L’11 luglio 1878 Leone XIII riceveva in udienza l’Accademia dell’Arcadia, illustrissimo ceto letterario fondato a Roma nel 1690 e ancora attivo, e rivolgeva agli astanti un discorso in cui dimostra come “la ragione e la storia infliggano la più solenne smentita alla calunniosa asserzione, onde si muove una accanita guerra alla Chiesa in nome della scienza e del progresso, di cui si fan credere i Romani Pontefici come i più implacabili nemici”.
«Accogliamo con particolare gradimento l’atto di omaggio che Ci offrono gli Accademici di Arcadia, e i sentimenti di filiale ossequio, che graziosamente Ci esprimono negli eleganti versi or letti dal Custode Generale. Riceviamo pure con grato animo queste due fotografie, che Ci ricordano la dimostrazione pubblica e solenne che voleste darci nello scorso mese, quando in istraordinaria tornata vi adunaste nel Bosco Parrasio, e Ci acclamaste Pastore Massimo d’Arcadia; dimostrazione che vivamente tocco il Nostro cuore. Né meno siamo stati sensibili alle testimonianze di riverenza e di affetto che Ci porsero anche altre Accademie di quest’alma città, ed altri Istituti scientifici e letterari, ne’ primi mesi del Nostro Pontificato. Ma nell’esprimervi questi sentimenti di compiacenza non tanto abbiamo in vista l’umile Nostra Persona, quanto la causa della Chiesa, e l’onore di questa Sede Apostolica, nella quale per Divino Consiglio fummo collocati. La guerra, che presentemente si combatte contro la Chiesa e il Romano Pontificato, è mossa, voi lo sapete, in nome della scienza e del progresso, di cui la Chiesa e i Romani Pontefici si vorrebbero far credere implacabili nemici. Ma la ragione e la storia di tanti secoli danno a queste calunniose asserzioni una solenne smentita. Se il fiorire delle scienze, delle lettere e delle arti in mezzo alle nazioni è segno e prova di coltura e di civiltà, non sapremmo invero chi più della Chiesa possa dirsi benemerita di questa civiltà e coltura de’ popoli. Sempre infatti i Romani Pontefici presero sotto la lor protezione le scienze e le lettere, e all’ ombra della Chiesa queste crebbero rigogliose e vigorirono; alle idee alte e sublimi di religione e di fede, alle quali s’ispirarono sempre i più grandi genii, trassero essi nelle loro opere quella impronta, nobile e divina, che indarno si cerca in quelle degl’ increduli e naturalisti; impronta che, congiunta alla eleganza delle forme, ingentilisce gli spiriti, li educa alla virtù, e li solleva alla speranza ed all’amore de’ beni celesti. Tutti gli stabilimenti artistici e letterarii, che sempre ebbero onorato ricetto in questa città de’ Pontefici, e la stessa Arcadia, che per lunghi e lunghi anni qui ebbe vita, e fissò la sua sede tra i due colli santificati dal martirio e dalla tomba del primo de’ Pontefici san Pietro, e che tra i suoi Pastori conta lunga serie di Papi, sono una prova novella del favore prestato dalla Chiesa alle scienze ed alle lettere, e de’ benefici influssi della Religione sopra ciascuna di esse. Proseguite pertanto, valorosi Accademici, nel nobile arringo, e tenete mai sempre alto l’onore delle umane lettere, camminando sicuri sulle orme de’ grandi maestri e della classica scuola. Già da parecchi anni, sotto la guida e per le abili e intelligenti cure dell’attuale Custode, l’Arcadia ha dato gran passi nella via del vero progresso; e riacquistata la bella fama di che già giustamente godeva. Auspicii così lieti vi ripromettono un esito felicissimo, che se tornerà a vostro onore e a vantaggio della Società, sarà altresì di decoro alla Chiesa. A questo proposito Ci sovviene che quando l’apostata Giuliano volle umiliare i cristiani, e renderli spregevoli in faccia alla Società pagana si apprese all’espediente di impedire ad essi lo studio ed il culto delle lettere. Non si metta da voi dunque quest’arma in mano a’ nemici; ma con l’assiduo studio delle scienze e delle lettere addestratevi a maneggiarla valorosamente, ed in guisa da riportare su di essa piena vittoria. E a questo vi conforti pure l’ Apostolica Benedizione, che a voi e a tutti gli Accademici, dall’intimo del cuore con particolare affetto impartiamo».
La Scienza e la Fede, anno XXXIII – vol. XI – serie IV, Napoli, 1878, pp. 141-144.
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