di Piergiorgio Seveso

Molti ed acutamente in queste settimane hanno analizzato (anche su Radio Spada) le molteplici linee di continuità tra Francesco e Leone che, uniti strettamente dalla rivoluzione conciliare e da uno sguardo post-cattolico sulla realtà, si sono dati il cambio accanto al trono di Pietro in quest’ultimo mese.

 Voci nobili, sensate, ponderate, realistiche, subito però annegate in un mare di grida osannanti, di muliebri lacrime, di dissertazioni di impolverati soloni, riemersi dall’ombra dell’irrilevanza ove il bergoglismo li aveva confinati: onore a queste voci sagge, silenzio e tacito compatimento per tutti gli altri.

 Il previsto tracollo psicologico di una parte del mondo tradizionalistico/resistente di fronte al nuovo eletto non ci ha sorpreso tanto nella sua sostanzialità quanto nei suoi aspetti secondari. Il fatto ci interessa per l’analisi generale più che per l’inerenza col pubblico di RS, avendo questo reagito in maniera largamente ragionevole all’ultimo cambio al vertice.

Insomma, questa irrefrenabile e smodata voglia di “figliolanza” si è aggrappata a qualunque segno esteriore, a qualunque dettaglio financo accidentale, a qualunque omissione occasionale, a qualunque brandello di nulla, a qualunque cencioso fagotto di ipotesi sino ad arrivare alle vociferazioni più incontrollate, alle chiacchiere da cortile o da ballatoio vaticanista: inutile segnalare le decine e decine di evidenze di lineare e solare continuità tra il gesuita argentino ed il frate americano/peruviano. INUTILE: il sentimento, l’imperio delle passioni, l’ottimismo sensuale (che taluno vorrebbe contrabbandare da sensus fidei) ha delle leggi incoercibili che nessuna esposizione logica, nessun sciorinamento di fatti violenti come degli schiaffi, nessun piano ragionamento storico riesce a scalfire.

 Questo volontaristico desiderio di “figliolanza” si manifesta in un’altra rinnovata manifestazione di incapacitante attivismo: la “petizionite” militante. Iniziata negli anni del bergoglismo con vari camuffamenti, ha fornito a chi deteneva il potere nella Chiesa, agevoli e illuminanti liste di auto-segnalazione ridanciana e di auto-proscrizione suicida; si è poi snodata in un divertente e inutile gioco di società di frangia per ottenere uno straccio di attenzione da questo e da quel “porporato tradizionalista”.

Ora questa frenesia ha ritrovato nuovo ed effimero slancio.  “Ridateci la Messa (quale?)”, “riabilitate la Tradizione (quale?)”, “ritirate le condanne”: si fanno petizioni a Nerone, a Commodo, a Decio o Valeriano, perché tengano a freno i leoni del circo o fermino le crocifissioni sulla via Appia o i carnefici nel Carcere Mamertino? A Enrico VIII perché ritiri il Supremacy Act (Dignitatis humanae?) o possa riattaccare le teste insanguinate delle mogli decapitate?

In questo smodato attivismo sconclusionato e irenistico, c’è tutta la cifra dell’attuale debolezza del c.d. tradizionalismo che mostra interamente la sua inadeguatezza di fronte ad una crisi fatta non solo di “tsunami” multipli ma anche di logoramenti inavvertiti.

Abbiamo già analizzato in vari articoli e video i sintomi di questa “perdita del centro” della buona battaglia, i meccanismi ideologici e comportamentali che si manifestano ogni giorno, specie in chi ha l’ansia di dover proclamare prima dei pasti principali al mondo telematico la propria “visione delle cose”.

Tra le conseguenze di questa perdita, vi è inevitabile l’auto-condanna ad un collateralismo inutile e ad una marginalità inconsapevole, foriera di ulteriori nefasti sviluppi: Dio non voglia che le nostre siano facili profezie.

E sia chiaro: esiste una sola via per tenere la barra a dritta in questi naufragi ed è la riaffermazione irrevocabile, irreversibile, senza tentennamenti, senza camuffamenti “da salotti buoni” e senza margini dialettici di trattativa dell’integralità cattolica, vera testata d’angolo, scartata dai costruttori dei templi neomodernistici.

 Il resto sono chiacchiere umane e fallaci speranze.

 Cor Jesu, virtutum omnium abyssus, miserere nobis.


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Foto di Алесь Усцінаў : https://www.pexels.com/it-it/foto/dopo-l-esplosione-a-kiev-11477792/