Una meditazione sui prodigi che si verificarono a Roma a partire dal 9 luglio 1796, nell’imminenza dell’invasione francese della Città Santa.

Il grido dell’incredulità, negante fede all’ordine soprannaturale, era acutissimo ancora, e la rivoluzione francese, che era scoppiata a quel grido, travolgeva nel sangue, come un uragano da lunga mano addensato, gli antichi ordinamenti delle nazioni. L’ Europa si empiva di rovine, l’Italia ormai tremava al fragore della grande catastrofe, e l’Eterna Città, sul cui capo corsero le procelle di tanti secoli, sentiva che le sovrastavano nuovamente tristissimi giorni. Era il 9 luglio 1796, e s’inaugurava al cospetto del popolo romano una serie di commoventi prodigi. Cinquanta e più acre immagini, quasi tutte della Vergine, parte venerate nelle chiese, parte anche nelle pubbliche vie, mostrarono miracolosi e manifesti movimenti negli occhi, empiendo di ammirazione e di tenerezza gli innumerevoli riguardanti. Non rida l’incredulo: è ragionevole il nostro ossequio, quando per ben ventisei di quelle imagini l’autorità ecclesiastica, tanto scrupolosa, tanto lenta nei procedimenti di simil genere, stese processo canonico. Di tutte fu impossibile il farlo, perché i prodigi si moltiplicarono, si ripeterono per sette continui mesi. Cosi per Maria il miracolo, che si voleva relegare tra le assurdità, tra le contraddizioni dall’ invadente positivismo, rifulse nella più chiara evidenza, nella più splendida realtà. Maria, che era stata in sé medesima un prodigio, lavoro eterno dell’onnipotenza di Dio, Maria, che dalle mani del Figlio ebbe la virtù operatrice de’ portenti, ab omnipotenti Filio omnipotens Mater, Maria si servi di questa virtù a confusione dell’errore, e a sostegno della fede nelle dure prove che cominciavano: tamquam prodigium multis, et tu adjutor fortis! Le cronache dei tempi descrivono l’immenso commovimento destato dal fatto nella città, e l’eco che ebbe al di fuori; la fede del popolo si ridestò, la pietà fu riaccesa, e i costumi si riformarono, che è grande suggello di verità. Roma fu raggiunta anche essa dall’invasione francese, ma era stata preparata alla prova con quei prodigi. L’autorità ecclesiastica ne istituì poi una ricorrenza annua, cui si dette precisamente questo titolo: Dei prodigi di Maria Vergine, prodigiorum Beatæ Mariæ Virginis. Tale è l’avvenimento che si ama di ricordare al popolo con particolari solennità. Quello sguardo pietoso e materno di Maria che si apriva sopra i suoi figli, scese al cuore di Roma; e Lourdes, e Pompei e le altre manifestazioni solenni della Vergine Madre di Dio non le hanno fatto dimenticare i prodigi del 1796, che così da vicino riguardarono le sue sorti. Il significato poi morale, pratico, da darsi alla centenaria ricordanza, ci pare che possa essere quello stesso che dove essere il primo frutto di allora: un’affermazione solenne del soprannaturale. Per quanto decrepita la sfida tra la ragione e la fede, tra l’uomo e Dio, per quanto piena di illusioni la negazione del soprannaturale non si vuol dare per vinta; ma se il nostro popolo, nell’ambiente scettico in che è costretto a vivere, si ridesterà alla luce soprannaturale che si sprigiona dai fatti contemporanei e che nessun artificio di romanzieri potrà oscurare, allora sarà anche facile, per la legge dei contrari, volgersi un’ altra volta verso Dio con aspirazione potente. Per tal modo, a dispetto del pensiero razionalista, ormai invecchiato, l’idea cristiana si dilaterà un’altra volta, come forza incoercibile, e ritornerà signora delle età avvenire. E quando si dice idea cristiana, si dice vita nuova, intellettuale, morale, sociale, alla luce sfolgorante della verità. Questa speranza è tanto più dolce, quando si pensa che questo movimento di ritorno si fa nel nome e sotto la protezione di MARIA, che è il più splendido raggio della luce soprannaturale nel creato. Per verità, è singolare come negli ultimi anni di questo secolo, che delirò fin dalla culla perchè bevve avidamente alla tazza della empietà, il pensiero si volga a MARIA. Parve un istante che Satana marciasse trionfalmente, si vollero contare gli allori suoi, e pur troppo, all’ombra del suo vessillo, oh! quante vittime! Ma in mezzo alla lotta vi ha ora una Donna che trascina, che entusiasma … Ha cominciato anch’essa la sua corsa trionfale. Si può dire benissimo che la Vergine voglia rimanere la Signora del secolo morente, che l’ha invocata, Speranza tra tante angoscie, Vita tra tanti pericoli, Resurrezione del secolo avvenire. Signora la Madonna … E perché no? Il suo nome è acclamato, il suo culto è cresciuto, le sue glorie, ne’ monumenti, nelle care immagini, nei fasti delle cento città d’Italia, non si contano più. Ella passa gloriosa sopra il carro di Satana, e i suoi Prodigi non sono già visioni di fanatici o allucina zioni dell’isterismo, ma sono la voce della misericordia divina, che richiama per mezzo suo l’umanità al riscatto e agli splendori della croce: Tamquam prodigium multis! … Oh! si, onoriamo la Madonna, seguiamola nella sua corsa trionfale, preghiamola che ci voglia guidare Lei alla rivendicazione dei diritti del suo Gesù; salutiamola Padrona dei secoli, Regina dei Prodigi! Maria è il simbolo della vittoria sullo spirito dell’errore e del vizio, tamquam prodigium facta es multis, et tu adjutor fortis.

Il Rosario. Memorie domenicane, anno XIII, Roma, 1896, pp. 385-387.


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