di Stefano Mossolin

“Le streghe hanno smesso di esistere quando noi abbiamo smesso di bruciarle”. Con queste parole, Voltaire tentava di chiudere qualunque possibile questione su un fenomeno, quello della magia, vecchio forse quanto l’umanità. Per il filosofo, infatti, così come per gli illuministi in generale, la ragione umana era l’unica risorsa che potesse condurre l’uomo alla verità. La quale escludeva ciò che poteva apparire anche solo vagamente al di là del naturale. L’Inquisizione veniva vista perciò come uno degli aspetti in assoluto più terribili ed oscuri della Chiesa. La sua storia in effetti, tinta nel modo più tenebroso e raccapricciante, costituì un potente ed utile elemento di propaganda anticristiana durante l’illuminismo e la Rivoluzione francese. Tuttavia, le pratiche di magia e stregoneria di cui molti (presunti) innocenti vennero accusati nel corso della sua storia dalla Chiesa, esistevano da molto tempo prima che questa venisse fondata.

Erano presenti infatti, in forme diverse, già e abbondantemente nelle civiltà del mondo antico. Nel mondo classico e non solo, vi erano però molte divinità, a cui spesso si poteva ricorrere chiedendo aiuto e protezione, in un clima piuttosto tollerante e quasi “relativista” dal punto di vista religioso e spirituale. Con l’avvento del cristianesimo invece queste pratiche vennero totalmente e radicalmente condannate. Ogni utilizzo, infatti, di qualcosa di magico, agli occhi della fede cristiana, seppur innocuo nel fine e fatto con buone intenzioni, costituiva (non a torto) una richiesta d’aiuto ad entità del mondo non visibile. Spesso e volentieri totalmente fuori dal controllo anche di colui o colei che credeva di poterne chiedere l’intervento. Di conseguenza nel Medioevo, chi praticava la magia si poneva necessariamente al di fuori della religione, mettendo in atto rituali che lo ponevano in contrasto con una vita di fede. Questo praticante poteva essere ovviamente sia uomo che donna anche se, nell’immaginario collettivo, la magia era molto più facilmente associata alla strega. Probabilmente a causa della visione della donna derivante dalla figura di Eva. Ovvero dall’idea che essa fosse più suscettibile alla tentazione e al tempo stesso tentatrice. La strega era spesso una donna in disparte rispetto alla vita di una comunità, o talvolta invece una donna meno sospettabile e integrata tra i suoi compaesani. In ogni caso, essa rappresentava un serio pericolo sociale.

Nel 1260 infatti, Papa Alessandro IV stabiliva in una propria “requisitoria” i punti essenziali della stregoneria. Non molti anni prima invece, un altro pontefice, Gregorio IX aveva creato la Santa Inquisizione. Nel 1310 il Concilio di Treviri aveva scomunicato e condannato migliaia di praticanti della magia (e dell’astrologia). Nel 1326 venne inoltre emessa una durissima bolla da Papa Giovanni XXII, nella quale egli denunciava con dolore il gran numero di cristiani che si sarebbero alleati con il diavolo e stretto patto con l’inferno, che facevano sacrifici ai demoni e che facevano a loro ricorso per soddisfare i loro depravati desideri.

Detto ciò, la figura specifica della strega, non solo rappresentava la perdizione dell’anima e l’alleanza con il male. Essa, infatti, anche da un punto di vista sociale, rappresentava un grave pericolo. Attraverso fatture e maledizioni poteva arrecare danni (talvolta su commissione) ai nemici. Come se ciò non bastasse la fama sinistra verso la figura di queste donne, era dovuta anche al fatto che spesso erano proprio loro a rendersi complici e colpevoli su richiesta delle pratiche abortive.

