San Giacomo Maggiore, figlio di Zebedeo e fratello dell’evangelista Giovanni, fu il primo degli Apostoli a versare il sangue per Gesù Cristo: fu infatti fatto decapitare da Erode Agrippa nel 44 d.C. La tradizione ecclesiastica gli assegna l’evangelizzazione delle Spagne, in cui più tardi operò anche San Paolo, e sempre in Spagna, precisamente in Galizia, ne colloca il sepolcro. Le ossa dell’Apostolo furono rinvenute nel 1879 sotto l’abside della Basilica Metropolitana di Santiago de Compostela nel complesso di un’ampia campagna di scavi indetta dal Cardinale Arcivescovo Miguel Payá y Rico. I risultati di questa scoperta furono inviati a Roma per essere studiati in vista di una conferma da parte di Leone XIII. Il Pontefice commise il lavoro a una commissione istituita ad hoc, la quale confermò l’autenticità delle reliquie con decreto del 25 luglio 1884. In aggiunta il papa stesso il 1° novembre 1884 pubblicò la lettera apostolica “Deus omnipotens” per partecipare la gioia del ritrovamento delle autentiche reliquie di San Giacomo . Ne riportiamo alcuni passaggi.

«Iddio onnipotente, che è mirabile ne’ santi suoi, con somma provvidenza volle, che, mentre le anime di essi accolte in cielo giubilano di sempiterno gaudio, i corpi posti su la terra siano dagli uomini venerati con singolar rispetto ed onorati con lo splendore della religione. In questi corpi poi assai bellamente si mostra la provvidenza e misericordia di Dio, il quale permettendo che per mezzo di essi s’ottengano molte grazie, provvede insieme ed alla nostra utilità ed alla gloria che i suoi santi conseguiscono in su la terra. Imperocché quante volte visitiamo questi pegni dei beatissimi comprensori, che con noi rimangono, altrettante volte richiamiamo alla memoria l’ammirabile serie delle eccellentissime virtù, di cui quelli nel mortal corso della vita a tutti gli altri diedero splendido esempio, e con veemenza siam tratti ad imitarle. I corpi dei santi, al detto di S. Giovanni Damasceno, sono pure nella Chiesa perenne sorgenti, da cui come rigagnoli salutari si spandono ne’ popoli cristiani i doni celesti, i benefizi e tutte quelle grazie di cui più abbisogniamo. Per la qual cosa non è meraviglia, se per disposizione della divina provvidenza alcuni corpi di santi, che per lo innanzi nell’obblio della posterità nascondevansi come in tenebre, escano alla luce specialmente in questi tempi, in cui la Chiesa è agitata da terribili procelle, ed i cristiani abbisognano di più forte incitamento a virtù … Al numero di questi devonsi aggiungere S. Giacomo Maggiore apostolo ed i discepoli di lui Atanasio e Teodoro, i cui corpi furono ritrovati poco fa nel principal tempio della città di Compostella. Da tradizione costante e comune a tutti, già fin dal tempo degli Apostoli, fu tramandato alla memoria e confermato da pubbliche lettere dei nostri predecessori, che il corpo di S. Giacomo, dopo che egli condannato a morte dal re Erode aveva sofferto il martirio, sia stato sottratto di nascosto dai due suoi discepoli Atanasio e Teodoro. Questi molto a ragione temendo che le reliquie del santo Apostolo venissero distrutte, se il corpo cadeva in mano dei Giudei, imbarcatolo salparono dalla Giudea, di poi con prospero tragitto toccarono la Spagna, e costeggiatala approdarono agli estremi lidi della Galizia, dove, come ha una pia e antica tradizione, dopo l’ascensione di Cristo al cielo S. Giacomo per divino impulso esercitato aveva l’apostolico ministero. Quivi accostatisi ad una città spagnuola, che chiamavasi Iria Flavia, deliberarono di fermarsi in un certo poderuccio, e le mortali spoglie dell’ Apostolo, che seco avevano trasportate, deposero in una cripta (o cella sotterranea) profondamente scavata nella pietra entro un loculo (sepolcrale) costrutto con opera romana e sopra eresservi un piccolo oratorio … Poco tempo dopo, vessati e trucidati i cristiani dovunque dominavano i romani imperatori, il sacro sepolcro per alquanto tempo resto occulto. Ma quando, rinata la tranquillità, appresso gli Spagnuoli, che S. Giacomo tenevano in particolar venerazione, si fece manifesta la fama del trasportatovi di lui corpo, cominciò a concorrersi al luogo della sepoltura con ardore di pietà forse non minore di quello con cui in Roma ed altrove si visitavano i sepolcri de’ Principi degli Apostoli ed i cimiteri dei più celebri martiri … Diego Gelmirez … non dubitò di staccare dalle sacre ossa una certa particella, e la mandò in dono a sant’Attone Vescovo di Pistoia accompagnata con lettere. Questa particella dall’odierna << ispezione dei periti consta che fu tolta dal capo: perciocché è quella, che si chiama apofisi mastoidea, tinta ancor di sangue, come quella che percossa fu dal colpo di spada, mentre il capo era troncato dal collo. Questa reliquia sacrosanta per fama di prodigii e per antica venerazione dei cittadini, sino al presente si conserva con singolare studio di pietà dalla Chiesa Pistoiese … Il Venerabile Nostro Fratello Cardinale di S. R. C. Paya y Rico odierno Arcivescovo di Compostella, avendo intrapreso da alcuni anni l’opera di restaurare la Basilica, prese la risoluzione, che già da tempo concepita aveva nell’animo, di rintracciare il luogo dove erano state poste le reliquie di S. Giacomo e dei due discepoli suoi … fu scavato