Dalle Meditazioni del p. Luis de la Puente (1554-1624).

Potendo N. S. santificare il Battista dal luogo dove stava, volle anzi inspirare alla sua Madre che seco stessa lo portasse a casa d’Elisabetta, e quivi fare questa miracolosa santificazione, per cagioni ammirabili, e molto giovevoli al nostro ammaestramento.
La prima fu per fare nuova dimostrazione della sua umiltà e carità; perché come queste virtù lo mossero ad uscir dal cielo, e venire al mondo per visitarlo e cavarlo dalle tenebre e dall’ombra di morte in cui slava, così ancora lo mossero ad uscire di Nazaret per visitare Giovanni e cavarlo dal peccato, venendo il maggiore a visitare il minore per onorarlo, ed il medico l’infermo per risanarlo (Beda in cap. 1. Luc.).
La seconda cagione fu perché la sua santissima Madre avesse parte di quest’opera, pigliandola per istromento della prima santificazione che operava nel mondo, con giustificare per mezzo di lei il bambino Giovanni che stava in peccato, e riempiere di Spirito Santo la madre di lui, che era giusta, affinché noi peccatori intendessimo come la Vergine doveva essere nostra mediatrice per ottenere il perdóno de’ nostri peccati, ed i giusti intendessero che per mezzo suo dovevano acquistare la pienezza dello Spirito Santo e della sua grazia colle virtù e doni che vengono dal cielo; e cosi tutti procurassero di amarla e servirla, ed esserle molto divoti.
La terza cagione fu perché è proprio di Cristo N. S., entrando nell’anima, inspirarle esercizii di virtù e muoverla a salir con fervore all’altezza della perfezione. Alle volte le inspira che eserciti l’orazione e la contemplazione, e le altre opere della vita contemplativa; altre volte che esca dal ritiramento, ed esercizi le opere della vita attiva col prossimo; e così in quel punto che entrò nelle viscere della Vergine, la mosse a salire alle montagne di Giudea per esercitare opere segnalate di carità, misericordia ed ubbidienza. Doveva dirle dentro del cuore quelle parole de’ Cantici: Surge, propera, amica mea, columba mea, formosa mea, et veni (2, 10): Lévati su, affréttati, amica mia, colomba mia, formosa mia, e vieni; cioè a dire: Colomba feconda, che hai il tuo nido, in foraminibus petrae, in caverna maceriae (Ib. 14), ne’ buchi della pietra e nell’apertura della parete, contemplando i segreti della mia divinità e umanità, e vivendo sempre sotto la mia protezione, levati su con prestezza, esci di cotesto luogo cosi secreto, sali su le montagne di Giudea, per confessarmi quivi e glorificarmi con opere di carità in pro delle anime che ho creato.
Di qui caverò, come parimente è proprio di Cristo N. S., quando entra ne’ giusti per la comunione del santissimo sacramento dell’altare, inspirar loro somiglianti esercizii di virtù, acciocché arrivino alla perfezione di ambedue le vite, contemplativa ed attiva, inspirando a ciascuno quello che più gli conviene; e se io non sento tali inspirazioni quando mi comunico, ciò avviene per mia mala disposizione e per la mia molta tiepidezza, colla quale mi rendo indegno di questa grazia; del che mi debbo confondere e supplicare Cristo Gesù ad usar meco la sua misericordia, inspirandomi efficacemente quello che è conforme alla sua santissima volontà.

Meditazioni del ven. padre Ludovico Da Ponte, Parte Seconda, Milano, 1853, pp. 110-111.


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