di Piergiorgio Seveso
Proprio due settimane fa questa rubrica tagliava il significativo e aureo traguardo di cinquanta puntate, concomitantemente coi tredici anni di Radio Spada.
Nata quasi per scommessa, certamente per un reale e non verboso agere contra in anni laboriosi ed impegnativi oltre misura, ha saputo mantenere una continuità a tratti sanguinosa, mentre tutto intorno precipitavano e si annientavano uomini, cose, mode e regimi, protagonisti, deutero-agostinisti e comprimari.
E mentre soloni e catoni in laticlavio compivano la loro parabola, scolorivano e si “decomponevano” come certe immagini inesorabilmente realistiche su google maps, questa rubrica dal buffo nome di una palla luccicante continuava a scandagliare sia il mondo della rivoluzione conciliare che il mondo dell’ambiguo, diviso e farfugliante “tradizionalismo”.
Lo fa, appunto senza brillare di luce propria, ma solo cercando di riflettere, anche in maniera frammentaria ed eccentrica, il sole sempre vivo della dottrina romana e del magistero petrino, anche adattandolo ai tempi eccezionali che stiamo TUTTI vivendo.
In questa testimonianza, in questo aliis tradere (trasmettere ad altri) sta il principale servigio che Radio Spada intende rendere al Sacro cuore regale di Cristo.
Se come molti di voi sanno, esiste una devozione ecclesiale encomiabile verso il Sacro Cuore che è la famosa ora di guardia, questa ha un’estrinsecazione sociale nella riaffermazione quotidiana della Regalità sociale di Cristo e del suo Cuore trapassato d’amore sulla Chiesa cattolica (bene ordinata) ma anche su tutta la società, i suoi ordinamenti, le sue leggi e la sua politica, sia essa nazionale che internazionale.
Ne scrissero in passato e almeno auroralmente grandi pensatori come padre Leon Dehon, Giovanni Maria Sanna Solaro, Henri Ramière e molti altri ancora: se i ripiegamenti intimistici o psuedo-spiritualistici, le contraffazioni democristiane e la diversione neomodernistica non avesse spezzato questo percorso di approfondimento, oggi potremmo farci eco di una assai più vasta letteratura sul tema.
In questa vita di guardia al Sacro Cuore sta tutta l’azione apologetica, devozionale, politica e culturale di Radio Spada.
Di questa scelta irrevocabile anche l’adozione dei nuovi simboli cordicoli per la fondazione Pascendi (che oramai conta due anni di vita) è un tangibile riverbero e segno della duplice e permanente attenzione al Regnum Christi (la Chiesa cattolica) e all’Imperium Christi (la Cristianità) da parte della nostra compagine.
Come ben sanno i cultori del Sacro Cuore, il dovere della riparazione per i delitti compiuti verso la Verità, riparazione non solo orante ma anche intellettuale, è precipuo dovere di ogni cattolico bene formato.
Un tempo l’attenzione di questa riparazione si rivolgeva principalmente all’opera del Nemico, ai delitti dei governi massonici e liberali, alle prostituzioni intellettuali delle Università, delle accademie, dei giornali, ai club dei sovvertitori, ai gabinetti dei corrotti e dei corruttori. In questi decenni alle opere dei nemici esterni si è aggiunta l’opera altrettanto demolitrice e, forse meglio, erosiva, dei nemici interni, non solo dei neomodernisti che indossano le apparenze del potere in abiti buffoneschi e carnascialeschi (fossero anche di alta sartoria ecclesiastica) ma anche di parecchi ambienti c.d. tradizionalistici o resistenti.
In questo Radio Spada esercita quotidianamente e da lunghi anni, anche con tutti i limiti di ogni opera umana, questo dovere “antipatico” di riparazione, proprio verso tutte le storture, le deformazioni, i tic, le pose, i riposi sonnacchiosi, le innocenti e assai più spesso indecenti manie di un certo mondo tradizionalistico ed integristico.
Questi ultimi periodi di “regno” leoniano testimoniano in maniera sovrabbondante che c’è moltissimo lavoro da fare: non è certo tempo di facili abbandoni o di “ritiri sotto la tenda”.
Aggiungo una annotazione, da buon guelfo nero quale sono sempre stato: lo facciamo anche, sorridendo benignamente di fronte a chi, in questi lunghi anni, ha cercato vanamente di inceppare, ritardare, depotenziare, annientare la nostra azione, in nome del culto non del Sacro Cuore ma del sacro Ego.
Come spesso mi capita di osservare: a estremi mali, rimedi estremi, rimedi integrali.
“Non vogliamo che Costui regni su di noi”, “Non abbiamo altro re che Cesare”: queste frasi risuonano oggi come duemila anni fa risuonavano nel Castro Pretorio, ma a pronunciarle non vi è più la judaica turba, fanatizzata e aizzata dai suoi supremi rappresentanti, ma una ben più nutrita schiera di malvagi professionali, di superuomini protervi e ignoranti, di opportunisti meschini, di disinformati blindati di certezze, di pavidi e di distratti di tutte le coloriture (comprese quelle tradizionalistiche). È sempre l’ora di Giuda e di Barabba, ieri come oggi. E allora chi Vi difenderà, o Signore?
Alcuni ci provano, con tutti i loro limiti, mettendosi accanto e all’ombra di questa Croce e sperando nella pietà di Chi vi sta, regnante e trionfante come su un trono di Passione e di Vittoria.
Cor Jesu, lancea perforatum, miserere nobis!
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