di Luca Fumagalli

G. K. Chesterton non ha certo bisogno di presentazioni. L’inglese, tra i più importanti apologeti cattolici dell’ultimo secolo, non solo è ben noto in Italia, ma negli ultimi anni si è anche assistito a un vero e proprio revival della sua opera, con nuove edizioni e ristampe. Tutto ciò ha permesso ai lettori della Penisola – caso più unico che raro quando si tratta di “papisti” d’oltremanica – di accedere pure ai lavori più marginali della sua nutrita bibliografia, comprendente articoli, saggi, romanzi, racconti, poesie e drammi teatrali.

Di questa tendenza è pienamente parte la nuova traduzione de La resurrezione di Roma a cura della meritoria casa editrice Passaggio al Bosco, impreziosita dalla postfazione dell’amico Paolo Gulisano.

Si tratta di uno dei libri più noti di Chesterton, pubblicato per la prima volta nel 1930, originato da un suo viaggio in Italia dell’anno precedente, in occasione della beatificazione dei martiri inglesi. Giunto a Roma, Chesterton intervistò dapprima Mussolini e poi incontrò in udienza privata Papa Pio XI, i due artefici dei Patti Lateranensi che avevano sanato la cosiddetta “questione romana” dando il la a un nuovo periodo di collaborazione proficua tra lo stato italiano e la Chiesa. Stando a quanto racconta lo scrittore inglese, in entrambe le occasioni rimase in silenzio: il Duce lo investì con la sua retorica strabordante, mentre il Papa lo ammutolì solamente con la presenza. È detto nel libro: «Scoprì per la prima volta una qualità che si deve aggiungere a quelle di maggiore evidenza in Pio XI; la si definisce il suo entusiasmo per le Missioni, ma è fatta in realtà di un fortissimo antagonismo nei riguardi del disprezzo in cui vengono tenute le razze indigene, e di un’immensa fede nella fratellanza di tutte le tribù alla luce della fede. “Non dobbiamo salvare soltanto la Cristianità. ma l’umanità intera”».

La resurrezione di Roma, nelle parole del professor Alberto Castelli, curatore della voce dedicata a Chesterton nell’Enciclopedia Cattolica, è un’«apologia e glorificazione di quanto ha fatto la Chiesa nei secoli, dalla difesa del dogma alla protezione delle arti», giocata sul tema della resurrezione di una città, per sua natura eccezionale, che ciclicamente è data per morta. Ecco allora che storia, teologia, arte e suggestioni private si alternano in un turbine di emozioni e di immagini che danno al testo quel tocco tipicamente chestertoniano per cui la divagazione, più che un’anomalia, è una regola. Il volume è l’esito della maturità artistica e spirituale dello scrittore, che a suon di paradossi conduce per mano chi legge tra i meandri della Città Eterna, tra le piazze, le chiese e i suoi monumenti alla ricerca di quella Verità che tutto anima e sorregge e che fa di quel fazzoletto d’Europa il centro della Christianitas, dove è collocata la tomba di San Pietro, il capo degli apostoli.

Naturalmente non manca l’ironia – «si crede con alquanta inesattezza che esista fra i cattolici la convinzione che il Papa non può mai avere torto; in ogni modo esiste fra gli anti-cattolici la convinzione ancor più radicata che il Papa non può mai aver ragione, il che appare una discriminazione ancor più notevole e soprannaturale» –  né si contano i passaggi in cui il livore della polemica è ampiamente stemperato dallo spirito cavalleresco di Chesterton, sempre disposto ad accanirsi con stupefacente ferocia contro le idee ma mai contro chi le predica.

Oltre a essere affascinato dalle fontane, simbolo perfetto di Roma perché rappresentano il senso delle cose segrete spinte del basso, in una città «dove tutto è sepolto e nulla è perduto», l’autore inglese rivela un certo interesse pure per il fascismo, forse intravedendo in esso delle analogie con il distributismo, quasi a voler incarnare una terza via alternativa ai grandi poteri che dominano il mondo. Tuttavia questo non significa che Chesterton non ne colga limiti e aporie – con una perspicacia che fa impallidire i tanti professionisti dell’anti-fascismo di oggi – tanto da ammettere di sentirsi più vicino al Partito Popolare.

A metà tra il saggio e il diario, La resurrezione di Roma è dunque la testimonianza appassionata di un pellegrino del buon senso finalmente giunto a casa dopo tanto vagare. A far da sfondo un’Italia che aspirava a “risorgere” nel segno della verticalità e della potenza, destando un sincero interesse tra gli intellettuali più acuti dell’epoca; una compagnia di cui Chesterton, da uomo libero, faceva parte a pieno titolo.

Il libro: G.K. Chesterton, La resurrezione di Roma, Passaggio al Bosco, Firenze 2025, 280 pagine, 18 Euro.

Link all’acquisto: https://www.passaggioalbosco.it/la-resurrezione-di-roma/



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