Nell’anniversario della morte di Leone XIII (20 luglio 1903) riportiamo la parte finale della sua enciclica “Vigesimo quinto anno” del 19 marzo 1902. Essa, nella mente dell’augusto Autore, voleva essere come un “testamento [da] consegnare alle genti con desiderio e con augurio di comune salute“
Non vorremmo che il quadro delle dolorose condizioni presenti avesse punto da abbattere nell’animo dei credenti la piena fiducia nel divino aiuto, che maturerà a suo tempo e per le sue vie il finale trionfo. Noi siamo altamente contristati nell’intimo del cuore, non però trepidi degl’immortali destini della Chiesa. La persecuzione, come dicemmo da principio, è il suo retaggio, perché Iddio ne trae beni più alti e preziosi, provando e purificando i Suoi figli. Ma pur permettendo le vessazioni e i contrasti, manifesta la Sua divina assistenza, che fornisce mezzi nuovi ed impensati, onde l’opera resta e ricresce senza che prevalgano le forze congiurate a suo danno. Diciannove secoli di vita, durata tra il flusso e riflusso delle umane vicende, insegnano che le tempeste non toccano il fondo, e passano. E possiamo ben confortarCi, perché anche il momento presente porta in sé dei contrassegni che mantengono inalterata la Nostra fiducia … Già una calma soprannaturale, mantenuta dallo Spirito Santo, che aleggia e vive nella Chiesa, regna pur ora non solo nelle anime dei buoni, ma nel complesso della Cattolicità; calma che si svolge serena mediante l’unione più stretta e devota che mai, dell’Episcopato con questa Cattedra Apostolica, formando un meraviglioso contrasto di fronte alle agitazioni, ai dissidi, e al pullulare continuo delle sette che turbano la tranquillità sociale. Unione che armonicamente si riproduce, feconda in opere svariatissime di zelo e di carità, tra i Vescovi e il clero e tra questo e il laicato cattolico, il quale va più compatto ed immune da rispetti umani, disciplinandosi all’azione, ridestandosi in una generosa gara per difendere la causa santa della Religione. Oh! è questa l’unione che abbiamo inculcata e inculchiamo di nuovo, e che benediciamo, affinché pigli più largo incremento e si opponga, come invincibile muro, all’impeto dei nemici di Dio … Le amarezze sono dunque temperate da conforti, e tra le difficoltà della lotta abbiamo assai di che rinfrancarCi e sperare. Cosa invero che dovrebbe suggerire utili riflessioni ad ogni osservatore intelligente e non traviato da passione, e fargli intendere che come Dio non lasciò l’uomo in balia di se stesso riguardo al fine ultimo di tutta la vita e perciò ha parlato, così parla anche al presente nella Sua Chiesa da divino aiuto visibilmente soffusa, manifestando da qual parte sta la Verità e la salute. Ad ogni modo, questa perenne assistenza servirà ad infondere nei vostri cuori l’invincibile speranza che, nel momento segnato dalla Provvidenza, la Verità, rotta la nebbia con cui si tenta di circondarla, rifulgerà più piena in un lontano avvenire, e che lo spirito del Vangelo tornerà a ravvisare le membra sì stanche e corrotte di questa dissipata società. Noi dal canto Nostro non mancheremo, o Venerabili Fratelli, di cercare che s’affretti il giorno delle misericordie di Dio, cooperando alacremente, com’è Nostro debito, a difesa e incremento del Suo regno sulla terra. A voi non abbiamo esortazioni da fare. Ci è nota la vostra sollecitudine pastorale. Possa la fiamma che arde il vostro cuore trasfondersi sempre più in tutti i ministri del Signore, che partecipano all’opera vostra. Essi si trovano a contatto immediato col popolo e ne conoscono appieno le aspirazioni, i bisogni, le sofferenze, come pure le insidie e le seduzioni da cui è circondato. E se, pieni dello spirito di Gesù Cristo, e mantenendosi in una sfera superiore alle passioni politiche, coordineranno alla vostra la loro azione, riusciranno con la benedizione di Dio ad operar meraviglie, illuminando le moltitudini con la parola, attirandone i cuori con la soavità dei modi, coadiuvandole caritatevolmente nel progressivo miglioramento delle loro condizioni. E il clero si troverà corroborato dall’azione intelligente ed operosa di tutti i fedeli di buona volontà; così i figli che gustarono le tenerezze della loro Madre la Chiesa, degnamente la ripagheranno con l’accorrere in difesa del suo onore e delle sue glorie. Ciascuno può contribuire a questa opera doverosa e sommamente meritoria: i dotti e letterati con l’apologia e con la stampa quotidiana, strumento potente e di cui tanto abusano i nostri avversari; i padri di famiglia e gli istitutori con una cristiana educazione dei figliuoli, i magistrati e i rappresentanti del popolo con la saldezza dei buoni principi e la integrità del carattere, tutti col professare senza rispetto umano le proprie credenze. Il tempo esige altezza di sentimenti, generosità di propositi, regolarità di disciplina. La quale dovrà soprattutto dimostrarsi con la sottomissione fiduciosa e perfetta alle norme direttive della Santa Sede, mezzo precipuo per togliere o attenuare il danno delle opinioni di partito quando dividono, e per coordinare tutti gli sforzi a servizio d’un intento superiore, che è il trionfo di Gesù Cristo nella Sua Chiesa. Questo è il dovere dei Cattolici; il successo finale a Colui che veglia amorosamente e sapientemente sull’immacolata Sua Sposa, e del quale sta scritto: “Iesus Christus heri, et hodie: ipse et in saecula” (Eb 13,8). A Lui anche in questo momento rivolgiamo umile e calda la nostra preghiera, a Lui che amando d’amore infinito l’errante umanità nella sublimità del martirio se ne fece vittima espiatoria; a Lui che assiso, benché invisibile, sulla mistica nave della Sua Chiesa, può, imperando al mare ed ai venti commossi, sedar la procella. E voi senza dubbio, o Venerabili Fratelli, supplicherete volentieri insieme a Noi affinché scemino i mali che pesano sulla nostra società, s’illuminino negli splendori della luce divina coloro che, forse più per ignoranza che per malvagità, odiano e perseguitano la Religione di Cristo, e si rinfranchino in una santa operosità gli uomini di buon volere; sì che si affretti il trionfo della Verità e della giustizia, e alla famiglia umana arridano giorni migliori di pace e di tranquillità.
Atti di Leone XIII, Mondovì, Tipografia dell’Immacolata, 1903, pp. 647-658



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