di Redazione

A 13 anni compiuti dall’esperimento Radio Spada è possibile trarre un bilancio che comprenda non solo le attività del blog, quelle degli atti pubblici (conferenze, manifestazioni, riparazioni), quelle dei vari canali social ma – nello specifico – quelle editoriali, considerate sia singolarmente sia nel quadro generale dal quale non vanno separate.

L’analisi è principalmente al passato e non può che esserlo: non siamo padroni del futuro e se pure l’esperienza di Radio Spada dovesse finire domani resterebbero intatte le realizzazioni compiute, la storia delle sfide affrontate e gli effetti impressi nei settori su cui ha agito. A tutto questo si può dare uno sguardo, anche per lasciare qualche spunto a chi negli anni a venire vorrà percorrere le nostre vie, con questi o con altri strumenti, con noi o senza di noi.

Partiamo da un dato di fatto: la casa editrice militante, nella forma delle Edizioni Radio Spada, ha le caratteristiche se non di un unicum, di qualcosa che gli si avvicina molto, per lo meno nel panorama di lingua italiana. Di case editrici cattoliche (o pseudocattoliche), tradizionaliste (o simil-conservatrici), più o meno benemerite se ne contano diverse, ma un ente da sempre collegato a realtà associative o comunque prive di fini strettamente aziendalistici (senza divisione degli utili), che abbia avuto questa continuità e intensità di produzione, senza alle spalle case religiose e, in più, con il contorno di attività informative, formative e culturali tipiche di Radio Spada, è un fatto che sostanzialmente non trova repliche.

Però è stato possibile. In parte grazie a fortunate contingenze, ma pure per una scelta di sostenibilità che ha inquadrato tutte le azioni fin dai primi passi. Sia chiaro: l’opzione della casa editrice militante non è semplice perché non può e non deve seguire una logica squisitamente commerciale. Anche per questa ragione, quando divenne opportuno, si optò per la realizzazione di un’impresa sociale nel contesto di una Fondazione ETS e non di una (più semplice) SRL.

Cerchiamo di capirci: quando si gestisce una struttura come Radio Spada i NO sono all’ordine del giorno e poche cose sono distanti dall’approccio puramente commerciale come i NO che danno torto ad eventuali “clienti” convinti, col noto adagio, di avere sempre ragione. Bisogna dire NO a molte idee bislacche attraverso gli stessi social che promuovono i libri, bisogna dire NO ad atteggiamenti incompatibili con le finalità sociali, bisogna dire NO – spesso con dolore – a persone anche vicine che propongono testi per il sito e per le pubblicazioni, anche accettando i manoscritti bisogna dire NO in questo o quel capitolo a quel passaggio ambiguo o a quella frase pericolosa, bisogna dire NO a proposte di “affari imperdibili”, offerte di collaborazione e sinergie che snaturerebbero ciò che si è, bisogna dire NO a quelli che ti vorrebbero usare come loro megafono, anche dandoti vantaggi. Insomma c’è da mettere in conto una lunga serie di opposizioni, creandosi parecchi nemici. Senza contare che l’impostazione “non generalista” già diminuisce gli spazi d’azione.

Tutto questo, come è facile immaginare, non va in direzione delle vendite fini a se stesse: un militante LGBT che amasse gli scritti di Ernest Hello difficilmente li comprerebbe da noi, così come un modernista che volesse leggersi i Patimenti di Gesù. C’è una nota catena di librerie “cattoliche” che ha deciso da lungo tempo di non distribuire i nostri libri, abbiamo avuto collaborazioni concluse perché la linea editoriale spaventava la controparte. I NO si danno e si ricevono: fa parte del gioco.

Allo stesso modo, per quanto amiamo il nostro pubblico, vogliamo che l’amore rimanga poco influenzato da doni in forma di bonifico: per restare autonomi e pienamente liberi, non ci attardiamo nel fare la questua o nell’infilare IBAN in ogni anfratto. Chi è interessato ai libri può pagare quelli, senza chiedere altro che il testo stampato. Non rifiutiamo le offerte ma non le stimoliamo troppo, e pure ad eventi che hanno significative spese di gestione come gli Stati Generali proponiamo senza obblighi un semplice contributo, applicando il principio di buon senso “chi può di più, dia di più, chi può di meno, dia di meno, chi non può nulla, non dia niente“.

Eppure – al netto di tutto – eccoci qui, al 117° titolo stampato e con parecchi altri già sulla rampa di lancio. L’operazione costa fatica e impegno, i collaboratori vanno pagati, lo sforzo di formazione-informazione chiude alcune vie (e distrae energie, comprese quelle nella gestione delle polemiche) ma ne apre altre. Certo: il fatto di non dover distribuire utili ai soci aiuta, ma non è una passeggiata. Abbiamo la fortuna di avere militanti che possono dare una mano senza domandare rimborsi continui, chi collabora chiede cifre moderate e può permettersi di non vivere nell’angoscia sul futuro della casa editrice, ma l’orizzonte di sostenibilità va sempre mantenuto.

L’opzione militante che unisca in sé edizioni, social, conferenze, video, atti pubblici, informazione e commenti, interazioni con altre realtà è dunque possibile e rimane una strada aperta: spesso in salita, a volte tortuosa, ma sempre di grande soddisfazione. Sarà realizzabile anche nel futuro più o meno lontano? Difficile dirlo con grande precisione, i risultati in ogni caso sono più che incoraggianti. La nostra realtà continua a crescere e vuole proseguire il suo percorso.

Molto dipende anche dai singoli che compongono la squadra, ma soprattutto dipende da Dio, a cui ci affidiamo e al quale chiediamo che ci raccomandiate ogni giorno.

Sanguis Christi, Unigéniti Patris ætérni, salva nos.


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