di Redazione

Primo round, anzi primo grado al processo sul caso Angeli e demoni di Bibbiano. Molte le assoluzioni e qualche condanna: facile immaginare che la Procura ricorra in appello, almeno per alcuni imputati.

Ma il punto non è lì. Sono anni che lo diciamo: ridurre la vicenda al dato penale è un errore tipico di chi segue gli schemi della repubblica giudiziaria italiana. Si tratta di un doppio sbaglio che supera i confini di questa vicenda, sia perché la cosiddetta verità processuale non coincide necessariamente con la verità dei fatti (pensiamo alle recenti polemiche sul caso Garlasco), sia perché il piano di analisi specifico sul tema “famiglie e affidi” è ideologico e, al limite, politico.

Il numero di assoluzioni e condanne rileva poco perché il giudizio complessivo che si deve dare su quella vicenda non riguarda tanto il “codice”, quando la visione delle relazioni sociali. Si tratta di un livello decisamente più profondo. Il “sistema affidi” rimane (dentro e fuori Bibbiano) un problema, l’approccio anti-famigliare di molte scelte resta controverso, ad esser buoni.

Qualche abbaglio, del resto, va riconosciuto anche nel variegato mondo che si è opposto a quel modello: oltre alla riduzione di tutto al tema penale, almeno altri due problemi risultano evidenti.

Il primo è stato il dentro tutti. Ad un certo punto, col sistema mediatico che faceva da propulsore (e con tutte le storture dell’informazione deformante, per citare Marcel de Corte) bastava essere contro per avere diritto di parola sui palchi e davanti ai microfoni: alcune storie erano convincenti, altre meno, altre ancora sembravano ripicche, altre infine parevano – per i modi e i contenuti – degli spot involontari all’operato degli esponenti del medesimo “sistema affidi”. Una vicenda simile a quella dell’anti-bergoglismo di massa, dove si rischiava di confondere il tradizionalista pensoso con il complottardo da operetta (che finisce per squalificare anche l’analisi dei complotti reali) e il carismatico allucinato in cerca di rivelazioni a basso costo. Anche tra gli esponenti più qualificati della battaglia contro certi “affidi” si è arrivati rapidamente alla cacofonia inconcludente: chi si opponeva in nome di un libertarismo new age, chi perché indignato per l’attacco alla famiglia, chi per una legittima denuncia politica.

E con la politica si arriva al secondo errore. Se è innegabile il ruolo del PD come catalizzatore di decadenza vicino e lontano dalla Val d’Enza, è pur vero che quando arrivano i partiti avversi a denunciare un problema, tutto si abbassa alla lotta tra fazioni. Dai principii si passa rapidamente al retrobottega del parlamentarismo. E si scade. Sia chiaro: un ruolo della politica non può essere escluso (ed è parte degli argomenti in discussione) ma non deve diventare preponderante. L’equilibrio però è difficile da mantenere e le foto in posa dei segretari di partito davanti al cartello stradale di Bibbiano non hanno aiutato.

Insomma: proprio ora bisognerebbe “parlare di Bibbiano” e delle Bibbiano, di ieri e di oggi, ovvero dell’attacco (poco importa se penalmente rilevante), antico quanto il mondo, all’ordine naturale, e delle storture – figlie di ideologie fallite – che affliggono la vita di tanti bambini e genitori. Ma si parlerà invece di sentenze (peraltro di un processo che non è finito) e di risse tra deputati.


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Immagine in evidenza (modificata) da: https://www.ildubbio.news/giustizia/bibbiano-il-visto-degli-psicologi-ausl-sui-casi-affidati-a-hansel-e-gretel-xkrr2a8v