Loudovik Batanian nacque Mardin in Turchia il 15 febbraio 1899 in una famiglia che fu vittima del genocidio armeno. Prete il 29 giugno 1921, il 5 agosto 1933 Pio XI lo elesse Arcivescovo della sua città natale. Ricevette la consacrazione il 29 ottobre successivo. Il 6 dicembre 1952 fu traslato alla Chiesa Arcivescovile di Aleppo. Nel 1959 fu chiamato alla carica di Vicario del Patriarca Agagianian, residente a Roma in quanto Cardinale Prefetto di Propaganda Fide. Quando Agagianian si dimise dalla sede patriarcale di Cilicia degli Armeni, Batanian fu chiamato a succedergli dal Sinodo dei Vescovi Armeni e assunse il nome di Iknadios Bedros (Ignazio Pietro). L’elezione, fatta il 4 settembre 1962, fu confermata da Giovanni XIII nel concistoro “unico” del 15 novembre. La cerimonia si tenne straordinariamente nella Basilica Vaticana per permettere la partecipazione dei Padri Conciliari. Nell’occasione il nuovo Patriarca, pronunciata la consueta professione di fede cattolica e il giuramento di fedeltà al Romano Pontefice, postulò il sacro pallio. Morì nella sede patriarcale di Bzoummar in Libano il 9 ottobre 1979. La sua memoria sta in benedizione per la dedizione alla causa armena, per la costruzione di enti benefici come l’orfanotrofio di Anjar e per il suo impegno durante la guerra civile libanese.
Durante il Concilio, in virtù degli studi teologici compiuti a Roma (anche sotto la guida del futuro Cardinale Ruffini) si trovò a polemizzare con vari prelati orientali e occidentali contrari al tradizionale insegnamento della Chiesa. Lo possiamo constatare nel seguente suo intervento del 30 settembre 1963 (AS II, 1, pp. 615-618) in cui critica alcuni punti dello schema “Lumen gentium” sulla Chiesa.
«Lo schema non osa dire che i cristiani non cattolici sono membri della Chiesa, o quali essi siano … Sembra che i vocaboli «eretico» e «scismatico» non esistano più. Se è così, non viene forse rigettata la dottrina di Pio XII, nella Mystici Corporis, poiché lì i membri della Chiesa sono determinati in altro modo, ed i membri delle Chiese separate sono chiaramente esclusi? Si attende un’esposizione più chiara, riguardo a questo; e in questa spiegazione si deve dire che riguarda l’essenza della Chiesa di Cristo l’unità di magistero e di governo, il cui centro e fondamento è il primato del Romano Pontefice. In quanto poi le Chiese non cattoliche rigettano l’unità in questo senso, perciò sono fuori da questa unità e fuori dalla vera Chiesa. Né sono vere Chiese di Cristo, poiché non hanno un elemento essenziale della Chiesa di Cristo. Non è sufficiente dire che hanno un’unità imperfetta, se non si aggiunge che quella imperfezione riguarda una cosa essenziale … Lo schema sembra dire molto sull’uguaglianza dei membri nella Chiesa, e poco sulla loro ineguaglianza. Si afferma, è vero, l’ineguaglianza, ma quasi come qualcosa di secondario, e subito si tenta di ridurla a ben poca cosa … Infatti si dice, a pag. 6, n. 23, lin. 13: «E se alcuni per volontà di Cristo sono costituiti come dottori, dispensatori dei misteri e pastori sopra gli altri, tuttavia vige tra tutti una vera uguaglianza quanto alla dignità e all’azione comune a tutti i fedeli». Forse che oltre a questa dignità e azione comuni a tutti, i dottori e dispensatori dei misteri, costituiti per volontà di Cristo, non hanno un’altra dignità e azione, che supera la prima dignità e azione, e che causa grande ineguaglianza? … Orbene, così come i fedeli, sebbene abbiano Cristo fratello, gli sono tuttavia subordinati e di conseguenza non gli sono uguali, così i fedeli sono subordinati ai loro pastori e dottori, e di conseguenza non sono loro uguali. Lo sforzo di mostrare che i fedeli hanno l’obbligo di esercitare l’apostolato non deve celare o mitigare la realtà della distinzione dei fedeli dai pastori. Non sarebbe più opportuno, all’inizio di questo schema, esporre brevemente, chiaramente e distintamente la verità cattolica? Cioè: «La vera Chiesa di Cristo è una società gerarchica, quindi ineguale, e così costituita da Cristo autore in modo che alcuni siano dottori, altri discepoli, alcuni capi, altri sudditi, alcuni dispensatori dei misteri, altri da santificare, sebbene tutti tendano al medesimo fine ultimo. I capi e i dottori sono poi per servire, i sudditi e i discepoli invece per essere serviti, anche se questi ultimi devono essere anche solleciti della salvezza del prossimo e cooperare all’apostolato comune con i pastori». Questa verità è di fede, da varie definizioni della Chiesa, ad es. del Concilio di Trento (cf. Denz. n. 960) … Questa costituzione della Chiesa è di diritto divino, cioè Cristo stesso istituì il ministero ecclesiastico, non però in modo che tutti i fedeli, per il fatto stesso di essere fedeli, godessero dei diritti propri di questo ministero, ma istituì un ministero distinto dal resto della comunità dei fedeli, e a quello attribuì, indipendentemente dai fedeli, e quindi immediatamente, l’autorità di reggere, insegnare e santificare la comunità dei fedeli. È utile esporre chiaramente tutto questo, per evitare l’errore dei Protestanti e di altri che dicono: «La pienezza del potere è nella comunità dei fedeli, la quale, non potendo da sé compiere i compiti annessi al sacerdozio e al magistero, delega ministri particolari per svolgere questi compiti, i quali ministri quindi dirigono e insegnano con autorità ricevuta dalla comunità dei fedeli». È da notare che nello schema proposto ai Padri del Concilio Vaticano I si diceva: «La Chiesa di Cristo non è poi una società di uguali, come se tutti i fedeli in essa avessero gli stessi diritti; ma è una società ineguale, e questo non solo perché dei fedeli alcuni sono chierici altri laici; ma perché massimamente nella Chiesa è una potestà divinamente istituita, per la quale alcuni sono dotati di potestà per santificare, insegnare e governare, altri ne sono sprovvisti». E il can. 11 così enunciava: «Se qualcuno dirà che la Chiesa è stata istituita divinamente come una società di coeguali, e che dai vescovi è detenuto un ufficio e un ministero, non però una propria potestà di governo, che spetta loro per divina ordinazione e che da essi deve essere liberamente esercitata, sia anatema» … Riguardo al sacerdozio universale: affinché, per false interpretazioni del testo (1 Pt., 2, 4-10 e Apoc. 1, 6 e 5, 9-10), non rinascano errori riguardo al sacerdozio universale e alle sue conseguenze, è auspicabile che la dottrina del magistero ecclesiastico sia esposta più evidentemente come verità fermissima, adducendo, ad esempio ciò che stabilì il Concilio di Trento stabilì».
Il Concilio purtroppo prese altre strade, quelle del modernismo, e la costituzione sulla Chiesa, la “Lumen gentium“, dei documenti prodotti dal Vaticano II è il più devastante, perché non si limita a dare un indirizzo ambiguo o eretico, ma intacca la struttura stessa della Chiesa, quale fu voluta dal suo divin Fondatore, il Signor nostro Gesù Cristo. Il perché di questo giudizio lo si può leggere nell’articolo dedicatole.


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fonte immagine https://armeniancatholic.org/mer-masin/badmagan/nakhgin-gatoghigos-badriarkner/iknadios-bedros-batanian/
