Riprendiamo alcuni passi dell’enciclica “Humani generis redemptionis” sulla predicazione della Parola di Dio pubblicata da Benedetto XV il 15 giugno 1917. Essi si applicano molto bene al pervertimento della predicazione operato dai modernisti.
Quali siano questi necessari requisiti a compiere bene questo ministero di predicare la parola di Dio, lo insegna coll’esempio colui che dalla Chiesa fu denominato il «Predicatore della verità», l’Apostolo Paolo: oh se, per beneficio di Dio, avessimo molto maggior numero di predicatori simili a lui! La prima cosa dunque che apprendiamo da Paolo è con quale preparazione e dottrina egli intraprese a predicare … In proposito, tre cose vanno soprattutto considerate. La prima, che San Paolo si abbandonò tutto alla divina volontà. Infatti, mentre era in cammino verso Damasco, non appena fu raggiunto dalla chiamata del Signore Gesù, egli proruppe nella nota esclamazione, degna dell’Apostolo: « Signore, che vuoi che io faccia? »(24). Per amore di Cristo egli cominciò subito a considerare con indifferenza, come poi fece sempre successivamente, il lavoro e il riposo, la penuria e l’abbondanza, la lode e il disprezzo, il vivere e il morire. Nessun dubbio, perciò, che egli abbia avuto tanto successo nell’apostolato, in quanto si sottomise con totale obbedienza alla volontà di Dio. Nello stesso modo, quindi, serva soprattutto a Dio ogni predicatore che voglia impegnarsi per la salvezza delle anime; non si preoccupi degli uditori, del successo, dei vantaggi che conseguirà; infine, non cerchi se stesso, ma solo Dio … Inoltre, questo proposito di servire soltanto Dio richiede un animo disposto a sopportare, tale da non sottrarsi a nessuna fatica e a nessun disagio. In questo Paolo fu degno di ogni elogio. Infatti, avendo il Signore detto di lui: «Io gli mostrerò quanto dovrà soffrire per il mio nome» (Ibid., 9, 16), egli accettò tutti i travagli con tale forza di volontà da scrivere: «Sono pieno di consolazione, pervaso di gioia in ogni nostra tribolazione» (2 Cor., 7, 4). Per la verità, se questa disponibilità alla sofferenza eccelle nel predicatore, purificandolo di quanto vi è in lui di umano e conciliandogli la grazia di Dio necessaria per ottenere buoni frutti, allora è incredibile come risulti meritoria la sua opera agli occhi del popolo cristiano. Al contrario, poco riescono ad influire sulle coscienze coloro che, ovunque vadano, cercano gli agi della vita più del giusto e, fuori delle loro prediche, quasi ignorano ogni altro compito del sacro ministero, tanto che sembra che essi abbiano più cura della propria salute che del bene delle anime. Paolo, infatti, appena chiamato all’apostolato cominciò a pregare Dio, come si legge: «Ecco, egli sta pregando» (Act., 9, 11). In realtà, non si ottiene la salvezza delle anime con l’abbondanza delle parole o con la foga del discorso: il predicatore che si limiti a questi mezzi non è altro che «un bronzo che risuona o un cembalo che tintinna» (1 Cor., 13, 1). Ciò che dà vigore alle parole dell’uomo e le rende mirabilmente efficaci per la salvezza è la grazia di Dio: «È Dio che ha fatto crescere» (Ibid., 3, 6). Ora la grazia di Dio non si ottiene né con lo studio né con l’arte, ma con le preghiere. Pertanto, chi poco o niente si dedica all’orazione, inutilmente spende la sua opera e il suo impegno nella predicazione, perché davanti a Dio non trarrà alcun vantaggio né per sé né per gli uditori … per tornare a Paolo, se cerchiamo di conoscere di quali argomenti era solito trattare nella sua predicazione, egli li riassume in questa espressione: «Io infatti ritenni di non sapere altra cosa, in mezzo a voi, se non Gesù, e questi crocifisso» (1 Cor., 2, 2). Egli si adoperò con tutto il fervore dell’anima di apostolo affinché gli uomini conoscessero sempre meglio Gesù Cristo, e lo conoscessero non tanto per le cose che dovevano credere quanto per quelle che dovevano vivere. Quindi predicava tutti i dogmi e i precetti di Cristo, anche i più severi, senza alcuna reticenza o addolcimento: parlava dell’umiltà, dell’abnegazione di sé, della castità, del disprezzo delle cose terrene, del perdono da concedere ai nemici, e di altri argomenti simili. Né aveva paura di proclamare che occorre scegliere fra Dio e Belial, in quanto non è possibile servire ad ambedue; che tutti, appena escono da questa vita, debbono sostenere un tremendo giudizio; che con Dio non sono possibili transazioni; che si può sperare nella vita eterna se si osserva tutta la legge; oppure dovrà temere il fuoco eterno colui che, per soddisfare le passioni, avrà trascurato il proprio dovere. Né mai il «Predicatore della verità » ritenne di doversi astenere da questi argomenti per il motivo che – data la corruzione dei tempi – potessero apparire troppo duri a coloro ai quali parlava. Risulta chiaro, dunque, quanto debbano disapprovarsi quei predicatori che, per non recare fastidio agli ascoltatori, non osano toccare certi argomenti della dottrina cristiana. Forse che il medico darà rimedi inutili al malato se questi rifiuta quelli utili? D’altra parte, proprio qui verranno dimostrate la virtù e l’abilità dell’oratore, se egli riuscirà a rendere gradite le cose spiacevoli. In che modo l’Apostolo spiegava ciò che aveva intrapreso? «Non con le persuasive parole della sapienza umana» (Ibid., 2, 4). Quanto è importante, Venerabili Fratelli, che ciò sia ben compreso da tutti, dal momento che non pochi oratori sacri trascurano le Sacre Scritture, i Padri e i Dottori della Chiesa, gli argomenti della sacra teologia, ed usano quasi esclusivamente il linguaggio della ragione! È certamente un errore, in quanto nell’ordine soprannaturale non sono produttivi i piccoli argomenti umani. Ma qualcuno si oppone: non si può dar credito al predicatore che utilizza solo le verità rivelate. È proprio vero? Ammettiamo pure che ciò possa valere per i non cattolici, quantunque l’Apostolo predicasse Cristo crocifisso anche ai Greci, che cercavano la sapienza di questo mondo (1 Cor., 1, 22, 23). Se poi volgiamo gli occhi alle popolazioni cattoliche, anche coloro che si sono allontanati da noi conservano per lo più la radice della Fede: le loro menti sono accecate perché hanno il cuore corrotto. Infine, con quale spirito predicava Paolo? Non per piacere agli uomini, ma a Cristo: « Se io piacessi agli uomini, non sarei più servitore di Cristo »(34). Con l’anima tutta accesa della carità di Cristo, nulla cercava se non la gloria di Cristo.
🔴I rivoluzionari modernisti e il capovolgimento dell’insegnamento di san Paolo


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