Il Malleus Maleficarum

Un tema, quello dell’aborto, che non a caso occupò un certo spazio nel famoso Malleus Malleficarum. L’opera, pubblicata per la prima volta nel 1486, era frutto dello studio e dell’esperienza dell’inquisitore tedesco Heinrich Kramer. Che si avvalse però anche della collaborazione del teologo svizzero Jacob Sprenger. Fu in effetti proprio il Malleus, a tracciare l’immagine della strega e della magia che era stata diffusa dall’Inquisizione, rafforzandola sempre più. Nel testo, oltre al già citato tema dell’aborto, ve ne erano parecchi altri. Ad esempio, quello degli Incubi e Succubi, ovvero quei demoni di sesso maschile e femminile, che avrebbero fatto visita nella notte ai poveri malcapitati paralizzandoli temporaneamente e impedendone il sonno al fine di avere con essi dei rapporti sessuali. Dedicando anche delle pagine alla questione della possibile nascita di esseri umani tra questi rapporti. Su cui tuttavia la sua opinione era negativa. Egli si soffermava ad esempio anche sul perché la magia fosse più praticata dalle donne che dagli uomini. Secondo Kramer infatti, le donne erano più superstiziose degli uomini e nei fatti la maggior parte di coloro che avrebbero praticato la magia erano, senza dubbio e per sua stessa esperienza, individui di sesso femminile. Inoltre, ponendo la questione su quali donne fossero più facilmente dedite alla magia, egli spiegava che molto spesso lo erano quelle dedite a tre vizi, ovvero infedeltà, ambizione e lussuria. Per quanto riguardava invece il sabba e il modo in cui le streghe si sarebbero recate a quelle riunioni notturne, ciò poteva avvenire sia fisicamente che attraverso l’uso della fantasia. Come si sarebbe dedotto dalle diverse confessioni rese da streghe processate. Non solo da quelle poi bruciate, ma anche da quelle che invece si sarebbero “pentite” e avrebbero riabbracciato la fede e la religione. A supporto di ciò, l’autore adduceva ad esempio la testimonianza di una donna di Brisach che durante l’interrogatorio ammise che le streghe potevano trasferirsi nei luoghi del sabba con il corpo ma talvolta anche solo con la mente. Quando desideravano optare per la seconda possibilità ecco come facevano: l’interessata, nel nome di tutti i diavoli, si sarebbe sdraiata per dormire sul lato sinistro. A quel punto un vapore glauco sarebbe uscito alla donna dalla bocca, grazie al quale avrebbe potuto vedere molto chiaramente come stesse procedendo il macabro rituale messo in atto dalle sue conoscenti. Nel caso una strega avesse voluto invece partecipare fisicamente, la questione era assai più oscura e macabra. Racconta infatti sempre Kramer, che le streghe creavano un apposito unguento con i bambini, soprattutto quelli da loro stesse uccisi prima del battesimo. Spalmando di questo unguento una seggiola o un pezzo di legno, e così facendo si alzano in volo. Sia di giorno che di notte. Divenendo se lo desideravano invisibili. Inoltre, il diavolo poteva talvolta far trasportare sui luoghi degli incontri le streghe da animali, che in realtà non sarebbero stati altro che demoni sotto diversa forma. Offrendo anche un esempio di come tali fatti avessero un fondamento. Raccontava infatti l’inquisitore che nella città di Waldshut sul Reno, nella diocesi di Costanza, vi era una strega molto odiata dalla comunità. Tanto da non essere stata invitata ad un matrimonio a cui moltissimi abitanti sarebbero stati presenti. Lei offesa giurò quindi di vendicarsi. Invocò il diavolo e domandò di causare una grandinata che facesse disperdere gli inviati che danzavano. Il diavolo acconsentì e la trasportò su una collina nei pressi della città, davanti agli occhi di alcuni pastori. Lì giunta scavò una fossa su cui versò dell’urina (non disponendo dell’acqua), poi la mescolò con un dito al cospetto del diavolo e subito esso lanciando in alto il liquido scatenò una violenta grandinata, che cadde soltanto sui danzatori e i cittadini. Quando questi si furono dispersi e si ritrovarono a parlare della strana e improvvisa tempesta, videro la strega entrare in città. Già questo aumentò i loro sospetti su di essa, e quando poi i pastori riferirono cosa avevano visto, si arrivò a essere piuttosto certi della colpevolezza della donna. Venne arrestata e confessò di averlo fatto come ritorsione per non essere stata invitata alle nozze. Per questa malefatta, ma stando a Kramer anche per altre che le vennero imputate, venne condannata al rogo.

