Riportare alcuni passaggi del breve “Provida Mater” di Leone XIII.

In quel Cenacolo augusto, per il mistero del sopravvenuto Paraclito, la Chiesa, che già era stata concepita da Cristo, alla morte di Lui era nata come spinta da un soffio divino: aveva cominciato felicemente la sua missione fra tutte le genti per condurle all’unica nuova fede della vita cristiana. In breve tempo ne seguirono copiosi e rilevanti frutti, fra i quali quella somma unione di volontà mai abbastanza raccomandata come esempio: “La moltitudine dei credenti era un cuore solo e un’anima sola” (At 4,32). Per tale motivo abbiamo ritenuto opportuno eccitare con la Nostra esortazione e col Nostro invito la pietà dei cattolici, affinché, secondo l’esempio della Vergine Madre e dei Santi Apostoli, nella imminente novena in preparazione alla solennità della sacra Pentecoste, vogliano concordi e con straordinario ardore rivolgersi a Dio, insistendo in quella preghiera: “Manda il tuo Spirito creatore; e rinnoverai la faccia della terra”. In verità è lecito sperare grandissimi e saluberrimi beni da Colui che è Spirito di verità, rivelatore dei misteri divini nelle sacre Scritture, conforto alla Chiesa con la sua perpetua presenza; da Lui, come vivo fonte di santità, le anime, rigenerate alla divina adozione di figli, crescono mirabilmente e si perfezionano per l’eternità. Infatti dalla multiforme grazia dello Spirito derivano perennemente in esse lume divino ed ardore, medicina e forza, consolazione e pace, e la volontà di ogni bene e la fecondità di opere sante. Infine lo stesso Spirito opera talmente con la sua virtù nella Chiesa che, come di questo mistico corpo il capo è Cristo, così Egli con idonea similitudine si può dire che sia il cuore: infatti “il cuore ha una certa occulta influenza; e perciò lo Spirito Santo che invisibilmente vivifica ed unisce la Chiesa è paragonabile al cuore” (Summa th. S. Thomae, p. III, q. VIII, art. 1 ad 3). Poiché dunque Egli è essenzialmente carità ed a Lui in modo rimarchevole si attribuiscono le opere di amore, è da sperare intensamente che per opera sua – frenato il dilagante spirito di errore e di malizia – si facciano più stretti e si mantengano il consenso e l’unione degli animi, come si addice ai figli della Chiesa. Figli che, secondo l’ammonimento dell’Apostolo, non debbano mai operare litigiosamente, ma abbiano uno stesso modo di sentire, ed unanimi lo stesso vincolo di carità (Fil 2,2,3); e così, rendendo essi perfetta la Nostra gioia, facciano quindi, in più modi, sicura e fiorente la società civile. Da questo esempio poi di cristiana concordia fra i cattolici, da questo religioso impegno di preghiere al divino Paraclito si può sperare grandemente che si promuova quella riconciliazione dei fratelli dissidenti, alla quale Noi abbiamo rivolto le cure, affinché essi sentano ugualmente in se stessi i sentimenti “che furono in Cristo Gesù” (Fil 2,5), partecipando un giorno con Noi alla fede ed alla speranza, stretti dai dolcissimi vincoli di perfetta carità.

🔴Omelia di san Gregorio Magno per la Pentecoste

🔴Appassionata preghiera di Pio XII allo Spirito Santo

🔴Il Concilio di Firenze: lo Spirito Santo tra Fede e Filologia

🔴“Divinum illud munus”. L’enciclica di Leone XIII sullo Spirito Santo

🔴La Domenica delle Rose

🔴L’antica vigilia di Pentecoste nel commento storico-liturgico del Cardinale Schuster



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fonte https://www.vatican.va/content/leo-xiii/it/briefs/documents/hf_l-xiii_brief_18950505_provida-matris.html