesiale al di fuori dell’unico soggetto dall’altra si rispecchia la contraddittorietà del peccato umano, la contraddittorietà della divisione» in Osservatore Romano, 4 marzo 2000, p. 8. ↩︎
  2. Lo schema conciliare originario De ecclesia, poi rigettato dai neomodernisti con la complicità di Montini, recepiva la dottrina tradizionale sulla Chiesa, così come era stata da ultimo insegnata da Leone XIII in Satis cognitum (1896) e da Pio XII in Mystici corporis (1943). Sempre papa Pacelli nella Humani generis (1950) contro la Nuova Teologia o Neomodernismo aveva condannato quanti «non si ritengono legati alla dottrina che Noi abbiamo esposta in una Nostra Enciclica e che è fondata sulle fonti della Rivelazione, secondo cui il Corpo mistico di Cristo e la Chiesa cattolica romana sono una sola identica cosa». ↩︎
  3. Don Andrea Mancinella, Golpe nella Chiesa. Documenti e cronache sulla sovversione: dalle prime macchinazioni al Papato di transizione, dal Gruppo del Reno fino al presente ↩︎
  4. Don Mauro Tranquillo, Nuova e antica dottrina a confronto. La Chiesa, il Papa e i Vescovi, in “La Tradizione Cattolica” anno XXI n.2 (75), 2010. ↩︎
  5. Vedi “La destrutturazione del Papato, un vecchio problema” di Don Andrea Mancinella. ↩︎
  6. Monsignor Dino Staffa faceva notare che la collegialità  «è più facilmente conciliabile con l’opinione di Enrico Maret che con la dottrina del Concilio Vaticano primo». Mons. Henri Maret (1805-1884), gallicano e liberale, sosteneva essere falsa la dottrina (che è dogma cattolico!) secondo cui “al solo Pietro” fu dato il pieno potere della chiavi. Si veda l’articolo “In che senso gli Apostoli sono fondamento della Chiesa?“. ↩︎
  7. Don Mauro Tranquillo, Episcopato e collegialità, in “La Tradizione Cattolica”, anno XVII n.1 (61), 2006. ↩︎


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