Il finale di un Sermone di Sant’Alfonso Maria de Liguori contro il vizio dell’ira a partire dalle parole del Signore nel Vangelo della Quinta Domenica dopo Pentecoste: “Chiunque si adira col fratello sarà condannato in giudizi”.

Quando ci avvengono avversità, persecuzioni, ingiurie, diamo un’occhiata a Dio, che ci comanda in tali casi la pazienza, e così eviteremo di adirarci: Memorare timorem Dei et non irasceris proximo (Eccli, 28.8).
Diamo un’occhiata alla volontà di Dio, che così dispone per nostro merito, e cesserà lo sdegno. Diamo un’occhiata a Gesù crocifisso, e non avremo animo di lamentarci.
Eleazaro Re fu dimandato dalla sua sposa come facesse a ricevere tante ingiurie senza adirarsi? Mi rivolgo, rispose, a Gesù crocifisso, e così mi quieto.
Diamo finalmente un’occhiata a’ nostri peccati, per li quali altri più grandi disprezzi e castighi abbiam meritati, e soffriremo tutto con pace.
Dice S. Agostino, che quantunque talvolta siamo innocenti della colpa, per cui veniamo perseguitati, siamo nondimeno rei di altri peccati, che meritano castigo più grande di quello che ci affligge: Esto non habemus peccatum, quod objicitur; habemus tamen, quod digne in nobis flagelletur (S. Aug. in Ps. 68).


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