il pavimento dove la divozione del clero e del popolo era maggiormente spinta a pregare, vale a dire nel centro dell’abside dietro l’altare maggiore ed innanzi ad un altro altare interiore, e quando il lavoro era giunto oltre ad un metro (due cubiti) si presentò agli operai un’arca, sul cui coperchio incisa vedevasi una croce. L’arca era stata costruita con le pietre e coi mattoni estratti dalla cripta più antica e dal sepolcro. Tolto via il coperchio alla presenza di testimonii, si rinvennero le ossa appartenenti a tre scheletri di sesso virile. Di tutte queste cose il Venerabile Fratello Cardinal Arcivescovo di Compostella, giusta i decreti del sacrosanto Concilio Tridentino, sentito il consiglio d’uomini dotti e pii e il parere di valenti periti, distese gli atti di processo, e fu fatto il quesito, se constasse, si o no, nelle ritrovate reliquie della identità dei corpi di S. Giacomo Maggiore Apostolo e dei due discepoli di lui Atanasio e Teodoro. Esaminate tutte queste cose secondo le regole della disciplina ecclesiastica, e alla scorta d’intelligenti criterii, affermò ed approvò. Poscia il medesimo Venerabile Fratello Arcivescovo di Compostella tutti gli atti e la sua sentenza mandò a noi, ed umilmente supplicò, che la stessa sentenza fosse confermata dal supremo giudizio della Nostra Apostolica autorità. Noi benignamente accogliemmo le sporteci preghiere e ben conoscendo che il venerabile sepolcro di S. Giacomo Maggiore a buon diritto annoverare si poteva tra’ più celebri santuarii, che in tutto il mondo si onorano dai cristiani, e si frequentano con sacri pellegrinaggi al fine di compiere i fatti voti, e come il medesimo già era stato fregiato ed arricchito di privilegii ed onori da costituzioni emanate dai Nostri Predecessori Pasquale II, Callisto II, Eugenio III, Anastasio IV ed Alessandro III, volemmo che intorno ad affare tanto grave si adoperasse tutta quella diligenza, che sempre fu solita usare l’Apostolica Sede. Per la qual ragione dal Sacro Consiglio preposto a tutela dei Sacri Riti destinammo alquanti Cardinali di Santa Romana Chiesa … non che i Prelati Officiali della medesima S. Congregazione … ai quali commettemmo di esaminare il medesimo affare … La mente poi fu, che con maggior accuratezza venissero dilucidate alcune osservazioni di gran peso. Perché ciò speditamente si terminasse, comandammo che il diletto Figlio Maestro Agostino Caprara Promotore della Santa Fede si portasse a Compostella, affinché quivi osservasse ogni singola cosa, ne facesse processo, riferisse. Quegli, sentiti i testimonii che prima aveva obbligato a giurare; accordate alcune contraddizioni che parevano nascondersi nella loro relazione, esaminati in Madrid e Compostella uomini dotti in archeologia, istoria ed anatomia, che dovessero pronunciare sentenza della cosa; considerati i ruderi del più antico sepolcro e messili al confronto con questi, di cui è costrutta l’arca contenente le reliquie, e considerato pure il luogo sotto l’abside dove queste furono trovate; alla perfine, avendo interrogati un’altra volta i dotti periti fisici intorno alle singole parti delle sacre ossa, ritornato in Roma terminò il commessogli officio con una accurata relazione. Per il che riadunatosi al Vaticano lo stesso Comizio il giorno XIX luglio di quest’anno (1884) dissipate le tenebre delle difficoltà e uscita fuori più chiara la luce della verità al proposto dubbio … sia da confermarsi … I diletti Nostri Figli Cardinali ed egualmente i Prelati Officiali considerando che quanto era stato proposto era vero e provato cosi che nissuno potrebbe contraddire, e che perciò la cognizione delle cose era certa, quale è. Le quali cose essendo state a noi riferite dal diletto Nostro Figlio Cardinal Domenico Bartolini, Prefetto della medesima Congregazione dei Sacri Riti, provammo non poca allegrezza, e di tutto cuore rendemmo grazie a Dio Ottimo Massimo, che si compiacque arricchire la sua Chiesa di questo nuovo tesoro, specialmente in tanta calamità di tempi. Epperò approvammo in tutto e confermammo la sopra detta sentenza della particolare Congregazione dei Sacri Riti. Di più comandammo che il giorno XXV luglio sacro a S. Giacomo Apostolo il nostro Decreto di conferma fosse pubblicato dal pulpito dopo letto il Vangelo nella chiesa della Nazione Spagnuola dedicata in Roma a santa Maria di Monserrato … Ora poi volendo munire quanto per il sopradetto decreto fu stabilito di più solenne documento dell’Apostolica Autorità e di nuovo atto di nostra conferma, seguiti gli esempi dei Nostri Predecessori, cioè di Benedetto XIII, di Pio VII e di Pio IX, i quali portarono giudizio su l’identità dei corpi dei santi Agostino, Francesco d’Assisi, Ambrogio, Gervasio e Protasio; Noi pure dissipate tutte le dubbiezze e le difficoltà, di certa scienza, ed anco di moto proprio, con Apostolica Autorità approviamo e confermiamo la sentenza del Venerabile Fratello Nostro Cardinal Arcivescovo di Compostella su l’identità dei sacri corpi del beato Giacomo Maggiore Apostolo e dei santi discepoli di lui Atanasio e Teodoro, e decretiamo che si debba avere per ferma e valida in perpetuo»
Domenico Bartolini, Cenni biografici di S. Giacomo, Roma, Tipografia Vaticana, 1885, pp. 189-216.
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