Il Pericolo magico e le difese dei cristiani

Un altro testo ricco informazioni sulle pratiche e le malefatte delle streghe, il cui autore molto attinse dal lavoro di Kramer, ma anche in realtà dal celebre Disquisitiones Magicae del gesuita Martin del Rio, è il Compendium Maleficarum del teologo Francesco Maria Guaccio. Anche attraverso queste opere, infatti, la realtà del sabba e delle pratiche magiche emerge con tinte piuttosto chiare, ma indubbiamente sempre tenebrose e inquietanti. Questo nonostante il passare del tempo e per certi versi il “mutare” della strega, da medievale a rinascimentale. Rimaneva infatti ad esempio ben consolidata la convinzione che, se alla base del potere di maghi e streghe vi era un patto con il diavolo, questo patto portava agli adepti anche oneri e doveri. Dopo aver avuto i poteri – e talvolta anche un marchio, che poteva variare in forma e posizione – questi dovevano essere attivamente esercitati e mantenuti attraverso certe pratiche. Per questo dovevano continuare nel corso dei secoli a partecipare ai sabba, anche detti “sinagoghe”. Motivo per cui già durante il Medioevo streghe ed ebrei vennero visti come alleati contro la cristianità. Come detto, a questi festini osceni le streghe potevano partecipare in diversi modi, così come diversi erano i sistemi con cui si sarebbero recate fisicamente ad essi. Una volta giunti i partecipanti adoravano il diavolo, che si sarebbe presentato sotto forma solitamente di caprone o di cane orripilante e che avrebbe ricevuto l’omaggio dei seguaci. Il più famoso di questi (ma forse non il peggiore) era il bacio dato al sedere o alle natiche, noto come “osculum infame”.

Maghi e streghe possedevano, come detto, diversi poteri. Potevano ad esempio secondo le credenze, addormentare le persone con pozioni, incantesimi o rituali. Al fine di poter facilmente propinare ai poveri malcapitati sostanza venefiche, rapire bambini, rubare oggetti, commettere violenze carnali o adulteri. Erano anche in grado, sempre per tali fini, di creare delle speciali lampade o fiaccole, generanti una luce oscura e aventi il potere di causare un sonno profondo da cui la vittima non poteva svegliarsi fino a che questa restava accesa, rendendole impossibile difendersi. Proprio per questo, come narra nel proprio Compendium Maleficarum (2° ed. 1626) il frate domenicano Francesco Maria Guaccio, era importante che il cristiano per difendersi da tali insidie, appena coricatosi, recitasse preghiere come “Qui abitat in audiutorio Altissimi” e “In te Domini Speravi”, oltre a l’Ave Maria, il Salve Regina e il Padre Nostro. Consigliando inoltre di tenere vicino a sé come ulteriore difesa una reliquia o un cero benedetto con l’effige dell’Agnus Dei. Tuttavia, non si era mai abbastanza al sicuro dalla loro malvagità. Anche infatti il semplice tocco di una strega o, in altri casi, il fiato, potevano essere veicolo di una maledizione. Che nei casi più gravi, poteva condurre la vittima alla malattia e alla morte. Nella sua opera Kramer raccontava ad esempio di una strega nella diocesi di Costanza che, prima di essere bruciata avrebbe detto al boia, mentre questo la issava sul mucchio di legna preparato per il suo rogo, “Io ti darò la ricompensa”, e soffiò sul suo viso. L’uomo, presto colpito dalla lebbra, sopravvisse poco tempo. Sulla pericolosità dell’alito delle streghe, comunque, non vi era menzione solo nel medievale Malleus Maleficarum. Tale credenza, infatti, sembra venne mantenuta nel tempo in virtù anche di altre varie e inquietanti testimonianze. Se l’operato degli inquisitori venne senza dubbio incrementato di molto dalla propaganda anticattolica, non mancarono testimonianze di come questi potessero colpire assai duramente molte streghe in poco tempo. Come quando, raccontava Kramer nel Malleus Maleficarum, per volere dell’inquisitore di Como, nella contea di Burbia vennero nel 1485 bruciate quarantuno presunte streghe. Dopo che queste ammisero pubblicamente di aver commesso atti carnali con diavoli. Combattendo dunque in quel caso davvero con “molto fuoco e molte fiamme” l’azione del demonio e delle sue seguaci.

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