Il 19 luglio 1957 muore a Roma Curt Erich Suckert, in arte Curzio Malaparte. Riportiamo il necrologio a firma di Sandro Carletti che gli dedicò “L’Osservatore Romano della Domenica”.
Curzio Malaparte, dopo una travagliata esistenza in cui la fede rappresentava un elemento estremamente tenue, è morto cristianamente confortato dai Sacramenti e dall’assistenza affettuosa del Sacerdote.
Appena tornato lo scrittore, in condizioni di salute molto precarie, dal viaggio compiuto in Cina – dove si erano manifestati i primi sintomi del terribile male che doveva condurlo alla tomba – il Vescovo di Prato, Mons. Pietro Fiordelli (il Malaparte era, appunto, nativo di Prato) gli inviò un’affettuosa lettera nella quale esprimeva il desiderio di visitarlo. Rispose con un bellissimo telegramma al quale segui i! 2 aprile – la visita che il Presule compi insieme con il sen. Bisori, legato allo scrittore da antica amicizia, e che durò circa un’ora e mezzo.
Nel corso di questo colloquio, che fu di fondamentale importanza per il ritorno a Dio, l’infermo disse, fra l’altro, di aver dato disposizione perché tutti i fiori che gli venivano inviati o recati, fossero deposti davanti a un’immagine della Madonna.
Successivamente, Mons. Fiordelli, il quale, o per mezzo di amici o attraverso le suore della Clinica Sanatrix in cui lo scrittore era ricoverato, o per lettera, non mancò mai di fargli pervenire i suoi saluti e i suoi voti, gli inviò la prima copia di una nuova edizione della traduzione dell’«Imitazione di Cristo» del pratese Cesare Guasti.
Malaparte rispose con un’affettuosa lettera in cui, ringraziando il Vescovo per il libro e per le preghiere, ricordava che nella chiesa di Coiano «io bambino ho imparato le prime nozioni di catechismo».
Più tardi, un’opera illuminata e provvida venne iniziata dal padre l’elice Cappello, della Compagnia di Gesù, opera che ebbe il suo corona mento con il Battesimo, sotto con dizione, dello scrittore che, in fami glia, era stato avviato al protestantesimo professato dal padre.
L’infermo volle conoscere, poi, il più possibile le verità della fede e, quindi, ricevette gli altri Sacramenti, amministratigli dal padre Virginio Rotondi.
Oltre che con il sacerdote, lo scrittore recitava le preghiere con le suore della clinica, preghiere che soleva chiudere con questa invocazione: «Signore Gesù, io non voglio morire lontano da Te, ma vicino al Tuo Cuore sono pronto a morire quando, dove e come Tu vorrai».
Deplorò, inoltre, quanto nei suoi scritti ha potuto offendere la fede e la morale cristiana e, soprattutto, tenne a ripudiare il volume «La pelle», inserito nell’Indice dei libri proibiti.
Manifestò sentimenti di profonda devozione verso il Santo Padre, al quale, per mezzo di una delle sorelle inviò un ricordo recato dalla Cina.
Qualche giorno prima di morire, durante uno dei penosi assopimenti, entrò nella stanza del degente il padre Cappello: egli ne avverti la presenza e a chi gli domandava se riconosceva il visitatore, rispose subito: «Perfettamente: è l’uomo che mi ha aperto la strada alla felicità».
Il padre Rotondi ha riferito con commossa parola sugli ultimi istanti dello scrittore: la sua fiducia nella vita eterna, il desiderio con cui cercava il Crocifisso.
E il trapasso fu confortato dalla paterna Benedizione del Santo Padre.
L’Osservatore Romano della Domenica, 27 luglio 1957, anno XXXIV – n. 30, p. 3
🔴 L’incompiuto ritratto di Pio XI nella penna di C. Malaparte

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