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di Redazione
A oltre un mese dall’elezione di Leone XIV la coerenza con le dichiarazioni della prima sera (Chiesa sinodale, Papa Francesco, pace disarmata, ponti, dialogo) pare completa.
Un focus interessante è quello relativo all’idea che il neoeletto ha del rapporto tra sinodalità ed ecumenismo. Un primo e chiaro indirizzo – con tanto di elogi al documento di Abu Dhabi – lo diede in occasione dell’Udienza ai Rappresentanti di altre Chiese e Comunità ecclesiali e di altre religioni (19 maggio 2025, vedere collegamento sopra). Parlava di “promozione del carattere sinodale della Chiesa Cattolica e […] sviluppo di forme nuove e concrete per una sempre più intensa sinodalità in campo ecumenico”. Dunque non solo piena continuità con Bergoglio ma intensificazione.
Gli atti successivi hanno potentemente ribadito il quadro. Certamente attraverso l’aggiacciante messaggio rivolto agli eretici anabattisti (vedere sempre sopra) ma, più recentemente (7 giugno 2025), col Discorso ai partecipanti al Simposio Ecumenico dedicato al 1700° Anniversario del Concilio di Nicea. Alcuni passaggi sono rivelatori: vediamoli.
Oltre agli elogi al Vaticano II, si può leggere: “Il contributo dei delegati fraterni delle Chiese e delle comunità ecclesiali dell’Oriente e dell’Occidente al recente Sinodo sulla sinodalità, tenutosi qui in Vaticano, è stato uno stimolo prezioso per una maggiore riflessione sulla natura e sulla pratica della sinodalità. Il Documento Finale del Sinodo ha evidenziato che «il dialogo ecumenico è fondamentale per sviluppare la comprensione della sinodalità e dell’unità della Chiesa» e ha incoraggiato lo sviluppo di «pratiche sinodali ecumeniche, fino a forme di consultazione e discernimento su questioni di interesse condiviso e urgente» (Per una Chiesa Sinodale: Comunione, Partecipazione, Missione, 138). Spero che la preparazione e la commemorazione congiunta del 1700° anniversario del Concilio di Nicea saranno un’occasione provvidenziale «per approfondire e confessare insieme la fede cristologica e per mettere in pratica forme di sinodalità tra i Cristiani di tutte le tradizioni» (ivi, 139).”
Non semplicemente quindi la riaffermazione piena della sinodalità di marca bergogliana (con esplicito, puntuale e reiterato riferimento al Sinodo in corso) ma la riedizione del vecchio errore sulla “comprensione dell’unità della Chiesa” attraverso un “fondamentale” (sic!) ecumenismo, quasi che la Chiesa di Cristo non SIA già UNA e CATTOLICA. Il tema è affrontato nelle sue origini e nei suoi dettagli in Golpe nella Chiesa. Documenti e cronache sulla sovversione: dalle prime macchinazioni al Papato di transizione, dal Gruppo del Reno fino al presente.
Curioso (e inquietante) anche il passaggio successivo: “Purtroppo, le differenze nei rispettivi calendari non permettono più ai cristiani di celebrare insieme la festa più importante dell’anno liturgico, causando problemi pastorali all’interno delle comunità, dividendo le famiglie e indebolendo la credibilità della nostra testimonianza del Vangelo. Sono state proposte diverse soluzioni che consentirebbero ai cristiani, rispettando il principio di Nicea, di celebrare insieme la “Festa delle Feste”. In quest’anno, quando tutti i cristiani hanno celebrato la Pasqua nello stesso giorno, vorrei riaffermare la disponibilità della Chiesa Cattolica alla ricerca di una soluzione ecumenica che favorisca una celebrazione comune della resurrezione del Signore”.
Rimane poco da aggiungere. Del resto, chi voleva capire ha capito. E, ancora una volta, va ricordato: c’è di che pregare.
Cor Jesu Sacratissimum, miserere nobis.
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